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9 aprile 2025

Nell’odio social per mesi: sono stata 'omofoba', 'femminicida', 'terrorista', ‘satanista'… Zeudi Di Palma e tutti gli altri: imparate a gestirlo o ve lo buchiamo ‘sto fandom

  • di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

9 aprile 2025

Dopo l'intervista in quel di 'Belve' a una ex gieffina dal seguito 'internazionale', sui social qualsiasi utente appassionato della trasmissione ha assaggiato una lercia fetta di odio online. "Perché da ore sto ricevendo insulti dall'Argentina?!" è una delle domande che leggo sempre più spesso. Nel mirino sono finiti anche personaggi tv come Monica Setta, tanto quanto gente comune: diverse testate stanno cercando di spiegare i motivi di questo sconfinato astio senza frontiere (né giustificazioni). L'ho vissuto per mesi durante lo scorso 'Grande Fratello', sulla mia pelle. E oggi lo voglio raccontare. Non per attaccare qualcuno, ma con la sana speranza di far comprendere a più persone possibile perché alle shitst0rm vada sempre messo il guinzaglio. Falsità ripetute h 24 e in ogni lingua del mondo restano addosso, sono lettere scarlatte. Che io, per esempio, sia 'omofoba', 'femminicida', 'terrorista', 'satanista', 'ladra' o almeno una di queste atrocità lo pensano ancora in molti. E, purtroppo al pari di tanti altri, mi porterò dietro tali infamie per parecchio tempo, forse finché campo. Il mio crimine? Aver commentato, per lavoro, il 'Grande Fratello'.
Nell’odio social per mesi: sono stata 'omofoba', 'femminicida', 'terrorista', ‘satanista'… Zeudi Di Palma e tutti gli altri: imparate a gestirlo o ve lo buchiamo ‘sto fandom

I social sono uno strumento di potere. Per chi di potere ne ha già. Oppure ne vuole (ancora di più). Oramai tendiamo a reputare perfettamente normali storture che di 'normale' non hanno un bel niente: da anni sono disponibili su pressoché ogni sito analisi dei profili dei personaggi più influenti online. Ognuna di queste analisi mostra altissime percentuali di BOT (account inesistenti, 'comprati' apposta a pacchetti di centinaia se non migliaia semplicemente per fare numero e mostrarsi primissimi nella gara a chi ce l'ha più lungo il monte K). Finché resta uno sfoggio di vanità egoriferita, possiamo soprassedere, magari intenerirci pure per tutti questi 'idoli' che non tollerano di veder ridotto il proprio impero di consenso assoluto, tanto da spender soldi per acquistare rinforzi dalle Filippine, dallo Yucatan, da qualunque parte del mondo pur di 'apparire' re della propria ombelicale giungla. Molti campano così: guadagnano adv e ingaggi tv dai fiorentissimi compensi soltanto in virtù delle oceaniche truppe di 'sudditi' che riescono a ostentare. Poco importa se, poi, quegli stessi oceani, dura lex sed lex e la storia lo dimostra, difficilmente si 'convertono' in punti percentuali di share in più o in effettive impennate di vendite del prodotto che costoro sponsorizzano. Se l'engagement, ossia i commenti sotto al post, è alto, allora va bene: l'impressione è che funzioni per davvero, il cliente resta appagato dagli incredibili insight che si ritrova davanti a fine campagna pubblicitaria. Lo stesso vale per 'interviste' e recensioni super positive del nulla cosmico. Anche se non aumenta il fatturato, anche se il programma non registra un aumento degli spettatori, anche se non si veicola alcune informazione 'utile', amen, la sensazione dall'esterno è che proceda tutto alla grande. Per questo vado dicendo da sempre che la bolla dell'influencer marketing, in generale, sia una sòla. E che ci siano valanghe di miracolati divenuti milionari per sentito dire, quando nella realtà, in un'altra realtà forse più adesa alla concretezza, non saprebbero nemmeno recarsi dal panettiere con le loro sole forze fisico-intellettuali. Pazienza, ogni epoca ha i 'miti' che merita. E noi abbiamo questi qui, nella maggior parte dei casi una enorme allucinazione di massa da cui difficilmente ci risveglieremo mai. Sempre fingendo che fino a qui sia tutto ok, il problema che voglio porre all'attenzione di chi vorrà leggere da qui in poi è un altro: l'ossessione quasi settaria che troppi sviluppano verso infulencer, concorrenti di reality, personaggi del sottobosco televisivo che poco fanno o sanno fare oltre a esistere. E sguinzagliare follower reali tanto quanto BOT pre-programmati contro chiunque osi intaccare il suddetto consenso assoluto di cui e grazie al quale campano. Ciò conduce a conseguenze per dirne il meno incresciose. Una mattina, per esempio, puoi svegliarti, aprire i social e scoprire che centinaia di account in tutte le lingue del mondo associano il tuo nome a 'omofobia', 'satanismo', 'terrorismo', 'femmicidi' e qualunque altro tipo di atrocità. Perché tu, 'lurido utero marcio' e 'vacca di merda', hai commentato per lavoro, come da diverse edizioni, il 'Grande Fratello'. Commettendo l'enorme e catastrofico errore di criticare la concorrente sbagliata. 

