Victoria De Angelis è tornata a definirsi “bassista dei Måneskin”. Lo ha fatto senza clamore, in punta di piedi: ha semplicemente aggiornato la sua bio su Instagram. Nessun post d’effetto, nessuna storia ad annunciarlo, nessun fuoco d’artificio. Solo quella frase secca, buttata lì con apparente leggerezza, eppure, più eloquente di mille comunicati stampa. Perché a volte sono proprio questi piccoli gesti a dire che una band è pronta a ripartire sul serio. Si rimette il nome al suo posto, e si ricomincia da lì.
Da oltre un anno si rincorrono voci su un possibile ritorno dei Måneskin. Tanti rumors, ma mai una conferma ufficiale. E neanche una vera smentita. Nel frattempo, ciascun membro ha preso strade diverse: Damiano David ha fatto parlare di sé con un disco solista che ha diviso il pubblico, e ora è finito al centro del gossip per il matrimonio imminente con Dave Cameron. Lui stesso ha dichiarato che sarà “un anno bellissimo”. Magari non si riferiva solo alle nozze.
Thomas Raggi, invece, ha appena lanciato il suo progetto personale, “Masquerade”, prodotto da Tom Morello: un lavoro solido, senza dubbio. Ma la domanda sorge spontanea: ok l’album, ma dov’è finito il tour? Con nomi del genere coinvolti, ci si sarebbe aspettati almeno qualche data, se non negli stadi, quantomeno in location importanti. E invece, silenzio. Fa un po’ pensare: questi progetti solisti sono davvero operazioni artistiche, o sono stati tentativi di monetizzare in attesa di tempi migliori? Perché, guarda caso, sono durati appena due anni. Troppo poco per costruire una carriera parallela, abbastanza per capire che l’eco mediatica senza il “marchio Måneskin” si spegne in fretta.
La verità è che i Måneskin funzionano meglio quando stanno insieme. La loro forza è sempre stata quell’alchimia irripetibile fra i quattro, che li rendeva irresistibili. E quando quella scintilla si spegne, anche l’energia che li distingueva inevitabilmente cala. Lo dicono anche i numeri: la società che gestisce il brand — guidata da Alessandro De Angelis, padre di Victoria — ha registrato un calo degli utili da quando la band si è presa una pausa. Niente panico: si parla ancora di utili, non di perdite. Ma la differenza rispetto ai tempi d’oro si sente eccome. Meno concerti, meno hype, meno visibilità.
E va detto: oggi vivere di streaming non basta più. Gli artisti guadagnano con i live, le collaborazioni, le campagne pubblicitarie. E mantenere una vita da superstar ha un costo elevato. In un panorama musicale dove ogni giorno assistiamo a reunion di ogni tipo, quella dei Måneskin sembra quasi fisiologica. Loro avevano detto che si sarebbero riuniti solo in presenza di “nuovi stimoli artistici”. Ma dopo album solisti, featuring, dj set, colonne sonore (Ethan Torchio è rimasto il più defilato di tutti), davvero hanno trovato il tempo per rivedersi, scrivere, provare e pianificare un nuovo disco? Oppure si tratta semplicemente di un revival ben confezionato?
Non è ancora un tour, né un singolo in uscita, ma è un segnale. E i segnali, di solito, precedono l’annuncio vero. A prescindere da tutto il resto, il ritorno di una band che ha iniziato per strada a Roma e si è ritrovata ad aprire i Rolling Stones — e non stiamo parlando di Sanremo o dell’Eurovision — non può passare inosservato.