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3 agosto 2026

Gli urlano contro per Ceuta, Pedro Sànchez mette Madonna: il premier spagnolo e la sua folle playlist Spotify aperta a tutti

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

3 agosto 2026

Gli urlano contro per Ceuta, lui mette play. Pedro Sánchez pubblica la playlist estiva nel momento più delicato dell’anno e trasforma Spotify in un palcoscenico politico, o meglio, in un modo di tracciare un ritratto personale nitido. Dentro ci sono Gorillaz, Placebo, Madonna, McCartney e una certezza che ci allieta: zero reggaeton. Perché il premier spagnolo, piaccia o no, resta il numero uno della comunicazione pop

foto di Ansa

Gli urlano contro per Ceuta, Pedro Sànchez mette Madonna: il premier spagnolo e la sua folle playlist Spotify aperta a tutti

È il primo sabato di agosto, quale momento migliore per una bella playlist estiva? Mezza Spagna e mezza Europa gli chiedono conto di Ceuta, lui risponde con Spotify. O, meglio, sceglie di raccontarsi attraverso la musica. È questa l'impressione che dà l'ultima mossa social di Pedro Sánchez: a pochi giorni dalla crisi migratoria che ha riportato la città autonoma spagnola al centro del dibattito europeo, con migliaia di persone che hanno tentato di attraversare il confine dal Marocco e un'opposizione scatenata ad accusare il governo di aver favorito un “effetto calamita” per i migranti, il premier spagnolo ha pubblicato un reel per mostrare ai follower la sua playlist estiva, non prima di aver respinto le accuse. Il contrasto potrebbe apparire quasi distopico, ma in realtà l’impressione è che con questo gesto il leader spagnolo voglia mettere fine a sterili polemiche. Ancora una volta Sánchez dimostra di avere un rapporto particolare con la comunicazione pop. Se non fossero bastati i notturni messaggi stellari di Valeria Marini; con la playlist pubblicata proprio in questi giorni possiamo confermare una cosa: anche il premier spagnolo ha capito prima di che anche la politica passa dalla capacità di creare un'immagine, un linguaggio e un rapporto diretto con le persone. Non è una distrazione dalle problematiche del Paese, ma una parte fondamentale del suo modo di fare politica.
Nessun riferimento a Ceuta tra i brani selezionati. E no, non è una risposta politica mascherata da mixtape o un “dissing” come lo chiamerebbero nel rap. È semplicemente un modo per mostrare un lato più personale, lontano dai palazzi e dalle dichiarazioni ufficiali. Perché quando sei il presidente del Governo e il tuo nome domina le prime pagine per una delle crisi più delicate dell'anno, anche condividere la colonna sonora delle tue giornate può diventare un modo per ricordare che dietro il ruolo istituzionale c'è una persona.
Del resto, la playlist del potente di turno è ormai un piccolo genere giornalistico, che non interessa soltanto per le canzoni in sé, ma anche per quello che raccontano dell'immagine che un leader sceglie di costruire. Più che un elenco di brani, è un pezzo di storytelling. E allora vale la pena dare un'occhiata a cosa ascolta Pedro Sánchez, dal momento che in questi giorni la sua comunicazione passa anche dalle cuffie.

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Innanzitutto ringraziamo per l’assenza di reggaeton. Già solo per questo potremmo confermare che Sánchez è il numero uno. La playlist Verano 26 delinea un ritratto del leader spagnolo molto coerente con il suo modello di comunicazione politica. A partire da The Manifesto dei Gorillaz con Trueno e Proof: l’immagine simbolica della montagna che “soffre” ma resta in piedi. Un titolo che sembra quasi un programma politico ma che in realtà parla di tutt'altro: futuro, trasformazione e capacità di rimanere saldi. Una scelta curiosa per un premier che, proprio in questi giorni, è costretto a difendere il proprio operato sul fronte più delicato, quello delle frontiere. Ben 7:20 di canzone con diversi cambi di melodia, una scelta che può essere letta come sinonimo di perseveranza e capacità di adattamento. Sánchez mette in playlist anche Gasoline di Buck Meek: non il classico tormentone da estate politica, ma una canzone su un fuoco che parte e non sai bene dove finirà. Più che benzina sul dibattito di Ceuta, qui c'è benzina su un sentimento: quello dell'amore quando ancora non ha trovato le parole. Siamo apparentemente fuori dal linguaggio politico. Scendiamo ancora di più nel mondo introspettivo di Sánchez con hear me out di WILLOW, un titolo che sembra quasi una richiesta fatta al pubblico: ascoltatemi fino in fondo. Una frase che in politica potrebbe sembrare quasi uno slogan, soprattutto nei giorni in cui Sánchez deve difendere ogni sua scelta su Ceuta. Ma qui non c'entra la politica: è una canzone sul bisogno umano, prima ancora che istituzionale, di essere capiti. Che poi, politica e umanità dovrebbero essere temi così distanti? Con questa playlist Sánchez pare proprio sovrapporli, senza scadere nel populismo, ma senza neanche rimanere rigido nella torre d’avorio del ruolo istituzionale.
I primi tre brani danno già un’idea chiara della personalità che contiene la playlist. Proseguendo, ci ha incuriositi la scelta di All my friend are depressed di Joyce Manor: a primo impatto potrebbe sembrare un brano che parla di diagnosi, ma in realtà si tratta di una canzone che nasconde un tema molto più contemporaneo: la malinconia raccontata senza melodramma, il classico paradosso per cui puoi cantare qualcosa di triste con un sorriso. Una scelta interessante per un premier che ama mostrarsi anche attraverso dettagli personali come, per l'appunto, una playlist.

