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9 gennaio 2026

Il mondo viene giù e Rai 1 che fa? Manda in onda Don Matteo con Raoul Bova. E lo chiamano servizio pubblico…

  • di Irene Natali Irene Natali

9 gennaio 2026

Le proteste negli Usa, le città in rivolta in Iran: nelle ore in cui il mondo va a fuoco, nella prima serata Rai tutto ciò non esiste. Bisogna aspettare mezzanotte su Rai Tre, per i pochi rimasti ancora svegli. È questo il “servizio pubblico” che ci meritiamo?

Foto di: Ansa

Il mondo viene giù e Rai 1 che fa? Manda in onda Don Matteo con Raoul Bova. E lo chiamano servizio pubblico…

Gli iraniani fanno la rivoluzione contro Khamenei, gli americani scendono in strada contro Trump? Ore di fuoco, ma gli italiani possono stare tranquilli: noi abbiamo Raoul Bova-don Massimo che dice messa a Spoleto. Al limite, tra un po' Bruno Vespa ci agevola la mappa de Le Constellation, il locale di Crans-Montana divenuto tristamente celebre dopo il rogo di fine anno, oppure l'omicidio del povero capotreno di Bologna: cioè la cronaca di casa nostra, comunque già sviscerata nei giorni scorsi. Ma tutto in seconda serata, e comunque sempre parlandoci addosso: se si guarda dall'altra parte dell'Oceano, è perché la Casa Bianca vuole comprare la Groenlandia.
Intanto su Rai Due, anche Milo Infante si occupava di cronaca e, per l'ennesima volta, del caso Garlasco. A mezzanotte inoltrata, ci pensa Linea Notte su Rai Tre: sulla terza rete, per pochi eletti ancora svegli. 

❗️ Iran, enormi proteste antigovernative in corso a Teheran. Blackout di Internet a livello nazionale. Segnalati cortei in centinaia di città. Interruzioni di servizio in diversi media statali e semi-ufficiali @ultimoranet pic.twitter.com/Zh83cLSdDi

— Ultimora.net (@ultimoranet) January 8, 2026

Che gli Usa stiano protestando in massa dopo l'omicidio di una donna da parte di un agente Ice a Minneapolis, poco importa. Che i sindaci di Chicago e Minneapolis abbiano prunciato discorsi di fuoco contro l'amministrazione Trump che aveva subito parlato di difesa da parte dell'agente, pure.
Così come non conta che a Tehran bruci il palazzo del governo; che le persone si riversino nelle loro città in una fiumana umana che contagia città dopo città, chiedendo diritti. L'immagine di una ragazza che usa la foto di Khamenei per accendere una sigaretta è già simbolo della rivoluzione per la sua forza evocativa, ma non abbastanza per finire alla mercé del pubblico della prima serata. Cioè quello a cui, quando la portata dell'evento è enorme, si riserva apposito approfondimento: almeno in teoria.
Poi, sullo sfondo, ci sarebbe sempre il Venezuela: un Paese che non è solo quello da cui si auspica la liberazione del nostro Alberto Trentini.

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Un post condiviso da LULAC (@lulac)

Invece in Rai si scomoda uno speciale ogni morte di Papa: e non è un modo di dire. Perché in effetti, l'ultima volta che è stata fermata la programmazione, che una breaking news ha interrotto il normale flusso dei palinsesti, è stato proprio per la dipartita di Papa Bergoglio. Per il resto, questo carrozzone chiamato Rai che si gonfia il petto ricordandoci il ruolo di “servizio pubblico” quando c'è da pagare il canone, quel ruolo se lo dimentica ogni volta che la realtà si rifiuta di seguire il palinsesto.
Era accaduto anche con le proteste in Italia, quando gli italiani sono scesi spontanemante in piazza a sostegno degli attivisti della Flotilla, bloccata da Israele al largo della Palestina. In fondo, un simbolo anche quella. 

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Un post condiviso da Al Jazeera English (@aljazeeraenglish)

Ce lo chiedevamo in quell'occasione, ce lo domandiamo ancora adesso: dove sono i servizi? Perché l'azienda del servizio pubblico, cui spettano gli onori ma anche gli oneri di questa definizione, non informa i telespettatori? Telespettatori che, se sei servizio pubblico, sono anche cittadini? La questione è naturalmente più ampia, perché coinvolge l'apparato anche in termini di strutture,ì e organico. Ma può un'azienda come la Rai non essere in grado di fornire un'adeguata informazione? O, nell'ipotesi peggiore, può permettersi di ritenerlo un vezzo secondario?
Il mondo ci scorre intorno, la storia si fa sotto i nostri occhi: ma noi continuiamo a considerare gli esteri come qualcosa di marginale, quasi non ci riguardi, mentre l'informazione si nutre di cronaca nera e politica trattata come scambi di botta e risposta. A questo punto allora, non ci resta che sperare che la benedizione di don Massimo scenda su tutti noi.
La Rai nel Paese delle Meraviglie: quella dove gli esteri svaniscono e don Massimo è il protagonista di una serie che si intitola Don Matteo.

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Foto di:

Ansa

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