Nella serie Sky Gomorra-Le origini Antonio Buono interpreta Mimì, sodale del boss Angelo 'a Sirena. Un ruolo che è arrivato dopo anni di sacrifici e studio, ma anche un ruolo che gli ha dato tanta libertà. Ecco cosa ci ha raccontato l'attore
Ambientata alla fine degli anni '70, la serie Gomorra-Le origini racconta l'ascesa al potere di Pietro Savastano, prima che diventi il boss di Secondigliano che abbiamo conosciuto negli anni passati. Con il prequel sulla storia del boss, in onda su Sky Atlantic ogni venerdì in prima serata, il titolo si è arricchito di nuovi personaggi: a partire da Angelo 'a Sirena, il modello cui il giovane Pietro aspira nonché suo mentore che, da una bisca clandestina, decide di allargare il giro degli affari. Ed è proprio al fianco di Angelo 'a Sirena che troviamo Mimì, il personaggio intepretato da Antonio Buono. Taciturno e ombroso, Mimì decide di seguire Angelo e, dalla bisca, si trasforma in un killer.
In attesa della finale di venerdì 6 febbraio, abbiamo intervistato Antonio Buono.
Come racconteresti il personaggio di Mimì?
È un personaggio molto introspettivo: secondo me bisogna percepirlo, perché comunica tanto con gli sguardi, con gli occhi; spesso sta zitto e non parla. È molto diverso da me, perciò la fase di costruzione è stata faticosa. Allo stesso tempo però, divertente: perché ho avuto l'occasione di “uscire da me stesso”, esplorando un lato caratteriale umano che non mi appartiene.
Come lo hai costruito?
Sono felice di Mimì perché ho avuto tanta libertà per crearlo. Tutto quello che vedi di Mimì, è una mia idea: il modo di camminare, il modo di stare fermo, la postura. Nel quarto episodio ad esempio, vedi Mimì appoggiato a una macchina che mangia un mandarino: è stata una mia proposta. Ho avuto davvero massima libertà, non mi è stato imposto nulla: per tanti mesi ho dovuto mettere da parte la mia personalità e calarmi in Mimì.
Anche nella vita di tutti i giorni?
Io l'ho fatto a 360 gradi, nel senso che c'erano momenti in cui sentivo di dover prendere fiato: mi sono totalmente immerso. Tanto che mia madre, mentre giravamo, mi ha detto una cosa che non dimenticherò più: “Antò, io non ti riconosco più”. Per me è stata una grandissima soddisfazione perché significa che sono riuscito nel mio intento.
Quanto tempo ci è voluto per lavorare su Mimì?
Un periodo molto lungo, che ho vissuto calandomi completamente nel personaggio. Ho cominciato i provini a luglio: sono durati fino a dicembre, dato che hanno voluto esaminarmi sette o otto volte in sei mesi. Partendo dall'inizio dei provini e considerando la realizzazione della serie, direi che ci è voluto quasi un anno.
Gomorra-Le origini è il tuo primo lavoro importante?
Si, ho studiato in più di un'Accademia e prima di Gomorra ho girato vari cortometraggi, però niente a livello professionistico; niente di così importante. Poi c'è stato il provino per Gomorra e sono passato a Sky: da quando ho fatto il primo provino, mi sono sempre sentito subito pronto.
Prima ancora di studiare recitazione, ho vissuto all'estero per mettere da parte i soldi, in modo da poter poi tornare a Napoli per dedicarmi allo studio. E in effetti lo studio mi ha rubato tantissimo tempo, come già immaginavo: sapendo che non sarei riuscito a trovare un lavoro che mi permettesse di conciliare, sono rimasto fuori diversi anni: ho vissuto prima in Francia, poi in Svizzera.
Dopo Gomorra, hai altri progetti in cantiere?
Di sicuro ancora niente, però ti posso dire che dopo Gomorra ho girato una serie internazionale britannica a Roma, tra ottobre e novembre
Quando si parla di Gomorra, ma recentemente anche con La Preside su Rai 1, c'è sempre qualche polemica sulla rappresentazione di Napoli stereotipata. Che ne pensi?
Non ho ancora avuto modo di vedere La Preside, ma so di cosa parla. In generale penso che spesso e volentieri, il cinema racconti una verità. Quando si parla di criminalità, si parla di un qualcosa che c'è, che esiste: non si può far finta di nulla. Non è che se non ne parli, la criminalità scompare: anzi, il contrario. Se non se ne parla, è come se non esistesse: e dunque nulla può cambiare.
Quindi secondo te, quella di Napoli nei media è una rappresentazione tutto sommato veritiera?
Quando si parla di Napoli, secondo me in primis si parla di arte. Ovviamente l'aspetto negativo fa parte di quella realtà che è la realtà napoletana, come avviene in tante altre città. Prendiamo ad esempio Gomorra: è un dato di fatto che negli anni '70 c'è stato il contrabbando di sigarette con cui campavano tantissime famiglie, c'è stato il passaggio dell'eroina a Napoli. Sono cose successe davvero, perciò non è sbagliato parlarne: è semplicemente una storia
Un personaggio che ti piacerebbe interpretare in futuro?
Mi piacerebbe tanto interpretare Joker oppure Il Corvo di Brandon Lee, ma sono anche un super fan di Batman. Poi ti dirò: ormai penso che nella vita tutto è possibile, se uno ci si mette “con la testa e col pensiero”, come si dice qui.