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Un tempo c'era 'Mai Dire Grande Fratello'. Oltre a creare personaggi rimasti nell'immaginario collettivo e il cui ricordo ancora oggi diverte più di una generazione, la Gialappa's Band dava agli spettatori un apporto fondamentale, ossia una chiave di lettura ironica e spensierata dei concorrenti, anche dei più 'forti' e 'amati'. Anzi, spesso diventavano così 'amati' proprio perché facevano ridere, era gente messa in una Casa tempestata di telecamere per non combinare niente da mane a sera, trovando modi fantasiosi per passare il tempo. Bonariamente, potremmo dire cialtroni, perdigiorno. Da quando questa interpretazione non esiste più, sono nati i fandom, ossia nutriti gruppi di persone che venerano questo o quel concorrente in qualità di semidei. Semidei perfetti, da proteggere e difendere contro chiunque non li trovi almeno eccezionali, per non dire fallibili. Così, sui social, commentare (quasi) qualunque reality è diventato sport estremo, a volte si finisce in mezzo a una vera e propria guerra. Quando dovrebbe essere puro intrattenimento scacciapensieri. E personalmente ricordo bene quando lo era. Ci si divertiva tutti, non si offendeva nessuno. Al massimo, si bisticciava sul momento, come può succedere durante un torneo di burraco, senza rancori, postumi indecenti, morti e contusi. 

Durante il 'Grande Fratello' dello scorso anno, ho vissuto mesi dentro all'odio social. E non lo voglio raccontare oggi 'per fare la vittima'. Non mi reputo 'vittima' di niente e nessuno. Credo però che alcune cose passino, nel percepito generale, sottovalutate, nascoste in piena vista. Tanto sono solo 'quattro imbecilli' che commentano online, non te la vorrai mica prendere? E se invece te la prendi, allora, hai sbagliato mestiere'. Con alterne fortune, scrivo di spettacoli e tv dal 2012. Ho ricevuto, negli anni, un'infinità di 'vaffanculo', di insulti, di sante crociate da parte dei fandom del personaggio 'intoccabile' e 'amatissimo' di turno. Ne ho sempre riso. Perché mi fa tenerezza quanto le persone possano affezionarsi a qualcuno che nemmeno conoscono e che sta all'interno di un programma tv. Come fosse un parente stretto con cui però mai hanno mangiato insieme. Credo fortemente che intorno a noi ci sia una enorme, famelica solitudine. E allora sì, il canale 55 (dove Mediaset mostra la diretta del 'Grande Fratello' h 24) può diventare un rifugio per tantissimi, qualcosa che fa compagnia nel corso delle giornate, tanto da indurre a pensare che quei personaggi lì siano 'amici'. E se qualcuno parla 'male' di un amico, non va bene, tocca cantargliene quattro, eh. L'ho sempre accettato col sorriso, fa parte del gioco e in una certa maniera del mio lavoro. Specie se il mio lavoro è anche scrivere pagelle dei programmi tv, 'Grande Fratello' compreso, bocciando e promuovendo la flora e fauna che abita la Casa (un tempo) più spiata d'Italia. Io però una strage come quella dell'anno scorso non l'avevo vista mai. E spero con tutto il cuore di non rivederla mai più. 

