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Giorgio Poi, Schegge Reworks è un’ottima scusa per portare il disco dell’anno nei club

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

20 dicembre 2025

Giorgio Poi, Schegge Reworks è un’ottima scusa per portare il disco dell’anno nei club
Quattro tracce riviste dell’ultimo lavoro di Giorgio Poi sono un’ottima occasione per tornare ad ascoltare Schegge, uno dei dischi più riusciti del 2025. E, magari, a portarlo un po’ in giro dove altrimenti non arriverebbe

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

Un progetto come Schegge di Giorgio Poi merita di viaggiare. Nel concreto, ma mica tanto, merita di scavalcare le praterie invase da Clarck’s e maglioni larghi, sorvolare a volo d’uccello sui Barbour che Carlo Calenda ha recentemente definito “né di destra, né di sinistra” e fottersene del cinema d’autore in lingua originale, delle degustazioni di birra o di caffè e della stand up comedy. Ma pure di Atreju, degli aperitivi sul lago e dell’apres ski a Courmayeur. Che poi forse è il motivo per cui il disco si chiama Schegge: è il risultato di una potente detonazione che finisce un po’ dappertutto, senza avvisare o chiedere permesso. È come un imprevisto, la sfiga, o l’amore, come una buona idea che arriva quando vuole lei per farsi viva dopo chissà quanto tempo.

Per godersi questo Giogio Poi, se è il primo tra i suoi quattro che vi trovate tra le mani, occorre prendere confidenza col timbro di voce acerbo e femminile, un timbro tanto inatteso che, in una vecchia intervista, il cantautore aveva raccontato di come gli amici gli chiedessero chi fosse la ragazza scelta per interpretare i suoi pezzi. Una volta entrati nei testi, negli arrangiamenti e in tutto quello che c’è dentro è difficile rinunciarvi. Schegge è la cosa più vicina al Franco Battiato dei tempi migliori. Se succede è perché Giorgio Poi non cerca neanche per un momento quell’estetica alla Battiato che si potrebbe definire eterea: la raggiunge senza cercarla, con una naturalezza che avvicina alla pace. Scorre intenso e leggero, una carezza che rimane impressa. Per capirlo - e capire Schegge Reworks - vale la pena tenere a mente che il nostro è cantautore, ma pure produttore e polistrumentista, uno che con qualche eccezione fa da solo buona parte delle sue cose. Una di queste eccezioni è la bellissima Solo per Gioco in duetto con Luca Marinelli: un brano del 2019 riarrangiato lo scorso maggio per essere inserito nella colonna sonora di Paternal Leave, film di Alissa Jung in cui Marinelli interpreta il protagonista.

Così a fine anno nascono altre quattro storie: dal 16 al 19 dicembre, una al giorno come fosse un calendario dell’avvento, Giorgio Poi ha rilasciato quattro tracce estratte da Schegge e riviste assieme ad altrettanti artisti: giochi di gambe con faccianuvola, les jeux sont faits con Contrecoeur, tutta la terra finisce in mare con Muddy Monk e nelle tue piscine con okgiorgio.

Queste rivisitazioni non superano le versioni originali e non vogliono farlo. Sono invece un modo per arrivare altrove, nuove schegge di questa esplosione dirette in qualche club dal suono raffinato, conficcate in qualche stanza chill-out, lanciate in tracce ancora diverse per raggiungere altre persone.

Schegge Reworks è il modo giusto per mandare in giro l’arte. A questo proposito, assieme ai brani riarrangiati sono state pubblicate nuove date per il tour primaverile: si parte l’8 marzo dall’Alcatraz di Milano, poi il 10 marzo al Milk di Torino, l’11 all’Hall di Padova, il 12 all’Estragon di Bologna, il 14 all’Atlantico di Roma e il 15 al Duel di Napoli. Data zero, invece, il 12 febbraio a Parigi, al club La Cigale.

I biglietti sono già acquistabili online.

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La copertina natalizia di Schegge Reworks.

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