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29 ottobre 2026

Intervista totale al comico Shamzy: “I TikToker non hanno voglia di fare niente? Pure io. La differenza è tra chi è sincero e chi no”

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

29 ottobre 2026

Abbiamo chiesto a Shamzy di parlarci del suo nuovo spettacolo teatrale, “Wasabi”, e di spiegarci perché va consumato “in piccole dosi”. Il comico toscano che rappresenta la Gen-Z ci parla della differenza tra fare comicità sui social e farla sul palcoscenico. E non smentisce l’opinione che si ha sui TikToker: anche lui non ha voglia di lavorare
Intervista totale al comico Shamzy: “I TikToker non hanno voglia di fare niente? Pure io. La differenza è tra chi è sincero e chi no”

Due milioni di follower su TikTok e più di un milione su Instagram. Ma perché per Andrea Di Raimo in arte Shamzy è così importante far ridere? Da rappresentante della Gen-Z ci racconta una generazione che sembra abbia perso la speranza perché cresciuta con l’idea di “sistemarsi” dal punto di vista lavorativo e relazionale. Da novembre Shamzy sarà in tour con il suo nuovo spettacolo di stand-up comedy dal titolo Wasabi, attraversando più di 20 città italiane. Questo sarà il suo quarto spettacolo nei teatri, il suo esordio fu nel 2022 con A casa mia. E Wasabi segue ancora quella scia di comicità incentrata su fatti personali, su quel “realmente accaduto” che, dopo essere stato “masticato”, può far ridere. Ridere sì, ma anche riflettere. Anzi no: “fa soprattutto ridere”, evidenzia Shamzy.

 

Wasabi è il titolo del tuo spettacolo. A riguardo dici: “È delizioso in piccole dosi, ma insopportabile tutte insieme”. Cosa intendi di preciso?
Quello che voglio dire con questa frase riguarda la vita dei giovani e in particolar modo la mia e quella dei miei coetanei. I nostri genitori ci hanno cresciuto con l'idea di dover essere forgiati dalle difficoltà della vita: cercare di superarle, trovare un lavoro stabile, una ragazza tranquilla con cui sistemarsi e magari fare famiglia. Però, ecco, al giorno d'oggi queste cose sono molto difficili da ottenere. Se uno isola il singolo caso può anche andare bene, perché pensa: “Ok, magari non riesco a trovare la ragazza che fa per me, o il lavoro che mi piace”. Il problema, invece, è che oggi la nostra generazione è sopraffatta da un insieme di difficoltà. E il fatto che queste criticità arrivino tutte insieme, una dopo l'altra e concatenate tra loro, rende tutto molto complicato per un ragazzo.

Dici che questo spettacolo “Fa ridere ma anche riflettere”, e poi aggiungi: “No, non è vero, fa soprattutto ridere”. Questa è una frecciatina alla mania della stand-up comedy di dover per forza fare filosofia o insegnare qualcosa a qualcuno?
Sì, ma in realtà io condivido la scelta di veicolare messaggi tramite la comicità. Se uno ha degli ideali e vuole comunicarli attraverso questo lavoro, ben venga. Però in questo spettacolo, soprattutto, racconto tante mie vicende personali e mi metto in gioco in prima persona. Credo che nessuno debba essere escluso dal poter fare comicità, men che meno io stesso. Non sono immune e uso me stesso come argomento principale; per questo dico che farà soprattutto ridere, perché porto sul palco vicende personali che non avevo mai raccontato prima. Ovviamente tutto è filtrato dalla massima trasparenza, dopo aver metabolizzato certe situazioni. Credo che per il pubblico ascoltare storie di vita privata sia una delle cose più comiche in assoluto, e d'altronde raccontare se stessi è una caratteristica propria della stand-up.

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Quindi non ci saranno messaggi sociali indiretti?
No, i messaggi ci sono perché sento il bisogno di dire la mia. Quando faccio comicità cerco sempre di esprimere un concetto. Non sono mai stato il tipo che esterna i propri pensieri scrivendo post del tipo: “Penso questo e quest'altro su tale argomento”; per me il mezzo è la comicità. Certo, ho delle riflessioni da fare su quello che sta succedendo e su come va oggi il mondo, viste dal mio punto di vista che è assolutamente opinabile, ma ci saranno sicuramente.

