Diciamo le cose come stanno: agosto, nei paesi del mediterraneo, se trascorso da turisti, o a zonzo, che dir si voglia, è quasi un inferno. Le strade delle nostre località balneari si trasformano in una gigantesca mangiatoia: ovunque imperversa un berciare assordante, le persone affogano nel cibo. E poi si spintonano, si arrampicano una su l’altra, si dimenano per catturare in oscene fotografie le loro oscene fattezze, talvolta finendo per colpa di quella stessa loro idiozia per morire dentro a crepacci di mare, di montagna, e via dicendo. Le peculiarità delle tradizioni, l’artigianato, la musica popolare, la vera cucina, l’anima dei luoghi, molte delle cose che rendevano preziosi i paesi di una certa parte di Europa, da est a ovest, apparentemente scompaiono, in agosto, vengono inghiottite da un gigantesco frullatore posto al centro delle strade del continente. L’orribile aggeggio pesca senza sosta sulla superficie della terra, mixa quel che di peggio trova in circolazione e restituisce una melensa poltiglia al gusto di mango e altre vanità fruttifere, arricchita dal sapore di spezie spruzzate qui e là su piatti che così acquisiscono vaghe e incongruenti sapidità esotiche. Tutti tracannano la gustosa poltiglia, da Marzamemi a Ibiza. Ma no, non è ovunque così, esistono ancora luoghi in cui l’ondata di demenza e rincoglionimento vandalici non arriva. Esistono? Trovateli, e salvatevi tutti. Occorre praticare anche con il resto delle faccende umane dilaganti e feroci, un sano ascetismo: chiudere il telefono per buona parte della giornata, se possibile, chiudere le finestre, le porte, non farsi raggiungere dalle chiacchere sul reality show delle televisioni, che non differiscono in quasi nulla dalle macchine mortali che sono le serie, quel raffinatissimo strumento narrativo del ventunesimo secolo in cui nessuno racconta nulla e niente accade mai veramente. Si tratta, a pensarci bene, anche in questo caso, come per quello della Poltiglia, della perfetta rappresentazione estetica del nostro presente, che si pensa immobile, e che ha dimenticato il futuro e il passato: istantanee di momenti, s che vanno in onda in eterno, dentro a una scatola creata appositamente per riprodurre a ripetizione contenuti sempre identici, con pochissime varianti, in cui nessuno invecchia, nessuno fa alcuna esperienza, nessuno cerca niente. Presto il mondo risucchierà nei canali di scolo degli autunni l’insipido amalgama prodotto dal malefico frullatore a tre teste che avrà dilagato beata e fertile sui nostri tavoli in estate, e quella se ne ritornerà nei suoi mega congelatori in attesa del prossimo agosto. Speriamo almeno che l’anno prossimo, gli amanti del turismo senza cervello in giro per l’Europa siano un filo più gentili d’aspetto: se fossero belli, si potrebbe perdonare loro l’imbecillità. Ma sono sempre più brutti, perché il dentro si riversa nel fuori, dunque ancora più colpevoli.
25 agosto 2026
Il turismo estivo ha rotto il caz*o. Una poetessa vi racconta "la poltiglia" da Ibiza a Marzamemi
Questo è un racconto satiresco, si chiama “la Poltiglia”. E parla di agosto, il mese che diventa una gigantesca macchina per triturare tradizioni, cucina, paesaggi e buon senso nei luoghi più belli del Mediterraneo. Da Marzamemi a Ibiza, tutti dentro lo stesso frullatore: mango, selfie, reality show e turismo senza cervello. L’unica salvezza? Sparire, praticare un sano ascetismo. Il racconto poetico e di denuncia della scrittrice Flaminia Colella