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La benedizione

Michele Mari ha vinto il Premio Strega per il romanzo e il Premio contro le streghe che volevano farlo fuori dopo la polemica su Michela Murgia

Riccardo Canaletti

9 luglio 2026

Un Premio Strega per lui, una soddisfazione per noi che crediamo nei diritti ma non negli alfieri delle battaglie più strampalate, fatte a suon di censure, boicottaggi e sentenze a mezzo stampa contro le idee, anche le peggiori. Michele Mari ha vinto con I convitati di pietra tirandosi fuori da una polemica che non c’entrava nulla: con la letteratura, con la morale e con il patriarcato

Foto: Ansa

Che il peggiore dei romanzi di Michele Mari fosse migliore dei migliori romanzi degli altri candidati era scontato. Posto che, come sostiene Mari stesso, I convitati di pietra (Einaudi) non sia tra i suoi libri migliori. Perché, a volergli dare torto, non è certo tra i suoi libri peggiori (i suoi peggiori sono le due raccolte di poesia), e per gli standard dello Strega poteva dirsi quasi un capolavoro. Che sia stato più un premio alla carriera va anche bene, perché si è comunque riusciti ad arginare la banalità in favore della qualità. Che sia stato, in definitiva, un premio nonostante la polemica è invece un buon segnale. Quest’anno la Fondazione Bellonci, forte, pare, di un regolamento rigidissimo, ha garantito a Mari ciò che gli spettava, il suo trono di spade, meritato più e più volte e mai datogli in passato.

Michele Mari Listing
Michele Mari alla finale del Premio Strega 2026 (che ha vinto) Ansa

Il signore dei draghi, qualche mese fa, si era scontrato con il sanguinoso impero delle murge, cioè dei fan bidimensionali della scrittrice sarda morta qualche anno fa. Gli altipiani del conformismo italiano sono vastissimi, dunque aver retto botta, col solito broncio tutt’altro che serafico, sorvolando letteralmente sulla polemica, a bordo di quello che immaginiamo essere uno sfasciatissimo bus dello Strega all’interno del quale chissà davvero cos’è accaduto o meno, era già di per sé da premio. Più che Strega un “premio contro le streghe (e gli stregoni)”. Termine usato non a caso, dal momento che quel mondo lì si autodefinisce da tempo, pensando di farsi un complimento, una congrega di streghe, cioè di donne emancipate perseguitate dagli uomini (cosa che ha dell’antistorico e del comico). Di emancipazione culturale, tuttavia, se ne vede poca; streghe e stregoni murgeschi più che perseguitati sembrano voler perseguitare. Più che streghe spettri allora. Michele Mari, che con le parole ha più volte esorcizzato la carenza di fantasia tipica degli intolleranti e dei persecutori, è sopravvissuto a tutto questo, senza essere bruciato vivo dalle firme incarognite del giornalismo militante (che secondo noi non lo hanno neanche lambito), e senza - a dispetto dei racconti - aver bruciato nessuno, tantomeno Michela Murgia. Certo, ce l’hanno fatta, le più carogne tra le belle teste di questo Paese, a farci parlare per settimane di lui, di lei (che va santificata e mai criticata a quanto pare), e pochissimo di libri. Ma in un Paese come il nostro, con i libri che ci sono, per questo potremmo pure ringraziarle.

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