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Il grosso, grasso, lussurioso mixtape guercio: abbiamo ascoltato Fastlife Mixtape 5 di Guè, che ormai è come Pablo Picasso

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

13 gennaio 2026

Il grosso, grasso, lussurioso mixtape guercio: abbiamo ascoltato Fastlife Mixtape 5 di Guè, che ormai è come Pablo Picasso
Abbiamo ascoltato Fastlife 5: Audio Luxury di Guè, qualcosa come il ventesimo progetto in quindici anni di carriera solista per il rapper milanese. Il disco si spiega tutto nella intro con Lil Mozzarella, un influencer italoamericano cresciuto tra Brooklyn e il Queens, rivelando perfettamente quello che Guè riesce a fare meglio

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

Senti Fastlife Mixtape 5 di Guè e pensi che è tutto riassunto nella prima traccia, anzi nell’ospitata del comico e influencer statunitense Lil Mozzarella: un italoamericano del New Jersey che viaggia a metà tra James Gandolfini e la sua parodia, così accurato che mentre cerchi di capire dove comincia uno e finisce l’altro lui ti ha (metaforicamente) rapito nella sua poetica di canottiere, acetato e collane d'oro. Questo è il disco.

Quasi buffo eppure sempre trabordante e ciunto, masticato, pare 50 Cent al suo apice, ovvero quando si fece fotografare con fondine e cintura Gucci per Get Rich Or Die Tryin’. Fastlife Mixtape 5 lo ascolti tutto insieme, un missile dietro l’altro. È un progetto che scorre in fretta, un po’ perché spesso le tracce scappano con due strofe appena e un po’ perché il suono di Cookin Soul, che l'ha prodotto interamente, fa da grande scivolo in questo gangasta rap genuino, con quel sapore crudo che va bene sia per gli stereo delle auto che per le casse bluetooth sparate a palla dentro uno zainetto.

Video Loquito Gue
Lavatrici che scoppiano di Yen nel video di Loquito.

Guè omaggia la sua solita trinità - le donne, la droga, i soldi, non necessariamente in quest’ordine - eppure in qualche modo riesce a farlo ancora in maniera credibile, oltre che originale. Probabilmente funziona perché finisce per essere credibile e spassoso assieme, come le fontane di sangue nei film di Tarantino: immaginate una sequenza splatter che si interrompe per un istante quando qualcuno sbatte col mignolo sulla libreria per poi ripartire subito dopo come se niente fosse.

Dopo un dimenticabilissimo Tropico del Capricorno abbiamo un rientro micidiale al Guè che abbiamo sentito tra Madreperla, Fastlife 4 e il ritorno nei Club Dogo del 2024. Quando i rapper pubblicano un mixtape spesso dicono di farlo per restituire “alla gente”, anzi ai fan accaniti, un “progetto autentico”, eppure la verità è che fare un disco mainstream con tutti i meccanismi che ne conseguono è roba per pochissimi e spesso non funziona, ti limita, ti incasina. Il mixtape è un’ottima scusa per fare meno ritornelli, meno algoritmo e meno trend per mettere il gioco da fantasista davanti all’affanno per il risultato. Guè è il campione di questa roba, così Fastlife Mixtape 5 finisce per essere il più cinematografico dei suoi lavori, nonché l’ennesima evoluzione per uno che ha finito il tempo per provare a piacere alla gente più di quanto piaccia già.

Guè Audio Luxury Cookin Soul
Guè con sua figlia Celine per la cover di Fastlife Mixtape Vol. 5: Audio Luxury.

Il tipo, anni quarantacinque, si produce in una serie di immagini che altri non saprebbero nemmeno immaginare. È l’unico rapper italiano che quando parla di Rolex sceglie di citare il Midas, un attrezzo che tendenzialmente i suoi colleghi non hanno mai visto nemmeno in foto. Oppure lo fa titolando un pezzo Sig Sauer, che oltre a superare di slancio la coltre di Beretta, Glock e nei casi peggiori AK-47 di cui parlano continuamente i rapper è una delle tante autocitazioni nel disco, nello specifico il ritornello di Marco da Tropoja. In breve funziona perché riesce a mescolare l'alto e il basso, ostentando una collezione di vini pregiati come se fosse una cintura D&G per poi descrivere con voce poetica una fetida serata a base di prostitute e cocaina.

Guè sceglie gli artisti per il ritornello, anzi il rito, come farebbe Rick Rubin, cioè con l’intuito sviluppato ascoltando chilometri di nastri negli anni, così (e con il gran lavoro di produzuione) esce tutta quell’atmosfera da vecchia East Coast che caratterizza il disco. Il nostro qui è anche l’unico che campiona i vocali di sua figlia per poi farla accreditare tra gli autori del brano, così da regalarle i primi soldi di SIAE della sua carriera dopo che lei gli ha chiesto di regalargli un Labubu no fake e di non fare il loquito. Nel disco c’è l’America, sì, ma pure il Giappone, dalle numerosissime citazioni che hanno sempre fatto parte della carriera di Guè ai video appena pubblicati, il banger da club Loquito e Last Train 2 Shibuya, un pezzo morbido (e riuscito) con il bravissimo Sayf.

Per chiudere: questo Guè sembra Picasso al suo apice, quando diceva che a tredici anni già lavorava come Raffaello ma ci ha messo una vita a farlo come un bambino. Beh, più o meno. Il punto è la spontaneità, la voglia di giocare, di prendere a tegolate in testa i colleghi e nel frattempo fare battute, le stesse che ti possono venire in mente mentre bevi birra in serata con gli amici, tipo Totò Riima o Ryan Ghosting. Guè ci ha messo una vita a raccontare queste storie con la leggerezza di chi le ha vissute. E sarà anche una vita veloce, eppure evidentemente offre i giusti spunti. Ah, Loquito!

Guè e Cookin Soul a Tokyo,  Last Train 2 Shibuya.
Guè e Cookin Soul a Tokyo, per il video di Last Train 2 Shibuya.

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