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L’angelo Meloni a San Lorenzo in Lucina è un finto problema dei vivi, ma chi se ne ricorderà fra cent’anni?

  • di Fulvio Abbate Fulvio Abbate

1 febbraio 2026

L’angelo Meloni a San Lorenzo in Lucina è un finto problema dei vivi, ma chi se ne ricorderà fra cent’anni?
L’angelo con la faccia di Meloni, che angelo non si sente, è un problema solo se si prova a ingigantirlo. La verità è che degli affreschi noi non sappiamo niente e fra cento anni nessuno saprà più riconoscere in quella faccia la premier. Anzi, fra cento anni o più forse nessuno ricorderà più la premier e basta. Così come noi non sappiamo di chi siano i volti degli angeli negli affreschi rinascimentali

di Fulvio Abbate Fulvio Abbate

La notizia improbabile dell’apparizione del volto, improvvisamente angelico, di Giorgia Meloni in un affresco presente nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina, lo stesso luogo dove hanno avuto sede nel tempo lo studio di Giulio Andreotti, la sede (poi serrata) di Forza Italia, senza contare i locali da diletto mattiniero e pomeridiano condivisi da molta “bella gente” capitolina, avanza così… Ma che dico, meglio iniziare dalla smentita della diretta interessata. La presidente del Consiglio, su Instagram, ha infatti ripreso la notizia con un’emoticon che ride: “No, decisamente non somiglio a un angelo”. Non meno decisamente turbate dalla rivelazione, le opposizioni chiedono subito l’intervento del ministro della Cultura Alessandro Giuli, pretendendo che altrettanto si attivi la soprintendenza di Roma per “fare luce sull’episodio”. Un’Ansa è ancora più esplicita: “Su indicazione del Ministro Giuli, il Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, ha dato incarico ai funzionari tecnici del Mic di effettuare oggi stesso un sopralluogo per accertare la natura dell'intervento effettuato sul dipinto contemporaneo contenuto in una delle cappelle di San Lorenzo in Lucina e decidere il da farsi. Lo rende noto il Ministero della Cultura, dopo le polemiche per il restauro di un affresco in cui un angelo è stato raffigurato col volto della premier Giorgia Meloni”.

Il “da farsi” appare d’obbligo. Segue con non minore interesse, se non rassegnata inquietudine, la posizione del Vicariato: “È chiaro che c'è stato un intervento dell'artista, noi non conoscevamo assolutamente tale questione e l'intenzione dell'autore e non ne siamo stati informati. Adesso stiamo cercando di indagare che cosa è avvenuto”. Ancora un’Ansa, e l’affare si ingrossa in pochi istanti: “Stupore ed imbarazzo sono le prime reazioni a caldo che si raccolgono nella diocesi di Roma alla notizia che nella basilica di San Lorenzo in Lucina, in seguito ad un restauro un angelo è stato raffigurato col volto della premier Giorgia Meloni. Si fa notare che non ci sono precedenti simili”. Obiezione, se non proprio di Giorgia Meloni, non è la prima volta che volti di personalità apicali, al limite della suggestione, diciamo, “imperiale” o, come in questo caso, con intento di sacralizzazione in vita, sono state consegnate alle pie pareti.

Prende poi la parola il diretto interessato, l’autore del “gesto” pittorico: professione dichiarata restauratore a quanto pare autoconvocato: Bruno Valentinetti, 83 anni, romano di via Gela, quartiere Appio-San Giovanni. Questi, alle domande sul ritratto della premier, inserito tra i volti dei cherubini ai lati del busto marmoreo di Umberto II di Savoia, nella cappella alla destra dell’altare nella chiesa appunto di San Lorenzo in Lucina, smentisce ogni possibile atto volontario: “La somiglianza con Giorgia Meloni? Lo dite voi”. Di Bruno Valentinetti, sappiamo che è “scapolo”, e “vive con la pensione sociale e ama definirsi ‘artigiano’, ed è stato lì ospitato dal parroco della basilica, Daniele Micheletti”. Il parroco, tuttavia, davanti alla domanda sulla forte similitudine con la presidente del Consiglio, non si sottrae: “In effetti le somiglia molto… ma non ci sarebbe nulla di strano. Le cappelle delle chiese di Roma sono piene di ritratti di laici, famiglie nobili non sempre dal profilo irreprensibile… poi, certo, se questa immagine dovesse suscitare scandalo, la faremo modificare”. L’affare si ingrossa ulteriormente, assumendo uno spessore narrativo oscuro che certamente avrebbe suscitato interesse, se non proprio agli occhi di Jorge Luis Borges, sicuramente in Leonardo Sciascia. Nero su nero, un rebus. Intanto Valentinetti assicura di essersi attenuto alle immagini preesistenti che risalgono all’ultimo intervento per il Giubileo del Duemila. Sembra di sentire la sua voce, con retrogusto di crudele compiacimento: “Mi sono limitato a ricalcare il profilo che c’era già…”.