 

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Tutto ha avuto tragicomico inizio con l'ingresso in corsa nel reality della ex Miss Italia in streaming Zeudi Di Palma, al tempo conosciuta oggettivamente dall'ufficio anagrafe e da Google, qualora venisse curiosità di sapere chi avesse vinto quel concorso di bellezza nel 2021. Una incoronazione segnata da un dichiarato 'errore tecnico'. Come riporta Davide Maggio (e non solo), il nome della Miss era stato inserito per sbaglio nella busta della terza classificata. Una gaffe tra le tante che spesso accadono durante la kermesse, specie da quando è in onda soltanto sul web e non in tv. Comunque eliminata e ripescata il diretta, la bellissima di Scampia si aggiudica la corona, dedicando il trionfo a mamma Maria Rosaria. Sempre lei, mamma Maria Rosaria gestisce i social della figlia, specie da quando è entrata nel reality. E il profilo X ufficiale della pargola 'parlava' già in quattro lingue diverse, tra cui il portoghese, fin dall'inizio. Insomma, si rivolgeva all'intero mondo. Fatto curioso per una concorrente nota a stento già in patria. 

Non voglio (ri)entrare nelle dinamiche del gioco. Le ho già commentate a suo tempo sul sito del Corriere. E non cambio posizione di una virgola rispetto a quanto scritto. Zeudi ha giocato, forse meglio di tutti gli altri, per arrivare alla finale e non si è fatta scrupoli tra incoerenze manifeste e pianti a secco. Tutto regolare, siamo in un reality, i partecipanti 'grandefratellano'. Solo che di lei questo non si poteva dire. Alla prima critica, arrivavano eserciti di Unni a farti passare i guai. Questo non è successo soltanto a me, ma sistematicamente a chiunque s'azzardasse a esprimere una opinione contraria a come la maggioranza (di seguaci imbufaliti e BOT) la pretendeva veder dipinta. Scrivendo di programmi tv, si scontenta sempre qualche fan. Ma qui erano centinaia di 'persone', una mole di decine e decine di notifiche al minuto ogni giorno, 24 ore su 24. Non solo, come è più che lecito e ci mancherebbe, non si trovavano d'accordo, ma apostrofavano gli incauti 'eretici' nelle peggiori maniere. In pratica, tutte le mattine aprivo i social e leggevo appelli al Corriere affinché mi licenziasse in quanto 'omofoba' (Zeudi si era autoproclamata queer e quindi (?) rappresentante dell'intera comunità arcobaleno, ndr). Se non ti convinceva qualunque cosa facesse in quella Casa, dovevi per forza odiare chiunque non fosse 100 % etero. Una campagna di livore spropositata, definizioni che sporcano e che rimangono ancora oggi. Mi ci sarebbe voluto niente per aggiustare il tiro e tessere le lodi di costei, in modo da evitare queste belle conseguenze. In molti lo hanno fatto, tanto si stava parlando di una sciocchezza, del 'Grande Fratello'. E scrivere benissimo di Zeudi significava 'guadagnare' follower e consensi social, farsi un nome online. Il problema, però, oltre al fatto che grazie al cielo non campo di views ed engagement ma svolgo un altro mestiere, a me quella concorrente non piaceva. E non mi andava di elogiarla controvoglia, solo per far cessare questo sciocco bullismo delle medie, su scala 'mondiale'. Allora, le minacce si sono intensificate, diventando sempre più brutali. Gente online disquisiva del mio utero, della necessità di togliermi i figli, qualora ne avessi, anzi no, perché nessuno avrebbe mai avuto il coraggio di scoparsi una vecchia cessa come me. Nel dubbio, meglio se mi fosse venuto un cancro, in modo da evitare la possibilità che concepissi. Ma almeno potevo crepare presto. A nastro, 24 ore su 24 e in tutte le lingue del mondo, perfetti sconosciuti s'interessavano delle mie ovaie. Mentre altri si associavano nei famigerati 'mutirao' per mettere una taglia sulla mia sciagurata testa: "Oggi dalle 15 segnaliamo in massa il profilo di Grazia Sambruna, postate nei commenti lo screen della vostra segnalazione perché vogliamo le prove che l'abbiate fatta per davvero". Gli account di moltissimi utenti sono saltati in questo modo. Non pochi li usavano per lavoro. E ci hanno perso soldi. Sempre a causa del 'Grande Fratello', per l'ossessione 'internazionale' verso il 'Grande Fratello'. Era tutto surreale, inspiegabile. Ma bastava bloccarli, no? A parte che farlo sarebbe stato un doppio lavoro (non retribuito), era anche una perfetta perdita di tempo: appena ne bloccavo uno, rispuntava nel giro di cinque secondi, neonato, sempre con zero follower e senza foto profilo, riprendendo gli insulti esattamente da dove lo avevo interrotto: "Non mi fermerai mai, sono sempre io, ti stavo dicendo che devi stare attenta a uscire di casa, abbiamo già pagato qualcuno, le parole hanno conseguenze". Bizzarro. Quando, dopo il reality, il fandom che continuava a spargere il peggior odio online si stracciava le vesti perché la loro beneamata lamentava d'essersi vista costretta ad annullare una data in teatro 'a causa di minacce ricevute', all'ennesimo piagnisteo ho commentato: "Eh, che cosa doveva succedere? Il Bataclan?". Non l'avessi fatto mai, da lì sono diventata, per acclamazione impopolare, pure 'terrorista'. Ok. Del resto, ero già anche 'ladra' perché avevo definito l'arrivo in finale di un'altra concorrente 'un furto con scasso', trovando che non meritasse di giocarsi la vittoria rispetto ad altri. Qualche tempo dopo, costei annunciò tramite Instagram d'essersi ritrovata due ladri in casa. A furor di fandom, fu colpa mia. Sul serio: a detta dei più avevo istigato quel paio di topi d'appartamento, ispirandoli a fare irruzione proprio in casa di questa ragazza. E così 'Grazia Sambruna' è diventata anche 'ladra', in tutte le lingue del mondo. Ma per davvero, il gregge ripudia le metafore, le metafore sono reati. 

