A Napoli la Procura ha intercettato degli avvocati durante l'esercizio delle proprio funzioni. È l'ultima mossa del Procuratore Nicola Gratteri, frontman dell'antimafia, del No al referendum sulla giustizia e anche di Disney+, visto che è da poco in onda con la serie World Wide Mafia.
Tutto parte da un omicidio ad Afragola, quello di Luigi Mocerino alla vigilia di capodanno del 2022, c'è un processo in Corte d'Assise e dei testimoni che, nei giorni precedenti all'udienza del 15 aprile scorso, "avevano esternato forti timori per la propria incolumità in ragione delle dichiarazioni rese. Tali timori erano rafforzati dalla circostanza che all'indirizzo dell'esercizio commerciale di taluni di tali testimoni venivano esplosi colpi di arma da fuoco". Per questo motivo il Gip, su richiesta della procura napoletana, ha disposto l'intercettazione telefonica sulle utenze in uso ai testimoni dell'accusa, l'intercettazione ambientale all'interno dell'abitazione e, qui sta il nodo, l'intercettazione ambientale audio-video nel corridoio esterno all'aula di udienza 114 e all'interno della tribuna destinata al pubblico in tribunale. Proprio lì sarebbero stati captati e confluiti in un'informativa dei Carabinieri immagini e conversazioni di due avvocati napoletani, Raffaele Esposito e Salvatore Pettirossi, che hanno poi denunciato l'accaduto. La Procura ha depositato atti che includono video, fotografie e resoconti di appostamenti effettuati nei confronti dei difensori dell'imputato Salvatore Puzio. Foto corredate da commenti, secondo Gratteri "puramente descrittivi", secondo gli avvocati interessati "calunniosi, denigratori e diffamatori".
"Proprio grazie all'intercettazione ambientale fuori dall'aula di udienza veniva captata una conversazione dalla quale si evinceva che ad un testimone veniva indicato da un terzo cosa riferire alla Corte" ha rivendicato poi il magistrato, aggiungendo che "nessuna attività di intercettazione o di pedinamento è stata dunque disposta nei confronti di difensori né è stata indicata nell'informativa alcuna conversazione attinente al mandato difensivo". Insomma, l'intercettazione non era per gli avvocati, ci sono finiti in mezzo, ma è una ricostruzione che cozza con i precedentemente citati video, foto e intercettazioni, che a detta di Esposito includono persino i suoi figli. Ma proprio quella sorveglianza avrebbe smascherato un tentativo di condizionare un testimone.
Viene da pensare che il fine giustifica i mezzi. Ma quando si parla di giustizia questa frase apre ad abusi e sproporzioni che fanno a botte con lo stato di diritto. Il diritto di difesa non è un privilegio gentilmente concesso dal pm, è una garanzia per chiunque si trovi imputato in un processo, compreso chi è accusato di reati gravi. E un avvocato sorvegliato non è libero di difendere.
Secondo l'avvocato Salvatore Esposito infatti il nodo non riguarderebbe solo il bersaglio dichiarato delle captazioni, ma anche il fatto che la libertà di movimento di un avvocato in toga possa essere compromessa dalla presenza di occhi elettronici nei corridoi del tribunale. Un clima da Grande Fratello che all'interno del palazzo di giustizia non può che mettere in pericolo l'autonomia dei difensori oltre che lo stesso diritto di difesa e il segreto professionale, pur non puntandoli direttamente.
Vale poi la pena ricordare che l'art. 111 della Costituzione impone la parità tra accusa e difesa. Una parità che diventa grottesca nel momento in cui una delle due parti può sorvegliare gli spazi in cui l'altra esercita il proprio mandato. Un'enorme sproporzione fra i poteri di una e dell'altra.
Insomma, è l'ennesima conferma del pensiero gratteriano, che vede il proprio fautore come l'eroe impegnato nella lotta fra bene e male, fra buoni e cattivi, dove i difensori, per definizione, sono complici dei cattivi e dunque essi stessi cattivi.
Qualche anno fa aveva detto: "Tra alcuni avvocati e alcuni clienti l'ampiezza della scrivania si è ridotta. Permettere questo, soprattutto in ambito penale, è molto pericoloso". Mentre nel 2016 in un'intervista a Linkiesta parlava di come i mafiosi nel Tribunale di Reggio Calabria avessero "il tempo di incontrarsi, parlare, fare affari, trasmettere attraverso gli avvocati messaggi di morte o richieste di mazzette, minacciare i testimoni". Quindi, l'avvocato è per definizione un soggetto sospetto, ambiguo, che si muove nel mondo di mezzo. In realtà è una condizione indispensabile del giusto processo, garante di libertà e giustizia quanto il pubblico ministero. Forse varrebbe la pena scriverlo in Costituzione, come aveva proposto il Consiglio Nazionale Forense con una modifica dell'articolo 111.
In questo caso non si parla di scegliere tra la lotta alla criminalità e le libertà civili come se fossero alternative, bensì di pretendere che la prima avvenga nel rispetto delle seconde, come si addice ad uno stato di diritto. E se a spada tratta si è difesa la tanto sbandierata indipendenza della magistratura lo stesso dovrebbe avvenire con la vituperata controparte.