Nel frattempo, alcuni visitatori, mossi da curiosità sono pronti a rendere decisamente kafkiana l’intera vicenda in corso d’opera e d’accertamento, ravvisando nell’angelo speculare a quello che evoca il ritratto di Meloni “il leader M5S Giuseppe Conte o la sorella della premier, Arianna Meloni”. Al culmine del sadismo patafisico, Valentinetti aggiunge una chiosa, prossima ai racconti dell’assurdo più prosaico: “L’altra donna è una ragazza che, quando l’ho conosciuta, i Cecchi Gori la volevano nei loro film”. Il nostro lascia poi intendere che si tratti di una sua ex fiamma: “… ma adesso ha 46 anni e non vive più in Italia”. L’affare diventa un enigma rionale. Non resta che scavare nel passato dell’autore del gesto, quasi si sia in presenza di un emulo del pittore della domenica che, per protesta politica e forse voglia di fama, molti anni fa si nascose segretamente nella cappella picassiana di Vallauris deturpando gli affreschi dedicati a “La pace” e “La guerra”. Picasso, giunto sul luogo al mattino, non si scompose, rimise mano all’opera correggendo il gesto “barbarico”. Di Valentinetti sappiamo ancora che si tratti di un ex studente del liceo classico “Augusto”, zona Alberone, lo stesso frequentato dal compianto Gigi Proietti, diventato restauratore da autodidatta, senza seguire il classico percorso di apprendistato a bottega. In ogni caso, Don Micheletti lo esorta a raccontare i suoi trascorsi definiti “gloriosi”. Eccoli: “Ha lavorato anche al restauro della Cappella Sistina e alla reggia del sultano di Amman. Ma la committenza che più spicca nel cursus honorum del restauratore è l’intervento nella villa di Silvio Berlusconi a Macherio.

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L'angelo restaurato a San Lorenzo in Lucina ora somiglia a Giorgia Meloni

Una perla ancora: “Una notte mi è apparso in sogno un frate di Velletri e mi ha rivelato che avrei lavorato lì. Pochi giorni dopo mi ha contattato una ditta per eseguire i lavori”. Dopo Kafka, Sciascia, Borges, giunge nella nostra storia il non meno leggendario, così almeno c’è da supporre oniricamente, Fra’ Cazzo da Velletri, ridente cittadina dei Castelli romani, già residenza di villeggiatura di Ugo Tognazzi, Eugenio Scalfari e Gian Maria Volontè. Senza dimenticare l’attore Mario Pisu, perfetto nel ruolo di marito galante nel film felliniano “Giulietta degli spiriti”. L’affare, oltre a ingrossarsi, diventa un affresco memoriale ancor più ciclopico, dove Giorgia Meloni sembri svanire davanti al paradosso. E ancora Valentinetti consegnando il proprio palmarès delle proprie predilezioni politiche: “Da anni non voto, prima ero un simpatizzante della Democrazia cristiana e stimavo molto Giulio Andreotti”. Ironia della Storia, ieri mattina in una sala della stessa chiesa si riuniva proprio la direzione nazionale della Dc. Replay Valentinetti: quando gli chiedono se gli farebbe piacere una visita della premier per vedere l’angelo con il volto che sembra la sua fotocopia: “Non mi interessa… sono fatti suoi”. Infine dichiara ai cronisti: “A me piace Pol Pot…”.

