Se un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, la definizione di Italo Calvino può essere applicata anche alle serie. Un esempio? Gomorra, filone narrativo divenuto vero e proprio brand: da romanzo di successo a film per il cinema poi prodotto che ha esportato la serialità italiana nel mondo. Ma proprio come i grandi classici, Gomorra non ha ancora finito di dire quel che aveva da dire: ed ecco che Sky cala l'asso, il prequel. Intitolato Gomorra-Le origini, si tratta di sei episodi che raccontano l'epopea di Pietro Savastano, qui interpretato da Luca Lubrano, il boss di Secondigliano da cui tutto parte. Per i primi quattro episodi, dietro la macchina da presa Marco D'Amore: si, proprio lui, Ciro Di Marzio.
Le “origini” del titolo sono quelle del personaggio, certamente, ma soprattutto quelle del male: nella serie principale, tutta toni cupi e oscurità, già elemento fondante della narrazione, e qui ancora in divenire.
L'Italia non è più quella contemporanea, ma quella di fine anni '70: nel 1977 Pietro Savastano ha 16 anni, nessuno immagina ancora che diventerà il re di un impero. È da qui che riparte la narrazione di Gomorra: una serie che amplia la prospettiva, senza però dipendere dal titolo madre. Anzi, trovando una propria dimensione: senza ripetere gli stilemi di quello che verrà, ad esempio scegliendo di evocare la violenza più che mostrarla.
Se in Gomorra non c'era redenzione per i protagonisti, in questa storia il male è ancora solo una possibilità: una tra le tante per i ragazzini di borgata, eppure l'unica percorribile per riscattarsi dalla povertà. Così le vie di Napoli possono ancora tingersi di seppia al crepuscolo, la voce di Massimo Ranieri essere la colonna sonora di un momento di spensieratezza; il primo incontro con Imma, la futura donna Imma, innocente come per qualsiasi adolescente. È quando arriva la perdita dell'innocenza, che inizia a piovere. Il battesimo di Pietro Savastano dai furtarelli alla morte è il preludio di quel che verrà: il giovane Pietro non è esecutore né vede direttamente il momento dell'omicidio, però ne è testimone. Sa cosa sta succedendo, tanto basta: la prima volta in maniera inaspettata, la seconda in attesa fuori da una porta.
A cinque anni dalla conclusione di Gomorra, questa Le Origini scontenterà i puristi della prima ora, ma l'obiettivo è chiaramente un altro: ampliare il pubblico. Recuperare sì i fan della vecchia, ma soprattutto acquisirne altri: grazie all'intuizione di un'identità autonoma che possa sia differenziare il prodotto dandogli una sua specificità, che creare altre linee narrative. In questo senso, anche i buchi di trama rispetto a Gomorra-La Serie sono funzionali, in quanto consentono di sganciare i due prodotti: se poi verranno spiegati, lo scopriremo con il procedere degli episodi.
Gomorra diventa così il nostro Marvel Cinematic Universe, con un ventaglio pressoché sterminato di possibilità: Sky lo ha capito e ha già iniziato a immaginare universi alternativi. Una vera e propria estensione del brand, in cui anziché eroi dai superpoteri si raccontano antieroi figli della loro epoca criminale: ora Pietro Savastano, e se andrà bene chissà quale altro protagonista.
Gomorra come pretesto narrativo: il romanzo di Roberto Saviano è lontanissimo, ormai un ricordo, eppure ancora incredibilmene vicino.