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24 marzo 2026

Olly e il fanatismo live, dai gesti equivoci e i pianti alle frasi nonsense. E sui social arrivano gli haters

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

24 marzo 2026

Qualcuno ha l’impressione che a far parlare di Olly siano più i movimenti del bacino e i gesti equivoci durante i suoi live che la musica. Nonostante la vittoria a Sanremo nel 2025, i sold out e gli streaming, il cantante genovese sembra avere un pubblico circoscritto ai teenager. Nel frattempo, hating e sospetti si sono scatenati sul web

foto di Ansa

Olly e il fanatismo live, dai gesti equivoci e i pianti alle frasi nonsense. E sui social arrivano gli haters

Olly un po’ come Elodie - ma con meno hit nel repertorio - pare costretto a puntare tutto sui muscoli e sul fanatismo live. Dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2025 con Balorda nostalgia, il cantante genovese si è ritrovato sotto una lente d’ingrandimento ancora più severa: ogni scelta artistica, ogni gesto sul palco, ogni parola detta (o non detta) viene amplificata e spesso polarizzata.
E forse è proprio questo il punto: quando un artista esplode nel mainstream in tempi relativamente rapidi, la percezione pubblica fatica a stabilizzarsi. Da un lato c’è chi lo vede come un prodotto costruito, dall’altro chi invece si riconosce in quella componente emotiva così esplicita, quasi senza filtri. In mezzo, una zona grigia fatta di ascoltatori che osservano, commentano, ma non si espongono davvero.
Nonostante il mainstream, i sold out, gli streaming: Olly rimane circoscritto dentro un determinato target - teenager - e fa ancora fatica a essere menzionato tra i grandi nomi della musica italiana contemporanea. Non tanto per i numeri, quanto per una questione di percezione artistica: manca ancora, secondo alcuni, un’identità musicale che vada oltre il momento e il fisicaccio sempre più simile a quello di Hercules.
Eppure il percorso non è privo di segnali interessanti. Le collaborazioni con Emma Marrone sono state un’opportunità importante per il cantante genovese: dal featuring prima della vittoria a Sanremo, Ho voglia di te, al brano scritto per lei, Brutta storia. Anche dietro le quinte si intravede una rete creativa in crescita: il producer July, sempre più presente, contribuisce a definire un suono riconoscibile, anche se ancora in evoluzione.

Olly
Il cantante genovese Olly

Il Tutta Vita Tour è iniziato il 20 marzo a Milano e il 22 marzo è proseguito all’Inalpi Arena di Torino. I social sono già invasi da video dei live, in cui Olly ostenta una certa teatralità con il suo corpo, sempre più parte integrante della performance. Non è solo musica: è presenza scenica, costruzione di un immaginario e ricerca di un impatto emotivo e immediato sul pubblico.
Ed è proprio qui che si divide l’opinione online.
Da una parte c’è chi legge questi gesti come un’estensione naturale dell’energia live, dall’altra chi li interpreta come eccessivi o studiati a tavolino. Le lacrime sul palco, ad esempio, diventano motivo di sospetto: “Ma dove sono le lacrime? Fa finta per fare scena?”, qualcuno scrive sui social.
Olly si è anche espresso sul referendum: “Non voglio fare il complottista ma prendetevi questo impegno”, ha detto ai fan per invitarli ad andare a votare. In molti non hanno capito cosa volesse dire con “non voglio fare il complottista”: una frase che è suonata nonsense, buttata lì solo per dimostrare di saper dare trasmettere anche “messaggi positivi”, forse.
Lo stesso vale per i momenti più “teatrali”, come l’interazione con il chitarrista durante alcuni assoli, che sembrava alludere a un'intimità non poco equivoca.
Per alcuni è semplice show, per altri un modo consapevole di provocare e attirare attenzione. Ma nel contesto attuale, dove ogni dettaglio viene isolato e rilanciato sui social, il confine tra espressione artistica e strategia comunicativa si fa sempre più sottile.
Nel dubbio, l’hating si è già scatenato. Ma accanto alle critiche, c’è anche una fan base estremamente coinvolta, che vive il live come un’esperienza totale. Ed è forse questo l’elemento più interessante: Olly sembra funzionare soprattutto nel rapporto diretto con il pubblico, più che nella dimensione “fredda” dell’ascolto digitale. Fino a che punto con questo possa c’entrarci la sua immagine, sarebbe da analizzare. Ad occhio e croce potremmo dire tanto.
Al di là dei commenti, quello che più fa “rumore” quando si parla di Olly non pare essere la musica, ma il modo in cui questa viene vissuta (o vista).
Un fenomeno che dice tanto sull’artista, ma forse ancora di più sul pubblico di oggi: sempre più parte attiva e determinante nel costruire, o distruggere, una narrazione.
La vera domanda, a questo punto, è se questa esposizione costante riuscirà a trasformarsi in un’evoluzione artistica solida o se resterà legata a una dimensione principalmente visiva ed emotiva. Perché nel lungo periodo, al netto dei trend e delle polemiche, è ancora la musica a fare la differenza. E quella di Olly, almeno ad oggi, non ha ancora dimostrato di saperla fare. Balorda discografia!

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