Riepilogo: il volto di Giorgia Meloni, angelicamente, è apparso improvvisamente nella chiesa di Piazza San Lorenzo in Lucina in Roma. Un affaire pittorico che suggerisce molto di più del suo dato immediato, della sua rivelazione apparente, così da trascendere la cronaca “bianca” spicciola, secondario perfino immaginare che sia stata lì ricalcata, corretta, modellata per ragioni, diciamo pure apologetiche, quasi che chi abbia deciso di raffigurarla abbia voluto consegnarle un omaggio paradisiaco, eternandola. Ignorando, in realtà, di avere appena ricalcato un’abitudine consueta nel mondo dell’arte. Al di là di Caravaggio che per “l’adorazione” scelse come modelli volti di gente comune, “presi dalla strada”, diremmo con espressione riferita al neorealismo, ciò che è accaduto può essere letto in modo duplice: tutto vero, Valentinetti ama la burla, e per questa ragione, ipotizziamo ovviamente, da probabile elettore meloniano, pennello in mano, dice a sé stesso: sai che faccio? Ora qui ci metto proprio la Meloni. Non deve però essere stato difficile ricalcarne il volto rispetto all’immagine preesistente, e mentre fa così sembra altrettanto di immaginare la canzone di Fausto Leali, “Angeli negri”, titolo oggi impronunciabile, rispondendo alla supplica interessata antirazzista degli “attori” presenti ed evocati nel testo dello spartito… Poco importa che Giorgia Meloni abbia prontamente dichiarato di essere “tutto fuorché un angelo”, ancor meno nero, e non sembri questa una battuta a proposito delle sue ascendenze neofasciste.

Due ricordi personali mi soccorrono in questa storia. Da una parte gli anni del servizio militare a Orvieto: una visita al Duomo, dove si trovano gli affreschi di Luca Signorelli che raccolgono una serie di figure umane, più che figure apologetiche di un racconto sacro sembravano semplici cittadini orvietani venuti al mondo assai prima che la città umbra diventasse sede di caserme di granatieri e dell’aeronautica nonché, durante gli anni della Repubblica di Salò, della Scuola superiore di educazione fisica e degli allievi ufficiali del nuovo corso mussoliniano sotto tutela germanica. Si ravvedevano in loro infatti “facce” comuni ora di semplici passanti ora di possibili vassalli e valvassini; un tempo ciascuna di loro rispondeva a una propria certa identità, le mareggiate dei secoli ne hanno infine cancellato i nomi.

"I beati Paoli" di Luigi Natoli
"I beati Paoli" di Luigi Natoli

Ci sarà un giorno in cui nessuno vedendo l’angelo Meloni si interrogherà su chi possa essere e quindi tutto questo oblitera con serenità il nostro interrogativo che si tratti o meno di Giorgia Meloni. Anche gli affreschi dell’Eur dove compare Mussolini e la sua corte littoria mostrano volti di funzionari che un tempo avevano titolo per decidere piccoli destini circoscrizionali legati agli appalti monumentali, ma anche in quel caso il crudele tempo ne ha cancellato la sostanza identitaria. E ancora, sempre ora ci penso torna in mente, e anche questa può diventare una metafora, la volta in cui, nei tardi anni ‘70, mi fu chiesto di intervistare un pittore che viveva in Argentina, tale Gaetano Sparacino. Tutti pensavano che fosse defunto da decenni, invece l’uomo, ottantenne, si presentò davanti a me pimpante con una camicia a fiori hawaiana. Era famoso, tale Sparacino, per avere realizzato un ritratto di Luigi Natoli, l’autore del romanzo d’appendice più fosco che l’Italia abbia mai avuto I Beati Paoli.

Sempre lui, il pittore Sparacino, che Dio l’abbia in gloria, volle raccontarmi di aver realizzato nella cittadina Argentina dove si era trasferito da emigrato siciliano un grande affresco dedicato al paradiso, è già che c’era nel paradiso aveva raffigurato, tra le anime più elette, sé stesso e l’intera sua famiglia, compresi i cugini di Lercara Friddi, cittadina in provincia di Sicilia, celebre per aver dato i natali a Lucky Luciano e agli antenati di Frank Sinatra. I social non contengono traccia dell’esistenza del pittore Sparacino, la candeggina del tempo lo ha cancellato; sventurati coloro che se ne sono andati prima ancora che Internet diventasse la Bibbia la memoria stessa del mondo… Un giorno più o meno lontano, chiunque passando da San Lorenzo in Lucina non farà più caso all’Angelo Meloni; dunque questa storia lascia il tempo e il volto che trova

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