“Ah! Il mio culo mi brucia come fuoco! Che può mai significare? Forse ne uscirà fuori uno stronzo? Che può mai significare? Sì, sì, stronzo, io ti conosco, ti vedo e ti gusto!”
Questo non è Fabrizio Corona che inveisce su YouTube: questo è Wolfgang Amadeus Mozart, il più grande genio della storia della musica.
Dai quartetti alle sinfonie, dai concerti per pianoforte alle opere, tutto è leggerezza d’acqua sorgiva e violenza di cascata che travolge. La sua musica attraversa, passa nelle ossa, si infila nel cervello, ferma il tempo. E non sai perché succede, puoi arrivare fino a un certo punto, poi devi fidarti. Come con la fede.
Mozart è vita e morte, cammino e fermata, liquido e solido, carezza e pugno.
Lo stesso pugno che mi sarei data in faccia dopo aver passato quasi cinque ore a smadonnare guardando Amadeus, la nuova miniserie Sky.
Errori, forzature, scene inutili: talmente tanti sfondoni da farti pensare che sia tutto fatto apposta, così blocchi per verificare su Google e magari ti dimentichi di continuare. Volesse il cielo.Sarebbe facile dire che Amadeus è brutta. Persino legittimo.
Il problema di Amadeus però non è che sia fatta male: è che non serve a niente.
L’impostazione è quella trita e ritrita del Salieri sfigato che rosica perché Mozart gli mangia in testa. La stessa impostazione dell’Amadeus di Miloš Forman - sempre sia lodato - ma in versione pezzotta.
Il risultato è un Terra Amara mitteleuropeo in salsa woke,C’è pure un momento altissimo con Salieri che si masturba al fortepiano, che tocco Maestro! che alterna scene di sesso artefatte, passioni puerili e dialoghi ridicoli.
Giusto un paio di intuizioni, tipo Salieri che parla con Dio e lo rimprovera di avergli concesso abbastanza talento da capire quanto poco ne possieda. Che poi non è vero, Salieri era un signor compositore ma quella frase me la sono scritta per ricordarmi di rimproverare a Dio, la prossima volta che parliamo, di avermi concesso abbastanza intelligenza da capire quanto tempo ho perso con questo feuilleton.
Subito prima, avevo visto Io sono Notizia, la serie Netflix su Fabrizio Corona, che fa le scarpe ad Amadeus.
Le analogie ci sono. Salieri che incolpa Mozart di tutti i suoi mali come Lele Mora con Corona. Mozart divorato dal giudizio di un padre venerato - Leopold da una parte, Vittorio Corona dall’altra. Un esercito di sgallettate che Vallettopoli, in confronto, sembra l’oratorio delle orsoline.
E se Io sono Notizia è implacabile su Corona ma ne dipinge contesto, reazioni e psicologia restituendoci un quadro in cui ci ritroviamo più di quanto vorremmo, Amadeus è talmente finta da sembrare plastica riciclata.
C’è chi scrive che l’obiettivo della serie sia rilanciare Mozart come una rockstar per la Gen Z, replicando quello che il film fece con la Gen X. Solo che qui più che rilanciare si lancia. Dalla finestra, come le mutande di Corona.
La serie vuole psicanalizzare, e ci ammorba con il solito ritornello del genio e sregolatezza. Nel film, invece, Forman non racconta il genio: lo contempla.
La scena del Requiem resta inarrivabile perché non vuole spiegarci Mozart, ma mostrarci un uomo che sta morendo mentre scrive una musica che non morirà mai.
Su Sky, la stessa scena, sembra un attacco di labirintite.
Constanze parlando con Salieri dice: “Essere nell’oblio è un dono”.
Ecco brava Consty, facciamo un regalo a questa serie: dimentichiamola.
E poi torniamo di corsa a Mozart, che non ha bisogno di essere attuale per diventare eterno. Basta ascoltare le prime quattro battute dell’Ave Verum per cadere in ginocchio.
Ma insomma, possibile che non c’è manco una cosa bella?
No che c’entra, una cosa bella c’è.
Che finisce.