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La delicatezza del fandom

A un certo punto, avevo la mail intasata da spam fantozzianamente minaccioso. Fino a che mi si riempiva la posta e non potevo più riceverne. Non c'era problema, cancellavo. Ho cominciato a preoccuparmi un po' quando una persona per cui lavoravo (sono freelance, ndr) mi ha chiesto se fossi 'satanista'. Eh?! 'Perché lo dicono tutti, gira questa voce sui social'. Ed era vero, lo dicevano 'tutti' in groppa a X. La calunnia partiva sempre da account BOT che cominciavano a diffondere 'l'informazione'. Puntualmente poi qualcuno la ripeteva perché ci credeva sul serio o semplicemente perché gli avevo criticato lo stesso o un altro idolo televisivo. Non c'era modo di mettere freno alla boiata, alle tante boiate generate sempre così che oramai stava intaccando anche le mie collaborazioni. Nessuno voleva lavorare con una 'omofoba', una 'satanista', una 'che ha difeso Filippo Turetta', una 'che fa i porno' (ne sono stati creati parecchi tra AI e deepfake, mi vedevano entusiasta protagonista. Sono arrivati perfino a mia madre che manco ha i social, glieli hanno girati via Whatsapp e mi ha telefonato, comprensibilmente mezza infartata). Ogni santo giorno mi ritrovavo a giustificarmi per cose assurde e infamanti. Che non avevo mai detto, scritto, fatto né pensato. Un oceano di merda. Per il 'Grande Fratello'. Per il cazzo di 'Grande Fratello' del cazzo. Mi perdonerete la volgarità. 

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Questa mail la posto solo perché è fantozzianamente divertente, a suo modo

