La Zanzara ha un problema morale? La risposta sembra fin troppo facile: sì. Ma i conduttori, Giuseppe Cruciani e Davide Parenzo, del programma di Radio24 lo sanno. Bisognerebbe forse chiedersi se La Zanzara ha un problema immorale. E qui si potrebbe rispondere con la famosa battuta che gira in rete: “Sono ludopatico, vado con le escort e sono dipendente dalla cocaina”. “Grazie per avere condiviso con noi il suo problema”. “Quale problema?”. O con quell’altra: “Ha problemi con la cocaina?”. “Quando non ho i soldi per comprarla sì”. Con Davide Lacerenza, Stefania Nobile (e con loro Davide Ariganello, detto “righello”) la lista dei presunti reati degli ospiti de La Zanzara si allunga (oramai, ho deciso, scrivo sempre “presunti”, anche se passati in giudicato, non potranno mai querelarmi per avere parlato bene di una persona). Ma è tutta una passerella di personaggi che vanno da Andrea Diprè “coca e mignotte tutta la notte” al Brasiliano in sindrome da astinenza da visibiltà Crucianesca, da Michelle Comi, che vuole fare la mantenuta e col Brasiliano ha fatto sesso (poi ha sottolineato “finto”), alla coppia di ludopatici Filippo Champagne e Nevio lo Stirato, che adesso hanno litigato: ma va? Due ludopatici forti bevitori che litigano, chi l’avrebbe mai detto. Così come: chi l’avrebbe mai detto che alla “Gintonteria”, come ho sentito chiamare il locale di Lacerenza, o al Malmaison, girassero cocaina ed escort e non solo da quando Lacerenza ha iniziato a fare i video autosputtanandosi (è la versione di lusso dei tristi locali di lap dance).

Ed è qui che si pone il problema immorale. Cioè dire: se è vero, come è vero, che la morale, spesso, nasconde faccende orripilanti; se è vero, come è vero, che tanto male si fa in nome di un presunto bene (dal femminicidio alla “cancellazione” woke), forse sarebbe il caso di porsi la domanda in maniera, direbbe Spinoza, “adeguata”: abbiamo un problema morale o un problema immorale? Prendendola da questa via le cose appaiono un po’ più chiare e si ingarbugliano ulteriormente. Ma in un mondo che oramai ha il pensiero corto e le righe lunghe (“venti centimetri”, parrebbe, la lunghezza standard delle linee in Gintoneria), siamo costretti ad allungare i sillogismi e accorciare le strisce, per così dire. Da scrittore ho sempre pensato che il romanzo non debba essere morale, non possa essere politicamente corretto. Non lo era l’Odissea, un horror fantascientifico in salsa pornosoft, non lo erano le tragedie, le commedie e i drammi satireschi quando nacquero e non vedo perché dovrebbero esserlo oggi. Ma La Zanzara ci pone di fronte a una diversa questione: la questione immorale. Un abbozzo di risposta credo di poterlo dare: non c’è alcun filtro. La narrazione di Cruciani e Parenzo non è una narrazione ma una “mostra”, femminile di mostro. Anche la scrittura più oggettiva, che è quella che cerco di praticare (anche se qualcuno, ogni tanto, mi dà del grottesco senza capire che sono un verista verghiano), è “mediata” da un pensiero, quello dello scrittore, che scegli i POV (Point of view) dai quali raccontare una storia. Lo scrittore taglia, cuce, sposta, decide cosa si deve “ascoltare” e cosa no. La Zanzara è invece il primo “media” senza media, quel programma è totalmente “im-mediato”.

Esso, potremmo dire, “accade” (“shit happens”). Il finto battibbecco tra Parenzo che si vorrebbe scandalizzato e Cruciani che forza ancora più la mano, è chiaramente rivolto a causare l’immediatezza della conversazione, del pensiero irriflesso. Così come la famosa frase di Cruciani: “Sei lento”, che segna la fine di ogni riflessione: La Zanzara è irriflessa, non riflette, non si guarda allo specchio, o lo fa in maniera troppo veloce per carpire i dettagli (che è dove si nasconde Dio). Che la velocità sempre in aumento del ritmo radiofonico e televisivo sarebbe stato un problema, una “questione”, si sapeva da tempo. Ma adesso c’è quasi una coincidenza “crashiana”, da Crash, romanzo di James G. Ballard, tra velocità del pensiero da scrolling, le Ferrari e le Lamborghini (Ferro e Lambo, sembrano due protagonisti di un romanzo comico-picaresco), il sesso, l’alcol, la cocaina e infine il muro fratelli’. Credo sia per questo che La Zanzara sia una delle prime forme di narrazione senza narrazione. Alt, mi correggo, è il riapparire della narrazione senza narrazione dopo che per qualche millennio l’Occidente ha pensato di strutturarlo, il pensiero. È qui che, come in tanti non capiscono, l’avanguardia altro non è che retroguardia: sono le scimmie di 2001 Odissea nello Spazio che brandiscono palline di coca, escort, supercar, sciabolano come se volessero picchiare il monolite. Credo sia abbastanza come abbozzo di riflessione. Chiudo citando il mio caro Manlio Sgalambro: “Chi ascolta veramente ascolta l’ascolto”. E non intendeva lo share.