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Un frame della prima parte della playlist di Sànchez su Spotify

Ma non mancano i brani in spagnolo, ovviamente. E tra questi c’è Tantas Cosas di Melani, un brano delicato con un testo potente sul futuro percepito con entusiasmo e ottimismo, sulla voglia di guardare avanti e sulla capacità di trasformare emozioni e ricordi in qualcosa di nuovo. La canzone è la ventiduesima nella playlist di Sánchez composta da trentuno brani e anche la collocazione nella lista non appare casuale, perché segna una direzione che dal presente si sposta sempre più verso il futuro. Tantas cosas è, infatti, preceduto dal pezzo di Paul McCartney forse più rappresentativo dell’artista: Ripples in a Pond, un sentimento in continuo movimento ed evoluzione, che si espande dal personale all’universo. In questo climax musicale che passa appunto per Tantas cosas, si passa poi ai Placebo con Lady of the flowers, tra le scelte più sorprendenti del leader spagnolo. Quella più da vecchio rocker nascosto. Nel mezzo di brani pop e nuove leve spagnole spunta Brian Molko, con la sua estetica fatta di eyeliner provocatori e identità impossibili da ingabbiare. Una canzone del 1996 che oggi suona ancora attuale: perché certe domande su chi siamo e su come vogliamo essere visti non passano mai di moda. E un leader come Sánchez non si preoccupa di apparire ben delineato e risolto: qui c’è forse la sfaccettatura più intima della sua personalità, molto più che nei pezzi più soft.
Ma attenzione, perché il ventottesimo brano è forse il più contemporaneo di tutti. Si tratta di SS26 di Charlie xcx che, aveva dichiarato, dopo il successo di Brat avrebbe indagato le cause di quel caos pop tanto celebrato nell’album precedente. SS26, cioè “primavera-estate 2026”, un titolo da sfilata che descrive la moda che incontra l'ansia del presente. Perché anche mentre il mondo discute di crisi e frontiere, c'è sempre qualcuno che si chiede quale sarà il prossimo trend. Charlie lo fa con una certa inquietudine, la stessa che Sánchez sceglie in questa parte della sua playlist.
A chiudere la parte più rock della playlist ci pensano i Rolling Stones con In The Stars, una canzone che sembra quasi una pausa per guardare il cielo dopo un viaggio lungo. Il titolo dice tutto: alcune cose sembrano scritte nelle stelle, destinate a restare. E l’ultima perla scelta da Sánchez non poteva che essere sfacciatamente pop. Chi meglio della regina mondiale? Madonna con I Feel So Free. Qui c’è la reinvenzione che mette il punto alla playlist con una parola chiave: libertà. Dopo aver attraversato generazioni e generi musicali diversi, Sánchez chiude con l'artista che più di ogni altra ha trasformato il cambiamento in una forma d'arte. Alla fine Sánchez non ha risposto a Ceuta con una canzone. Ha raccontato di lui e basta. Trentuno brani, nessun reggaeton e un ritratto personale che la musica ha reso ancora più marcato seppur, al tempo stesso, in continuo mutamento. Forse non siamo più abituati a figure politiche che si definiscono, sì, ma senza irrigidirsi in ruoli immutabili che potrebbero dare vita a stereotipi. La vera forza di Sànchez - e questa playlist lo dimostra - è l'apertura al cambiamento, nonché una notevole capacità comunicativa. C'è chi usa la musica per doppiare il suono delle bombe, chi per raccontarsi senza timore di giudizio.

https://www.youtube.com/watch?v=_Iq-3VyRFzM

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