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Le canzoni più belle del 2025? La lista di MOW: da “Bad bunny” a Cremonini, gli Zen Circus e la colonna sonora di Stranger Thing, perché sì, siamo dei sentimentali, ma anche un po' dei maiali...

  • di Benedetta Minoliti Benedetta Minoliti

31 dicembre 2025

Le canzoni più belle del 2025? La lista di MOW: da “Bad bunny” a Cremonini, gli Zen Circus e la colonna sonora di Stranger Thing, perché sì, siamo dei sentimentali, ma anche un po' dei maiali...
Abbiamo scelto per voi le canzoni (e i dischi) del 2025. Dai Baustelle cosmici di El Galactico a Bad Bunny che continua a ricordarci che far ballare i culi è una cosa serissima; da Cremonini che smonta il mito dell’uomo forte a Lucio Corsi che rivendica il diritto di non esserlo mai stato. In mezzo ci sono gli Zen Circus, Paolo Conte, i Big Thief, Giorgio Poi, Sayf, i Dire Straits da viaggio lungo, Tame Impala quando le vecchie abitudini bussano alla porta e persino Stranger Things, perché a volte la musica finisce e restano solo i suoni. Voci, età, gusti e ossessioni diverse, una sola certezza: la redazione di MOW nel 2025 ha ascoltato tantissima musica. E come sempre: tutto bellissimo

di Benedetta Minoliti Benedetta Minoliti

Gli articoli musicali sono tra i più letti su MOW. Tra interviste e recensioni, abbiamo ascoltato così tanti brani che scegliere i preferiti della redazione non è stato facile. A sorpresa, troverete nella nostra lista delle canzoni del 2025 tantissima musica leggera, anche se il mondo è pesante, e uno schizzo di porcaggine. Qualcuno, però, rimane fedele al rock e al pop. Ecco quindi le canzoni preferite del 2025 della redazione di MOW. 

Moreno Pisto

Come album direi El Galactico dei Baustelle. Semplicemente perché sì, lasciar andare è meglio di scopare. E poi Bad Bunny. Ché la cosa più bella del mondo è far ballare i culi

Riccardo Canaletti

Cesare Cremonini, Ragazze facili. La canzone è del 2024 e fa parte dell’Album “Alaska Baby”, ma è stata riproposta da Cremonini come singolo nel 2025, con un videoclip girato a Londra da Greg Williams. I cori sono di Elisa, una delle voci più belle che abbiamo in Italia e, soprattutto, una delle cantanti più colte. Cremonini è forse la più bella penna del pop italiano che abbiamo ora. In Ragazze facili smonta la retorica dell’uomo forte senza restare intrappolato nell’ideologia. Un inno all’esperienza diretta. Del dolore, dell’amore, dell’abbandono, ma anche della catarsi. Come se fossimo tutti Achille, e al piede avessimo fin dalla nascita una freccia conficcata nel tallone

Ottavio Cappellani

La colonna sonora di Stranger Things perché sono nato nel '69 e perché dopo gli '80 la musica è finita. Restano solo i suoni.

Gianmarco Serino

Il disco del 2025 è Il Male degli Zen Circus. Perché è un disco che lascia cicatrici. L’autore che invece rimane inciso nel cuore anche se non c’entra proprio una s**a con il 2025 è Paolo Conte, che di quest’anno è stato la colonna sonora, con il disco Paris Milonga.

Emanuele Pieroni

Volevo essere un duro di Lucio Corsi. Ok, sarò banale, ma è quello che è: “Volevo essere un duro” è la mia canzone del 2025. Un po’ per quel testo lì, che smonta e percula il mito della forza raccontando la grande vittoria che c’è negli sconfitti, ossia in tutti quelli che si sono accorti, fino a accettarlo, che la durezza è una maschera imparata male, più fragile della fragilità di chi, per proteggersi, sceglie ogni giorno di indossarla. E un po’ perché come fa a non piacerti Lucio Corsi così tutto storto, così tutto sgraziato e fuori dal tempo? Insomma dai, un personaggio che non chiede comprensione, né assoluzione, limitandosi a spiattellarci in faccia che crescere, a volte e anche quando si è già grandicelli, significa accettare di non assomigliare all’eroe che avevamo in mente. Signori, è raro coraggio.

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Cosimo Curatola

Il 2025 è stato un anno carico di uscite. Personalmente ho scoperto Marco Castello, consumato i Dire Straits (che funzionano benissimo durante i lunghi viaggi in moto) e ascoltato tanto country da arrivare ai Big Thief, gruppo newyorkese perfetto per i vostri aperitivi chic. Il loro Double Infinity, uscito a settembre, ha suoni onirici e testi micidiali, da leggere durante l’ascolto. Detto questo i dischi dell’anno per me sono due: il primo è Schegge di Giorgio Poi e il secondo è Se Dio Vuole di Sayf, che per me è anche il rapper dell’anno.

Domenico Agrizzi

My Old Ways, Tame Impala. Non sono un grande fan della band, a volte mi sembrano un po’ stucchevoli. Spesso, non sempre. My Old Ways no: quel testo volutamente ripetitivo mi dice qualcosa: serve andare avanti, ma la tentazione di rimanere fermi è troppo forte. Cambiare tutto affinché tutto resti com’è. Vecchie abitudini contro un futuro che sta arrivando e la paura (brutto vizio) di non essere pronti. “Lo so, avevo detto mai più”. Eppure.

Elena Cupidio

Mi trascina in un altro ambiente, in un’altra epoca. “Going back home to New Orleans” per me è un pezzo cardine, io che a New Orleans non sono mai stata ma tra le parole riconosco lo slang diverso del gran minestrone culturale di quel posto assurdo, tra moonshiners, bayou e quartieri multietnici. Bridge e special che fanno solo venir voglia di ballare. Questa è la preferita perché inverte completamente il Rock a bye Basie originale. Se la conosci la riconosci altrimenti il brano sembra costruito ex novo. 7 minuti e più di intrattenimento acustico. Divertimento e sfida: prendere tutti gli accenti quando ci balli sopra.

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