Su X rispondevo alle accuse di persone che non esistevano. E non andava bene rispondere perché alzavano il tiro. Ma non andava bene nemmeno ignorarle. Perché alzavano il tiro. L'unica via di uscita, mentre i peggiori sospetti aleggiavano sulla mia persona 'perché lo dicono tutti', era decidermi a scrivere benissimo di questa Zeudi Di Palma, cosa mi sarebbe costato darle sempre e solo 10 in pagella paragonandola a Monica Bellucci? Zero. Ma farlo avrebbe significato piegarmi ai capricci di centinaia di nipotine sceme del Padrino. E non ne avevo alcuna intenzione, purtroppo o per fortuna. Molte mi scrivevano che pure la povera Miss si prendeva ogni giorno la sua dose di insulti 'gratis'. E allora, per uno strano senso di 'giustizia social', dovevo pagare anche io allo stesso modo, anzi, di più. Solo che io non partecipavo a un reality, non percepivo un cachet da concorrente, io percepisco compensi da freelance. E se mi saltano collaborazioni, finisco a vivere sotto a un ponte, non è che, con tutto il rispetto, perdo un'adv da svariati K ma poco male, tanto fra cinque minuti me ne verrà proposta un'altra, ancora più profumatamente pagata. Io se perdo il lavoro, perdo tutto. E allora, sul serio, non potete mettervi insieme per far licenziare la gente soltanto perché ha un'opinione diversa dalla vostra su un qualsiasi personaggio più o meno famoso. Su un qualunque concorrente del 'Grande Fratello'. Non esiste il 'reato' di... esprimere un parere. 

È arrivato il giorno in cui ho pianto. Un errore catastrofico, questo sì, perché ovviamente quel video di pochi secondi è diventato meme. Mi viene risbattuto in faccia ogni giorno ancora oggi, il fandom la considera tuttora una enorme vittoria 'personale'. Avevo perso collaborazioni a causa delle infamie che si leggevano su di me, in tutte le lingue del mondo, online. Fuori dai social avrei pure una vita privata su cui non mi dilungo però, ecco, in quel periodo la sorte non mi stava dicendo bene. Nella specifica mattina del video in cui piango, inoltre, avevo scoperto che una persona che reputavo amica da almeno un anno e con cui chiacchieravo, confidandomi, ogni giorno, si era venduta (?) un mio vocale allo stramaledetto fandom. O di sicuro aveva lasciato che accadesse, senza intervenire. L'ho scoperto perché aprendo X me lo sono ritrovata ovunque, quel vocale, postato da eserciti di account straziati dal fatto che lì dicessi un 'vaffanculo'. Ero una 'psicopatica', quindi, dovevo essere licenziata quanto prima. Di nuovo. 'Essi', grazie a quel vocale, avevano le prove delle mie squilibrate condizioni, dunque riprendevano, come al solito, a menzionare i siti per cui scrivevo, richiedendo a gran voce di farmi fuori, indignitassimi. E allora ho pianto, che testa di cazzo che sono. Però nello sciagurato video in cui purtroppo esondo, nato dall'esasperazione di mesi e mesi trascorsi così ogni minuto, dico una cosa per me molto lucida che, ovvio, è riuscita comunque a essere fraintesa e strumentalizzata in qualsiasi modo horror. Dico che 'sono una persona, non un personaggio'. Ed è vero. La vita reale non è il 'Grande Fratello' dove tutti, chi più chi meno, giocano per vincere e portarsi a casa il montepremi, mentre sono pagati per esistere, stare lì davanti alle telecamere. Io mi pago l'affitto scrivendo, è il mio mestiere. Nessuno mi mantiene né ho ambizione che ciò accada. Proprio il contrario, in verità. Non sono ricca, sono precaria come tantissimi altri, in qualunque ambito. Farmi perdere il lavoro non è una dinamica, un gioco, un dispetto divertente per creare hype. Me ne potesse fregare di meno dell'hype sarei morta. Io non 'grandefratello', io cerco di camparmi. 

E se siete arrivati fin qui sperando di trovare insulti a Zeudi Di Palma ed elogi a Helena Prestess, siete fuori di testa tanto quanto. Perché, se è pur vero che entrambe le tifoserie siano ancora una sorta di religione e ragione di vita nell'ottica di troppi fanatici, a me non importa assolutamente nulla delle dinamiche, dei bisticci e delle presunte strategie messe in atto qualche 'Grande Fratello' fa. Ma manco mi ricordo cosa sia successo, il problema è che 'voi' fanatici ancora avete tutto tatuato nel cervello, a memoria, come fosse Vangelo. Invece, doveva essere intrattenimento, pure stupido intrattinemento scacciapensieri. Perché è diventata una guerra, perché lo è ancora? Perché nessuno ferma questa pazzia che fa solo del male a chiunque venga coinvolto? Non esiste conduttore sano di mente che prenderebbe in trasmissione personaggi che si portano dietro minacce di morte e shitstorm feroci. Perché gli si potrebbero ritorcere contro in ogni momento, ma anche perché non tutti gradiscono che il nome del programma venga associato a intimidazioni e insulti schifosi su scala mondiale, perfino. Bene o male purché se ne parli, sì. Ma entro i sacri limiti dell'umana decenza. 

