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Kid Yugi, Agem e una spada bastarda è tutto quello che ci serviva: “Cosa vuol dire essere un eroe?”

  • di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

9 dicembre 2025

Kid Yugi, Agem e una spada bastarda è tutto quello che ci serviva: “Cosa vuol dire essere un eroe?”
Kid Yugi ha appena pubblicato un breve monologo su Instagram per presentarci il suo nuovo progetto, che si chiama Agem e sta scolpito sul manico di di una spada bastarda. Il monologo è recitato da un prete (l'attore Filippo Timi) che parla al suo funerale, si chiede cosa significhi essere un eroe e finisce con il nostro affezionato che apre gli occhi da dentro la bara

di Cosimo Curatola Cosimo Curatola

Kid Yugi è in rampa di lancio. Vedi il piccolo video pubblicato su Instagram e capisci che il periodo di vuoto musicale, lean e versi da pteranodonte è per lo più finito, o comunque non tornerà a dominare le classifiche dello streaming perché adesso c’è questo. La clip, pubblicata senza grossi preamboli, dura all’incirca due minuti e mezzo. È un monologo scritto da Kid Yugi e interpretato da Filippo Timi, attore appena uscito da ‘Dostoevskij’ dei fratelli d’Innocenzo che per l’occasione è vestito da sacerdote. Sta recitando una sorta di omelia funebre in un finto funerale con le luci del set in bella vista, l’erbetta finta, due pannelli per lo sfondo e le comparse attorno alla bara.

AGEM Kid Yugi
La cover di "Agem", Kid Yugi.

Kid Yugi annuncia così il suo prossimo progetto, Agem, dandoci appuntamento per mercoledì 10 dicembre alle ore 14:00, quando ne sapremo di più. Sappiamo, per ora, che la copertina ha raffigurata una spada bastarda, una spada cioè che si può reggere con una o due mani, su sfondo rosso, che restando nella tripla A del rap italiano ricorda un po’ il Salmo di Hellvisback. La poetica quindi è la stessa di tutti i suoi riuscitissimi progetti, ultraviolenza e delicato classicismo. Kid Yugi funziona perché è come il Batman di Cristopher Nolan, quello con Heath Ledger: un filo teso tra l’alto e il basso, tra l’intrattenimento piacione e la poesia, tra chiamare un pezzo Hybris e cantarci dentro di “pezzi giganti grossi come agrumi”. Per piacere ai fighetti e pure ai suoi amici, agli spacciatori e agli scafisti pugliesi.


Il discorso del prete funziona, è potente e semplice: «Cosa vuol dire essere un eroe?», si chiede il prete. «“Operare il bene con tutte le proprie forze”, direbbero i più. “Fallire miseramente in nome di un’utopia!”, tuonerebbero i malvagi. “Dar prova di coraggio e abnegazione di fronte a pericoli e avversità”, intonerebbero gli accademici. Ecco, tutte queste definizioni sono sbagliate, vecchie, obsolete, superate, adatte ad epoche passate, a un mondo in cui la distinzione tra bene e male era netta e irriducibile.

La società contemporanea, quella dei consumi che promuove l’individualismo e glorifica l’egoismo, la società che ha sacrificato i valori della giustizia sostituendoli con quelli del merito, è riuscita ad amalgamare i due assoluti. Ma quindi, se bene e male si somigliano, se le persone optano per l’uno o per l’altro secondo un unico criterio - l’utilità - come possiamo noi riconoscere un eroe? O, ancora peggio, è possibile che questo mondo non sia più in grado di produrne? Ecco che la civiltà che ha sopperito a questi dilemmi nel modo più stupido e ingiusto: rendendoci tutti speciali. O almeno, facendocelo credere.

Ci hanno insegnato che ognuno di noi è l’eroe della propria storia, che ognuno di noi è un predestinato, un talentoso, un genio mandato sulla terra per assolvere a un compito divino. In questo voi credete. E in questo credo anch’io. Ora più che mai la mia missione appare chiara, limpida, come il cielo di marzo. Io sono il vostro memorandum e porto un unico messaggio: anche gli eroi muoiono».

Manca pochissimo.

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