In tutto l'Iran si registrano proteste sempre più accese. Vanno avanti dalla fine del 2025 e cioè da quando, tra il 28 e il 30 dicembre scorsi, i mercanti e i commercianti del Grand Bazaar di Teheran hanno iniziato a manifestare a causa di un grave crollo della valuta nazionale (il rial), dell'inflazione altissima e, più in generale, del deterioramento delle condizioni economiche. In poco tempo le dimostrazioni si sono allargate a molte città e province coinvolgendo anche studenti, lavoratori e altri cittadini, con richieste che hanno spaziato da questioni economiche a critiche contro il governo e la leadership religiosa. Le autorità hanno usato il pugno duro per riportare l'ordine dando mano libera alle forze di sicurezza, tra cui polizia, Basij e Guardia Rivoluzionaria. Ci sono stati scontri violenti, con testimonianze di spari su manifestanti e raid perfino in ospedali per arrestare feriti. I gruppi per i diritti umani segnalano decine di morti e centinaia di feriti, oltre a migliaia di arresti. Amnesty, a proposito, ci ha messo qualche giorno per fare luce sugli avvenimenti iraniani. La celebre ong, sempre prima e in prima linea quando si tratta di far valere i diritti dei popoli contro le angherie di governi autoritari, ha trascorso la fine del 2025 e l'inizio del 2026 a parlare di tutto tranne che di Iran. Ha poi recuperato, ma con un incomprensibile ritardo.
L'account dedicato alle questioni iraniane, Amnesty Iran, ha twittato qualcosa sulle proteste il 2 gennaio, ossia quasi cinque giorni dopo che tutti i media del mondo stavano raccontando dei violenti scontri tra i manifestanti iraniani e le forze governative. “Amnesty International è allarmata dalle notizie di manifestanti uccisi in Iran. Le autorità iraniane devono rispettare i diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica e astenersi dall'uso illegale della forza. @amnesty sta indagando e sostiene le richieste di verità, giustizia e riparazione”, ha scritto la ong. Nel giorno dell'Epifania è arrivata la denuncia dell'attacco dell'ospedale di Ilam con tanto di grafica. Tanto (o poco, dipende dai punti di vista) è bastato per far incaz*are il popolo dei social. Lo stesso che ha assistito a una fitta campagna mediatica istantanea sulla guerra a Gaza e che adesso si sente “tradito” da Amnesty, reo – secondo molti utenti – di non aver dato il giusto spazio alle proteste iraniane. “La storia ricorderà che per 5 giorni i manifestanti pacifici in tutto l'Iran hanno dovuto affrontare munizioni vere, arresti mirati, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, mentre Amnesty è rimasta in silenzio. Invece, hanno twittato sui combustibili fossili, sul razzismo sistemico e sui progetti rinnovabili che minacciano i pastori di renne”, ha fatto notare Hillel Neuer, direttore esecutivo della Ong Un Watch. In effetti, l'account principale di Amnesty non ha parlato minimamente di Iran se non dopo che la fase più acuta delle proteste era stata pressoché ignorata.
C'è chi fa notare come sulla timeline di X di Agnes Callamard, Segretaria Generale di Amnesty, siano presenti in successione centinaia di post riguardanti solo ed esclusivamente Gaza, Israele, Benjamin Netanyahu e Francesca Albanese. “Non una riga, mezzo post, nulla di nulla sulla rivolta in Iran, sui crimini di Khamenei, sulle violenze della Repubblica Islamica dell'Iran”, fanno notare vari utenti sui social. L'ong ha provato a rimediare dando ampio risalto a quanto avvenuto nella città di Ilam, dove alcuni video mostrano le forze di sicurezza iraniane prendere d'assalto l'ospedale Imam Khomeini per stanare e arrestare i manifestanti, un'azione che, secondo la stessa organizzazione per i diritti umani, viola il diritto internazionale e dimostra ancora una volta “fino a che punto le autorità iraniane sono disposte ad arrivare per reprimere il dissenso”. Tutto risolto, dunque? Nemmeno per sogno perché le proteste virtuali non sono certo placate. La massa continua a chiedersi perché Amnesty continui a martellare su Gaza ignorando al contempo altre questioni altrettanto rilevanti. Si rassicurino gli indignati: la maggior parte dei media non è da meno...