Appena il tempo della copertina con intervista a Vanity Fair, che Fabio Fazio ha sfoderato la sua capacità di cogliere l’attimo, ha aperto la fornitissima agenda, ed eccola là Silvia Salis: in studio a Che Tempo Che Fa, sindaca di Genova che rottama il PD, parla di campo largo e, già che c'è, provoca Giorgia Meloni. E che la benedizione di Fazio sia con lei.
Ex atleta, sindaca di Genova dal maggio 2025, a nemmeno un anno dalle urne, Silvia Salis è ormai acclamata come nemesi dell’altra bionda della politica italiana: quella che è donna, madre e cristiana. Ma la Salis è anche accostata spesso al Matteo Renzi degli esordi, in quanto ad esposizione mediatica, età, volontà di superare la vecchia politica. Due copertine di Vanity Fair tuttavia non fanno primavera: Renzi in camicia bianca che ammiccava all’obiettivo mentre si faceva il nodo alla cravatta, non è Silvia Salis in giacca (e camicia sbottonata) che guarda dritta l'obiettivo. Né lo è il giovanilismo del chiodo nello studio di Amici di Maria De Filippi, qui sostituito da sobrio mocassino e camicia di jeans a Che Tempo Che Fa: perché quello che Renzi ha destrutturato in quanto a immagine, la Salis ha ricostruito.
Con Fabio Fazio che alzava la palla intanto, ha scansato - chissà quanto realmente - il ruolo di "federatrice del campo largo" a livello nazionale, criticato le primarie perché creano divisione e, infine, colpito la destra al governo dove le fa più male: Confindustria. Parlando di costo del lavoro e Ilva, di progetti più che di "rottamazione" della classe politica attuale, è finita col "rottamare" sia la sinistra che (eventualmente) rappresenterebbe, che la destra.
“La mia priorità è essere la sindaca di Genova” è la risposta a Fazio che le chiede del parlare che si fa intorno a lei come nuovo volto della sinistra, oltre Elly Schlein. Comunque alle primarie non voterebbe né la Schlein né Conte perché entrambi la sostengono a Genova e non sarebbe corretto; discorso diverso invece per le politiche.
“Federatrice del campo largo? Io sono molto concentrata sulla mia vita cittadina e quello che stiamo facendo a Genova”, ha poi ribadito: la “coalizione progressista a Genova funziona perché parliamo di progetti, e credo sia questo il motivo per cui ci sia tanta attenzione sulla mia città”.
L’affondo è poi arrivato quando si è passati all’argomento primarie, che nel Partito Democratico avevano incoronato proprio Matteo Renzi, all’epoca sindaco di Firenze, con oltre il 67% delle preferenze. “Non sono una fan delle primarie, sono contraria – ha dichiarato la Salis- agli strumenti che causano divisione: sono una gara in cui devi decidere gli altri di essere migliore delle persone insieme a cui condividi le primarie”. Con la conseguenza che diventano un’arma di attacco per la destra: “Sono state uno strumento di partecipazione, ma creano divisione: meglio parlare di programmi”.
Durante l’intervista, la Salis ha poi toccato un argomento fondamentale per chiunque voglia accreditarsi come leader di sinistra: il lavoro. O meglio: il bisogno di ripartire dal tema del costo del lavoro, inteso sia come nuovo fenomeno della povertà delle persone nonostante abbiano un impiego che come costo per chi assume: nei numeri, la realtà è che le persone che lavorano, non riescono a fare la spesa. Un tema che parla di noi e del quotidiano, come ben sa lei che, non a caso, si è recata tra i lavoratori dell’Ilva lo scorso dicembre.
Tra i primi provvedimenti da prima cittadina di Genova, il riconoscimento di 11 figli concepiti all’estero con procreazione medicalmente assistita, provvedimento a cui la destra si è opposta con forza: “Io sono cattolica, ho le mie idee personali, ma quando amministri uno Stato laico, devi tutelare i diritti delle persone”. Le istituzioni devono essere laiche: “Quello che non capisce la destra, è che questi bambini esistono”, a prescindere da quello che sostiene la destra. Si tratta di una “forma di aggressività verso i bambini che non è giustificata da alcun posizionamento politico”.
Ma che si risponde a chi dice che ci sono cose più importanti dei diritti? “Favoletta del benaltrismo che ci propone la destra: come se firmare per questi bambini, sottraesse tempo a occuparsi dello sviluppo economico della città, delle infrastrutture, dei temi del lavoro, del porto. Funziona con il loro elettorato, non con il popolo italiano; addirittura Confindustria è arrivata a dare dei segnali di negatività di questo governo. Evidentemente non sono riusciti a occuparsi né dei diritti né di quelli che dicevano di voler difendere, cioè le industrie e le imprese. Si può fare uno e l’altro, ma anche né l’uno né l’altro, come stanno dimostrando”.