La libreria Hoepli chiude com’era stato annunciato. Anche l’editore, che passerà a qualche holding internazionale la produzione legata all’infanzia. Pare che di mezzo ci siano le lotte interne agli eredi Hoepli e il calo di vendite, due fatti. Il secondo confermato dai dati dell’Aie: nel 2025 sono stati venduti 3 milioni di libri stampati in meno rispetto al 2024, che già segnava un calo rispetto al 2023 (gli anni precedenti, anche per via della pandemia, avevano visto una riscoperta della lettura).
Il grande non detto è legato al “mercato nero open source” dei libri, che ogni anno porta migliaia di lettori forti a scaricare gratuitamente e illegalmente quasi qualsiasi titolo sia stato pensato e prodotto, almeno in un’occasione, in formato digitale. Tutto questo giustifica la chiusura di una libreria? Purtroppo sì.
Gli 89 dipendenti protestano e chiedono che la guerra tra ricchi non li trasformi in “danni collaterali”. Ma non è quella guerra ad averli trasformati così. Il lutto di chi parla della fine di un’epoca, non senza nostalgia, va smussato ai lati. Perché sì, chiude una realtà storica, un punto di riferimento (si dice così?) per gli amanti dei libri a Milano e in Italia. Quando arrivi in città e cerchi “libreria più grande di Milano”, il primo risultato è proprio la Hoepli.
Si legge su AI Overview: “Libreria Internazionale Ulrico Hoepli è ritenuta la libreria più fornita di Milano. Situata in via Hoepli, a pochi passi dal Duomo, si estende su cinque piani e conta oltre 100.000 volumi, con un'offerta pressoché illimitata che include testi tecnici, scientifici, giuridici, economici, linguistici, narrativa, saggistica e libri in lingue straniere. Fondata nel 1870, è considerata una vera e propria istituzione culturale, nonché una delle più grandi librerie d’Italia e d’Europa. Il personale è altamente specializzato e competente, in grado di guidare i clienti in ogni settore. La libreria offre anche un servizio online con oltre 500.000 titoli disponibili per l’acquisto.”
Quello che Overview Ai non vi dirà è l’aggiornamento di gennaio 2026 a cui ho assistito personalmente. Una libreria a sei piani in cui i classici non sono sempre sotto i classici, la poesia è poca, la filosofia non segue un vero e proprio ordine e l’aria è consumata. Potrebbe sembrare indecoroso non portare rispetto all’animale morente. Ma qui si tratta solo di comprendere che l’eccezionalità, alla lunga, si paga. E quasi sempre la si paga con la decadenza. La fornitissima libreria è, sì, fornita, ma non al di là delle normali performance di una catena. Non hanno titoli che non si trovano più, né raffinano davvero la proposta con un profluvio di editori indipendenti (qualcosa c’è, ma sono gli indipendenti noti e stranoti). La verità è che non c'era più motivo di comprare libri lì piuttosto che alla Feltrinelli o alla Mondadori del Duomo, ben più ordinate e per questo competitive.
Onore alla grandi Hoepli, che sparirà dai radar. L’editore, a dire il vero, era già sparito da un pezzo e restava più un ricordo di manuali liceali. La libreria, per chiunque non viva a Milano, non è in fondo mai esistita. Se sempre meno milanesi compravano da Hoepli e se sempre meno italiani leggono o comprano libri, questo vuol dire anche che la nostalgia per la grande libreria sarà sempre meno col passare del tempo. Questo ci ricorda che non vi è istituzione, né cultura né di altra natura, destinata a non sparire.