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5 marzo 2026

“Gloria - Il ritorno” con Sabrina Ferilli? Era meglio non fosse tornata. La Rai spreca soldi per chiudere una serie deludente con un film in cui è tutto un “volemose bene”

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

5 marzo 2026

Sabrina Ferilli su Rai 1 è il trionfo dei buoni sentimenti a tutti i costi. Il film finisce per diventare ciò che sembrava voler criticare. L’intrattenimento è garantito, ma non c’è spazio per riflessioni o turbamenti. A Ferilli si perdona tutto. Evviva la comfort zone.

foto di Ansa

“Gloria - Il ritorno” con Sabrina Ferilli? Era meglio non fosse tornata. La Rai spreca soldi per chiudere una serie deludente con un film in cui è tutto un “volemose bene”

Tra le prime immagini simbolo del film Gloria - seconda stagione della serie - c’è lei nel bel mezzo di una conferenza stampa che con la sua spregiudicatezza si rivolge ai giornalisti: “Sapete perché ho finto il suicido? A causa del vostro sfrenato sensazionalismo”.
È in quel momento che un giornalista impavido le suggerisce: “Ma perché non ha fatto il Grande Fratello?”.
Ma Gloria è netta, della serie: tutto ma il Grande Fratello no. E la sferzata al reality è servita: meglio fingersi morta, letteralmente.
A giudicare dalle premesse, il film sequel della serie tv che vede Sabrina Ferilli protagonista (Gloria - il ritorno), potrebbe essere un ritorno al politicamente scorretto che si poteva respirare nelle prime battute della serie. Ma non dimentichiamoci che il film va in onda su Rai 1, quindi stiamo calmi, piedi ben saldi a terra.
Gloria è stata arrestata con l’accusa di aver procurato un falso allarme con il suo tentato suicidio. Non riesce ad ottenere i domiciliari, ostacolata dal giudice Bernardo Pace, interpretato da un discutibile (non di certo sul campo estetico) Francesco Arca. La reclusione in carcere non spegne il fuoco dell’arte della Cicalone - in arte Grandi - e nemmeno ne rimpicciolisce il grande cuore: Gloria decide di organizzare uno spettacolo teatrale con le altre detenute. Viene poi condannata a scontare a sei mesi ai servizi sociali a Tufello, suo quartiere di origine e, attraverso una serie di vicissitudini e buone azioni, riesce a convincere il giudice Pace, nonché a conquistarne il cuore.
Insomma, ci sarà pure un motivo se il ruolo del giudice all’apparenza cattivo è stato affidato ad Arca. L’epilogo romantico tra i due belli del film era dovuto e, possiamo dirlo, anche eccessivamente prevedibile.
E per edulcorare ancora di più il lieto fine, Gloria finisce per girare un film autobiografico La bella del Tufello, con Claudia Gerini - rivale tanto temuta - che veste i suoi panni in carcere.
L’amore trionfa su ogni fronte, la rivalità diventa amicizia e Gloria celebra le sue origini tenute nascoste in precedenza: è la Cicalone che ha la meglio sulla Grandi. Amore, solidarietà, carità, amicizia, umiltà. Ma quanto è cristiana questa Gloria?

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L'attrice Sabrina Ferilli Ansa

È l’apoteosi dei buoni sentimenti. È la fiction all’italiana e non serve aggiungere altro.
Ciò che, invece, scompare nel nulla è l’accenno di critica al mondo dello spettacolo su cui Gloria sembrava reggersi agli esordi.
Già durante il susseguirsi delle puntate della prima serie, si poteva percepire un ammorbamento che ammorbidiva le pungenti premesse della serie. A poco sono servite le ben poco celate reference a Boris e Call my agent: Gloria risulta un timidissimo tentativo di critica allo showbiz che si ritorce su se stesso. Gloria è il riflesso perfetto del mondo che vuole criticare.
Il film gioca sui cliché più semplici da smontare, senza andare davvero in profondità, senza scomodarsi né essere scomodo. È un colpo a salve, un fuocherello che non scalda né tantomeno brucia.
Di certo, però, è un buon prodotto d’intrattenimento. Spogliato dalle pretese di risultare arguto, rimane una serie tv piacevole con cui fa piacere addormentarsi. E poi, diciamolo, alla Ferilli si perdona tutto, anche il fatto che esca mai dalla sua comfort zone. Sabrina Ferilli è la comfort zone, e va benissimo così.

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