Tanti altri sono finiti in questo bieco e ottuso mirino come me in quei mesi assurdi. Persone comuni che s'azzardavano a commentare il reality, gente che lavora esprimendo opinioni o facendo meme sulle trasmissioni tv, influencer, concorrenti 'invisi'. Forse non parlarne sarebbe meglio, eviterebbe di dare ulteriore 'visibilità' a chi di questo campa. Però qui c'è uno schema molto preciso che si riproduce ogni volta che un personaggio famoso, e scaltro abbastanza, può indirizzare contro chiunque non gli vada a genio. E allora non si può ignorare. Mi ricordo di un ragazzo che si è levato dai social scrivendo che non si era mai sentito così 'sporco' per essere omosessuale da prima del coming out, quando ancora non si accettava e non pensava di poter mai venire accettato dalla società, dalla famiglia e dagli amici. A me queste parole fanno male tuttora perché leggevo ciò che gli scrivevano a raffica in quei mesi allucinanti: "fr0cio di merdä, abbiamo pagato dei mag*ebini per st*prarti, un giorno di questi te li ritrovi sotto casa visto che ti piace prenderlo nel c*lo, almeno ti diverti". E tutto questo schifo arrivava da un fandom che si proclamava in strenua difesa dei diritti della comunità arcobaleno. Io mi mortifico, non lo posso accettare. Sono state inviate mail ad aziende dove lavoravano persone qualunque con richieste di licenziamento perché "quello lì è un pedofilo". Cosa aveva fatto? Ancora una volta, criticato la concorrente sbagliata su X. E vai a spiegare che sia solo il frutto della perversa fantasia di qualche fanatica del 'Grande Fratello'. Ritrovati a giustificarti, all'improvviso, da un'accusa tanto infamante. Nella vita reale, non in tv, mica c'è un copione, non è che tanto non rischi niente per davvero. 

Io voglio che queste cose non succedano mai più. Non solo perché, purtroppo, non esiste copertura legale verso ignoti. Non mi interessa 'arricchirmi' coi soldi degli altri, fosse pure gente che mi insulta invano h 24. C'è da intervenire, c'è da mettere questo cazzo di 'guinzaglio' alle shitstorm degli invasati, dai telecomandati, dagli ossessionati. Perché potrebbero capitare a chiunque, in qualsiasi momento. Perché mentre prendi i pop corn e ti gusti la nuova 'faida' su X, l'ennesimo tutti contro uno in cui quell'uno è per forza stronzo e non ha mezzi né possibilità per difendersi, te lo assicuro, non vorresti essere il prossimo stronzo che ci finisce in mezzo. I miei più sinceri auguri. E chi ha potere di 'controllare' il proprio seguito, non può fare Ponzio Pilato. Perché vede ogni cosa, non raccontiamoci balle. Non ci si lava le mani con le vite della gente. Essere, per finta o per davvero, 'influenti' comporta onori e oneri. Primo fra tutti, la responsabilità. Fingere di non poter intervenire rende complici di questa merda. Oppure significa che questa merda la vuoi perché ti piace e conviene, da bravo (pre)potente. Ma non tutti sono sudditi, nessuno desidera vivere in dittatura. A parte i BOT, ma infatti quelli sono soltanto codici. O dimostrate di saperlo usare o ve lo buco 'sto engagement, fosse l'ultima cosa che faccio nella mia miserabile vita. Perché non accetto mai più di (ri)vedere persone, non personaggi, piangere e andare in pezzi, ritrovarsi con la reputazione sporcata a casaccio, per uno stupido reality del cazzo. Ma sarà un po' poco? 

Consiglio questa lettura STRAORDINARIA 🍿#Belve#MonicaSetta#StoriealBivio

[e grazie assai a @gmduello 🎀]

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