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Il nipote di Battisti: “Zio Lucio si era rotto i cogli*i di Mogol”. E sulla vedova: “Dov’è il testamento sui diritti d’autore?”

  • di Maria Francesca Troisi Maria Francesca Troisi

18 settembre 2023

Il nipote di Battisti: “Zio Lucio si era rotto i cogli*i di Mogol”. E sulla vedova: “Dov’è il testamento sui diritti d’autore?”
Intervista al nipote di Lucio Battisti, Andrea Barbacane, che entra a gamba tesa nel botta e risposta (pubblico) tra il noto autore e la vedova: “Lo zio si era rotto i coglio*i di Mogol”. E continua, durissimo: “Altro che soldi, non ha digerito la separazione per motivi artistici… Mogol sarà ricordato solo per Battisti, per questo continua con quel sosia (Gianmarco Carroccia), una scimmiottatura irrispettosa”. Ma ne ha anche per Grazia Letizia Veronese, colpevole, a suo dire, dell'allontanamento dalla famiglia: “Lucio è stato di tutti tranne che suo…”. E alla fine insinua: “Ci mostri un testamento in cui vieta l'uso delle sue canzoni...”

di Maria Francesca Troisi Maria Francesca Troisi

“Zio Lucio si era rotto i coglio*i di Mogol”. Andrea Barbacane, nipote di Battisti (figlio dell'unica sorella, Albarita) entra a gamba tesa nella guerra dei Roses, quella che vede contrapposti il celebre autore Mogol e Grazia Letizia Veronese (vedova Battisti). Un botta e risposta di fuoco, per mezzo di lettere pubbliche, all’indomani della messa in onda, il 13 settembre su Rai Uno, del documentario sul genio di Poggio Bustone, a pochi giorni dal 25esimo anniversario della morte, che tradiscono anni di malumori e insofferenze e rivelano aspetti meno mielosi del rapporto tra i due. La storia riporta a galla i motivi del brusco divorzio (risalente a ben 43 anni fa!) tra l'autore dei testi che tutti cantiamo a memoria e il geniale musicista a cui aveva chiesto pari dignità economica. Ma nella rievocazione della donna c'è anche dell'altro, a cominciare dall'accusa di non riuscire a separare il suo nome da quello del marito, le lunghe battaglie legali per i diritti d’autore, e la smentita su una fantomatica lettera “consegnata di nascosto a Lucio”, nei suoi ultimi giorni di vita. 

Mogol e Lucio Battisti
Mogol e Lucio Battisti

Andrea Barbacane, la vedova di suo zio sostiene che Mogol sfrutti il nome di Lucio: è d'accordo?

Non ho rapporti con la signora Veronese, che non considero neppure mia zia. Non l'ho mai nascosto, anzi lo scrivo anche nel libro Il grande inganno, è la responsabile dell'allontanamento dalla famiglia. E non parlo semplicemente di rapporti interrotti con nipoti e simili, ma addirittura coi genitori, a cui ha negato di frequentarlo. E per questo li vedeva di nascosto. Una premessa necessaria, che indica una posizione non deviata da affetti o simpatie, tutt'altro. Ecco: in questo caso ha ragione lei su tutta la linea. Mogol è ricordato per Battisti, non per altro, e perciò legato indissolubilmente al suo nome. Poi sparge miele su di lui e fa cause su cause?

Quindi il divorzio della celebre e rimpianta ditta è una mera questione economica?

No, anzi, quello è un motivo comodo per i titoli. Le ragioni sono diverse. La prima: la vedova non ha lubrificato il rapporto tra i due. La seconda: sicuramente Rapetti pretendeva di più, ma parliamoci chiaro, erano ricchissimi, e concedergli qualcosa non era un grosso problema. La terza, e vera ragione, è che lo zio si era rotto i coglio*i di Mogol. 

Lucio Battisti e Grazia Letizia Veronese
Lucio Battisti e Grazia Letizia Veronese

Testuali parole?

Testualissime: ne parlò a mio nonno, suo padre; si era stufato, voleva fare altro e inoltrarsi verso nuovi orizzonti musicali, dove Giulio (come lo chiamava) non poteva seguirlo. Non che il pubblico fosse stanco di quei pezzi, era stanco lui, anche se poi le vendite gli hanno dato torto. Resta il fatto che l'altro non ha mai digerito l'allontanamento per motivi artistici, ragione ben più offensiva, per chi si considera il miglior autore italiano, di qualche spiccio in più.

Parliamo della collaborazione con Pasquale Panella, capolavori tra l'altro dimenticati completamente nel documentario della scorsa settimana.

Questa, gliela riconosco, è l'analisi di una giornalista seria: come si fa a non parlare di quel connubio? Il pubblico non ha ancora compreso la grandezza di quei pezzi. Lucio era avanti, non è che puoi paragonarlo a Baglioni o Venditti.

Ma la fantomatica lettera di Mogol a suo zio arrivò davvero?

Mia mamma, presente negli ultimi giorni di vita dello zio, non ne ha mai fatto cenno. Può essere una versione romanzata come il resto, o al contrario: l'unico che può dissipare ogni dubbio, ahinoi, non c'è più.

Andrea Barbacane, nipote di Lucio Battisti
Andrea Barbacane, nipote di Lucio Battisti

Un altro passaggio conteso è il veto sull'uso delle canzoni.

La signora prova a impedire il ricordo del marito, ma questa non era la volontà di zio Lucio: ci mostri un testamento in cui Battisti impose alla Siae di non cedere tutti i diritti fonografici alla Sony. Solo un'illusione, perché come presto ha capito, Lucio Battisti era di tutti tranne che suo.

Che significa, non si sono sposati per amore?

Come già scritto nel libro sopra citato, il loro è stato un matrimonio fallimentare, si sono sposati per il figlio, una storia come mille altre, del resto.

Un'ultima battuta sul presunto sosia di Battisti, Gianmarco Carroccia, così definito dallo stesso Mogol.

Su questo farò dei video esaustivi sul mio canale. È qualcosa di pessimo gusto, una scimmiottatura irrispettosa. Perciò ripeto a Mogol: perché non fai qualcosa di tuo? Possibile che non ti resta altro oltre zio Lucio?

Gianmarco Carroccia e Mogol
Gianmarco Carroccia e Mogol

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