La televisione nel 2026 è molto snobbata. Il televisore sta diventando un accessorio per prendere polvere sul mobile, mentre lo streaming favorisce il recupero dei prodotti TV. Ma ci sono canali che tengono il passo, in particolare TV8, con una programmazione che Mediaset e Rai si sognano. Tra i format condotti dai soliti chef come Borghese, Barbieri e Bastianich, trovano spazio informazione e sport, ma soprattutto la punta di diamante del palinsesto: GialappaShow. Non si parla abbastanza di quanto un format come quello della Gialappa’s funzioni in qualsiasi epoca. Non invecchia mai: può cambiare canale, studio, conduttori e comici, ma i Gialappi sanno sempre raccontare la realtà contemporanea senza mai scadere nella comicità becera, azzeccando parodie e “personaggi tipo”.
Ogni lunedì sera a guidare il carrozzone un tempo erano in tre: Marco Santin, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto. Tre menti e tre risate inconfondibili, nate su Radio Popolare negli anni '80 e consacrate in TV col marchio Mai dire.... Nel 2023, il ritiro di Carlo Taranto avrebbe potuto affondare chiunque: l’abbandono di Carlo è equiparabile a quello di Geri Halliwell dalle Spice Girls nel 1998, non abbiamo perdonato Geri e non perdoneremo Carlo! Rimanere in due rischiava di rompere il triangolo perfetto di battute ed equilibri comici che per oltre trent'anni ha massacrato i malcapitati di turno. E invece no. Santin e Gherarducci, da veri fuoriclasse, non hanno cercato un rimpiazzo: si sono riorganizzati. L’ex trio è diventato una coppia comica micidiale con tutto il cinismo necessario. E pure senza la potenza ineguagliabile di Aldo, Giovanni e Giacomo, lo show non arretra di un millimetro.
La forza della Gialappa’s Band è sempre stata l’invisibilità: non stare mai sul palco. L'invisibilità è il loro superpotere. Ci si può affezionare a tre voci? Esperimento riuscito. Restano chiusi in regia a fare da arbitri parziali e disturbatori: dove li metti, stanno bene. Nel 1999 Paolo Costella ha diretto Tutti gli uomini del deficiente, dove un anziano miliardario (Arnoldo Foà) lascia l'eredità a chiunque condivida il suo nome, scatenando una gara surreale commentata proprio dalla Gialappa's Band per satirizzare i quiz e l'ossessione per il successo. Nonostante il cast d’eccezione e la colonna sonora affidata a Elio e le storie tese, al botteghino fu un flop, ma resta una pietra miliare per gli intenditori del mondo Mai dire…. Se non lo avete visto, recuperatelo. E se proprio non volete dargli una chance, c'è sempre L'assurda storia della Gialappa's Band, diretto da Walter Veltroni, ne abbiamo parlato qui.
Un meccanismo infallibile che dagli anni '90 a oggi è un tritacarne per chiunque passi sotto tiro, dal calciatore analfabeta degli esordi all'influencer svalvolata di oggi. Da questa eredità nasce GialappaShow, l'inizio di una nuova era per questa bestia immortale di format: non più su Italia 1, ma su TV8.
In questo autunno 2026, mentre Rai e Mediaset propongono una satira con l'artrite buona solo per non indisporre la dirigenza, la macchina guidata dal Mago Forest e dalle due voci in regia continua a mietere vittime. La squadra è solidissima: Ubaldo Pantani si conferma un fuoriclasse del camuffamento capace di estrarre le nevrosi dai malcapitati prima della cronaca; Brenda Lodigiani intercetta le icone pop dai social e l'intera cricca di caratteristi spinge sul pedale con una scrittura affilata. Giovanni Vernia ci regala un TerzUltimo da sogno, che vedremmo volentieri a Tor Vergata, e il CEO del “Biliardario SPA” Maicol Pirozzi firma una parodia del coach motivazionale da Oscar. Sensualità a corte con Simona Garbarino e Marcello Cesena è la certezza che non annoia mai, con special guest che condiscono una soap che vorremmo vedere per sempre. Spiace dirlo, ma niente a che vedere con i vari Zelig e Colorado e neanche con LOL e l'ottimo RIP: qui si gioca un'altra partita.
Ma diciamoci le cose come stanno: la vera padrona di questa e delle recenti stagioni è Giulia Vecchio. Se Paola Cortellesi dovesse mai avere un’erede, eccola qui: bella, brava, versatile, sa far ridere su tutto e lo fa meglio di tutti. La Vecchio è la dimostrazione di cosa succede quando prendi una che sa recitare davvero - scuola Piccolo di Milano, mica comica improvvisata su TikTok - e le dai carta bianca per massacrare la TV contemporanea. La sua parodia di Monica Setta ha fatto schiumare la diretta interessata, scatenando le solite risibili minacce di querela che sono il bollino di garanzia per la vera satira. Poi è arrivata la sua Milly Carlucci: un capolavoro di cinismo robotico e sadismo paternalista da prima serata, talmente riuscito da costringere la Carlucci vera a incassare il colpo e invitarla a Ballando con le stelle. E ancora, una Iva Zanicchi debordante e un’imitazione di Emma Marrone che molti non hanno ancora capito, ma che ha del geniale nell'esasperare i tratti più agguerriti della cantante salentina con una resa vocale impressionante. In un team di fuoriclasse, Giulia Vecchio trasforma ogni suo sketch nel momento migliore della puntata. Mentre il resto della TV si scusa preventivamente per non urtare la sensibilità del gatto di casa, lei prende gli stereotipi della fauna televisiva e li smonta con una naturalezza disarmante.
Ma in fondo il segreto di GialappaShow è anche la mancanza di “costanti”. Le conduttrici al fianco di Forest cambiano ogni puntata: quest’anno abbiamo visto ritorni, come quello di Simona Ventura a oltre trent’anni da Mai dire Gol e l’esordio di Malika Ayane alla conduzione. L’idea della rotazione sa un po’ di Festival di Sanremo, ma in versione decisamente più spogliata dalla formalità ingessata. Sarà anche per questo che lo show degli ex Mai dire… ci sembra una gradevolissima nota stonata nei palinsesti tv: lo show risulta radicale, quasi anarchico, un sospiro di sollievo. La verità è che, se la Gialappa’s funzionava già negli anni '90, nel 2026 è diventata un animale in estinzione da preservare. Oggi la TV soffre di un male incurabile: la paura di risultare sgradevole, quando spesso già lo è. In un mondo fatto di politicamente corretto di facciata, ospitate concordate e conduttori che si scusano prima di lanciare la pubblicità, GialappaShow resta uno dei pochissimi baluardi di comicità d'attacco. Non c'è pedagogia e non ci sono limiti al cinismo: è l’unico programma comico che fa ancora ridere, senza se e senza ma. TV8 si tiene stretta la sua gallina dalle uova d'oro e fa benissimo. Non certo per dovere di palinsesto, ma per il puro, catartico piacere di vederli distruggere tutto.