Tu sei molto attivo sui social: c'è qualcosa che non puoi dire lì perché verresti bannato, ma che invece a teatro potrai dire togliendoti qualche sassolino dalla scarpa?
Sui social, ed è brutto da dire, non si ha la libertà di dire ciò che si vuole se si ha qualcosa da perdere. È una cosa che puoi fare solo se non hai nulla da perdere, mentre io ho molto da rischiare. Per questo uso il teatro come un mezzo incensurabile: quando sei su un palco puoi dire tutto, è ammesso scherzare su qualsiasi cosa e dire ciò che si vuole. Sui social è diverso: mi piace polarizzare le persone e credo che un comico debba avere un proprio pensiero critico, ma non voglio scatenare una burrasca mediatica online. Certe cose, quindi, verranno dette sul palco e non sui social.

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A proposito, sei passato dai video di 60 secondi su TikTok a fare il quarto tour nei teatri di tutta Italia. È più difficile fare ridere sui social o dal vivo?
Secondo la mia sensazione personale, a teatro è molto più semplice, perché percepisci una connessione immediata e una chimica spontanea con le persone che sono lì unicamente per te. Sai che hanno pagato il biglietto per venirti a vedere quella sera, c'è una confidenza unica, e perciò fare ridere risulta più naturale. Sui social è più difficile: essendoci il filtro dello schermo e mancando il contatto visivo, devi essere molto più incisivo e mantenere altissima l'attenzione, che oggi è ridotta al minimo. La gente guarda cinque secondi di video e, se non viene convinta, scrolla via. Tutta la tecnica per fare ridere online è decisamente più complessa. A teatro, invece, mi sento a mio agio, posso prendermi i miei tempi e non sento la pressione di dover stupire a tutti i costi, cosa che invece sui social è costante, soprattutto con il pubblico che ti segue già. I video funzionano perché intercettano chi non ti conosce, quindi ogni volta devi chiederti se il contenuto diventerà virale: è un modo di comunicare completamente diverso.

La Toscana ha una tradizione comica enorme, storicamente anche molto irriverente. Chi sono stati i tuoi comici toscani di riferimento?
A me piaceva tantissimo Francesco Nuti, e poi adoro la crew di Vernice Fresca, Ceccherini, Paci. Ce ne sono davvero tanti. Non li vedo molto simili a me nel modo di fare comicità, ma li apprezzo profondamente dal punto di vista artistico per la storia e la carriera che hanno costruito, avendo alle spalle anni e anni di gavetta. Sono persone che stimo e che guardo con grande rispetto.

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Locandina di "Wasabi", il nuovo spettacolo teatrale di Shamzy

Come mai hai deciso di intitolare lo spettacolo Wasabi? Cosa dobbiamo aspettarci da questo titolo?
Mi piaceva l'idea di scegliere un nome orientale. L'ispirazione è nata da una riflessione: “Mamma mia, com'è difficile la vita a 26 anni oggi nel mondo; il futuro è incerto e le relazioni sono un disastro. Mi sarebbe garbato vivere ai tempi dei miei genitori o ancora prima, quando tutto sembrava un po' più semplice”. Questa situazione genera in me un tale carico di difficoltà che sembra quasi che abbiamo perso la speranza. E mi sono detto: c'è qualcosa che mi piace mangiare, ma che allo stesso tempo ti dà fastidio, quella punta di piccantezza che se esageri diventa fastidiosa. Ecco, io mi sento così: vivo la vita a piccoli morsi, ma ogni volta che prendo un morso c'è sempre un problema. È questa la sensazione che ho voluto racchiudere nel titolo, e il wasabi mi sembrava un'ottima e insolita metafora.

Convinci un lettore di MOW che odia i TikToker e pensa che i giovani d'oggi non abbiano voglia di fare niente a comprare un biglietto per venirti a vedere.
Gli direi che, in un mondo difficile, l'unica cosa che ci rimane è ridere. La risata è un mezzo potentissimo per superare le difficoltà, e uno dei grandi piaceri della vita è concedersi un po' di spensieratezza, che si tratti di una passeggiata di trenta minuti, di una giornata in campagna o di uno spettacolo comico di un'ora e mezza. Le persone dovrebbero riscoprire il valore di dedicare del tempo a se stesse. È vero che il mondo è complesso e le difficoltà ci sono e ci saranno sempre, ma venire a teatro è una delle cose più belle che si possano fare per staccare la spina e alleggerirsi almeno per un po'. I TikToker non hanno voglia di fare niente? Io compreso non ho voglia di fare niente, se non fa ridere le persone. In un mondo ideali, chi ha voglia di lavorare? Anche io sono mosso dalla passione, ma io - come credo tutti - non ho voglia di fare le fatture e il sette e quaranta. C'è solo chi è sincero e lo ammette e chi non lo fa.

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