Lo avevamo anticipato in un articolo di ieri: Jonathan è il vero stratega di questa edizione del Grande Fratello VIP. Chi conosce la storia dei reality sa che non bisogna mai temere i leoni, bensì gli agnelli. E se tra i “leoni” ci sono di certo Marina La Rosa, Alex Belli, Valeria Marini, Carmen Di Pietro e Guendalina Tavassi; in mezzo agli agnelli ce n’è uno che finora si è mascherato bene; peccato che ieri sera è arrivata “la pasqua” e l’agnello si è auto sacrificato.
Clamoroso autogol di Jonathan quello di ieri in prima serata. Anche se ancora i “meno svegli” non si sono accorti che la strategia di Kashanian è ben precisa. E anche se ieri nel suo mirino c’era il ballerino Andreas Muller, in realtà tutto torna a ciò che avevamo già scritto: il vero obiettivo di Jonathan è Marina La Rosa, che ha la “colpa” di essere la personalità più forte della casa e anche quella che l’ha rifiutato con veemenza tutte le volte che lui ha provato a farsela amica. Se non puoi essere amico del tuo nemico, distruggilo. Questo è ciò che sta cercando di fare Jonathan. E siccome Marina non cade ai suoi continui punzecchiamenti da vittima incompresa, ieri sera è toccato all’amico Andreas che, invece, ha decisamente meno esperienza e un carattere più impulsivo di Marina.
Così Jonathan ha deciso di giocarsi la carta “vittimismo gold” e durante la diretta ha accusato Andreas di aver utilizzato la parola “fro*io”; anche se, ha specificato (dopo) che il ballerino non l’avesse rivolta a lui direttamente. Peccato che, in prima battuta, il messaggio che è passato è stato chiaro: “Andreas usa quella parola”. Il ballerino, dunque, è cascato nella provocazione con tutte le scarpe e si è comprensibilmente scaldato, dando del falso a Jonathan. E allora, in questo quadro in cui Andreas inveisce contro Kashanian e la sua faccetta scandalizzata e il tono da verginella impaurita, cosa arriva allo spettatore medio? Che Jonathan è la vittima e Muller il carnefice: non sono mancati, infatti, i commenti in cui si etichettava Andreas come “aggressivo”. Ma, a onor del vero, i più attenti Jonathan l’hanno sgamato eccome: lui ha scelto la strategia più funzionale in un reality, ossia giocarsi la carta del “più fragile”; dicendosi anche dispiaciuto di un aggettivo che ironicamente Andreas aveva usato nei suoi confronti al femminile: “acida”. Peccato che Jonathan è il primo a parlare di sè al femminile quando scherza: nel pomeriggio aveva definito lui e altri concorrenti “shampiste”. Ma, si sa, la carta dell’omofobia funziona sempre.
In realtà, come Andreas e Marina hanno tentato di spiegare nel caos di voci che si accavallavano, Andreas aveva usato quella parola solo per riportare numerosi commenti di “haters” che avrebbero intenzione di offenderlo dandogli dell’omosessuale in maniera dispreggiativa. Andreas Muller stava solo riportando un commento dunque, quella parola non appartiene a lui. In un reality basta poco per farsi appiccicare l’etichetta dell’omofobo e Jonathan lo sa bene come funzionano i reality: ne ha persino vinto uno. Muller poi lo sgambetto lo ha preso in pieno, perché, come da prassi, ha tentato di giustificarsi dicendo la classica frase fatta: “Ho tanti amici omosessuali”. Lì Muller lo abbiamo visto al tappeto. L’obiettivo di Jonathan è stato centrato.
Ma quanta cattiveria ci vuole per far passare Andreas come un omofobo durante una prima serata televisiva? Qui si va oltre il gioco. Jonathan si è comportato da calcolatore freddo che pianifica come e quando agire: se davvero l’uso di quella parola lo avesse ferito, perché non ne avrebbe parlato sul momento con Andreas, invece di aspettare la prima serata? Senza contare il fatto che la tv continua a proporci il solito schema dell’omosessuale suscettibile che non vede l’ora di sbandierare al mondo la propria ferita da incompreso. Finora Jonathan non aveva avuto bisogno di giocarsi questa carta; ieri purtroppo ha deciso di farlo. E oltre ad essere stata una mossa di cattivo gusto nei confronti di Andreas, è stato l’ennesimo boost di vittimismo di cui la comunità LGBTQ+ non aveva affatto bisogno. Perché strumentalizzare una parola, decontestualizzarla, per far passare l’altro come il carnefice e godere dei privilegi della vittima che impietosisce, non è un assist alla lotta per i diritti civili, ma esattamente il contrario.
Quando la finirà la tv di proporci questo schemino da quinta elementare? Quando riusciremo a (non) parlare di omosessualità in prima serata, dal momento che ogni orientamento sessuale rientra nella norma? O forse per qualcuno (ossia per chi strumentalizza) non è ancora così? Possibile che in ogni reality si debba assistere a questo giochetto di basso livello? Usare l’omosessualità come scudo o come arma di attacco, non fa bene a nessuno, tantomeno fa onore strumentalizzare le parole per costruire una narrazione trita e ritrita di cui francamente siamo stufi.