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La bambina che non voleva cantare su Rai 1, ma com'è il film su Nada? Ha diviso la critica: tra "favola malinconica" e "noia incredibile". E sulle parti cantate da Tecla Insolia...

  • di Beniamino Carini Beniamino Carini

18 agosto 2025

La bambina che non voleva cantare su Rai 1, ma com'è il film su Nada? Ha diviso la critica: tra "favola malinconica" e "noia incredibile". E sulle parti cantate da Tecla Insolia...
C’è chi l’ha definita una "favola italiana piena di speranza" e chi invece "un’incredibile noia con troppa luce sparata addosso". La bambina che non voleva cantare (stasera su Rai 1) divide la critica: per alcuni carezza, per altri tortura

di Beniamino Carini Beniamino Carini

Nada, quella che al Festival di Sanremo ’69 spaccò con Ma che freddo fa, stasera torna in tv, ma in versione ragazzina: Rai 1 ripropone La bambina che non voleva cantare, film di Costanza Quatriglio tratto dal suo romanzo autobiografico Il mio cuore umano. Una storia di provincia, madre ossessiva e talento usato come cerotto per il dolore. Un biopic che, nel 2021, è stato ben accolto dalla critica, tranne alcune voci fuori dal coro. Vediamo quali. 

La bambina che non voleva cantare stasera su Rai 1
La bambina che non voleva cantare stasera su Rai 1

C’è chi l’ha amata. Paolo Sutera su TvBlog la descrive così: "Assume piuttosto i connotati della favola italiana" e sottolinea che "non rinuncia mai a quella vena di ottimismo… anche nelle scene più drammatiche". Per lui è una carezza, non uno schiaffo. Mauro Donzelli su ComingSoon rincara la dose positiva: "Una storia semplice… eppure piena di speranza genuina per il futuro". E aggiunge: "La Quatriglio conferma un’abilità rara nel tratteggiare… le delicate tempeste emotive". Quasi una regista-sismografo delle fragilità. Poi c’è Martina De Angelis di Cinematographe, che esalta la misura: "La sua regia è lineare, pulita e attenta" e ha "il grande merito di non cadere in virtuosismi esagerati". Tradotto: non è un film da festival indie radical chic, ma non è nemmeno fotoromanzo di Rai Premium.

Nada
Nada

E poi ci sono quelli che si sono annoiati a morte. Davide Turrini sul Fatto Quotidiano non ci gira attorno: "Che incredibile noia. Tanta attesa per i titoli di coda". E massacra la fotografia: "Uno tsunami accecante… un labirinto di luce che distrugge il vano tentativo di pathos". In pratica: servivano occhiali da sole, non fazzoletti. Il più tecnico è Alan Smithee su FilmTV.it: "Sceneggiatura elementare, pedante sino alla banalità". E colpisce duro sul nodo centrale: "Perché rinunciare al timbro di Nada e ricorrere a un sano playback?". Per lui, la scelta di affidare a Tecla Insolia le parti cantate senza usare l’audio originale toglie identità e spessore. Quindi: com’è La bambina che non voleva cantare? Sussurro o urlo? Quatriglio sceglie il primo. Se vuoi un racconto intimo, madre-figlia e un’aria da favola malinconica, ti trovi d’accordo con Sutera, Donzelli e De Angelis. Se invece cerchi l’abisso, la ferita aperta e il dramma visivo, sarai con Turrini e Alan Smithee a sbuffare davanti alla tv. In una parola? Divisivo. Che, nel piattume della fiction tv italiana, è già una vittoria.

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