Ok, questo articolo è per i PotterHeads. In particolare per i PotterHeads Millennial. Per quelli che insieme a Harry ci sono cresciuti. Undici anni lui, undici anni noi. Dodici anni lui, dodici anni noi. E via dicendo fino a quando Colui che non deve essere nominato è stato polverizzato. Siete seduti? State respirando? Chi scrive sta per rivelarvi la verità che voi non avete ancora il coraggio di pronunciare: il nuovo trailer di Harry Potter e la pietra filosofale è un gigantesco no. Non solo perché sembra un raduno di cosplayer al Lucca Comics. Anzi, sembra più un raduno fake di cosplayer fake all’Etna Comics.
Ma perché dovremmo vedere questa serie? Il trailer avrebbe dovuto convincerci, immagino. Il logo uguale a quello del film. Battute identiche al film. Persino la voce italiana di Hermione è uguale: Letizia Ciampa, classe 1986. La doppiatrice è eccezionale, nulla da dire, ma questa scelta non fa che confermare l’ennesimo scopiazzamento. Questa nuova serie di HBO non ha proprio nulla di nuovo da dirci. Il caporedattore Canaletti suggerisce un libro intitolato Nostalgoritmo - Politica della nostalgia di Tanner. E in effetti, da un po’ di anni, il mondo del cinema, della musica e persino della moda, sembrano non voler proprio guardare avanti. La domanda sorge spontanea: ma sanno ancora farlo? Esiste ancora qualcuno in grado di creare qualcosa di nuovo?
Non che Harry Potter non meritasse una serie tv; è un cult, una storia che viene tramandata di generazione in generazione. Ma con Harry Potter bisogna andarci cauti. Harry Potter è meglio non toccarlo. Questa serie si preannuncia già come quelle cover dei ragazzi di Amici che arrivano e stravolgono La cura di Battiato con l’autotune e le bbarre, o riarrangiano La canzone del sole con FL Studio. Non si fa. E mettiamo pure che con Harry Potter si possa fare di tutto. Il punto è come farlo. Perché tutto ciò che viene dopo i libri della Rowling e la saga cinematografica non può trascurare il fatto che dovrà confrontarsi con uno standard altissimo. Questa serie - già lo si evince dal trailer - nasce per essere più fedele possibile ai libri della saga, ma finisce per rischiare di risultare una brutta copia dei film. Non siamo ipocriti: il confronto è inevitabile e creare un prodotto nuovo significa dover superare la qualità del precedente o quantomeno riuscire ad aggiungere quel qualcosa in più che sappia renderlo diverso. Sfida ardua dal momento che si tratta di un simbolo generazionale.
Ma davvero qualcuno ha pensato di poter superare la qualità della pellicola cinematografica di Columbus? Davvero qualcuno ha pensato che questi attori potessero essere migliori di Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson? Davvero qualcuno crede che il Severus Piton di Alan Rickman sia replicabile? E non stiamo troppo a soffermarci sulla nauseante scelta politicamente corretta di fare interpretare il personaggio a un attore nero. Nei libri il professor Piton è descritto con viso pallido e carnagione giallastra: WTF? Per carità, Paapa Essiedu potrà essere bravissimo, ma è evidente che chi è giunto a questa decisione deve essersi sentito il trasgressivo della comitiva. Ce lo immaginiamo così: che mentre fa finta di fumare un toscanello e sorseggiare un brandy esordisce con un: “Sai che c’è? Piton facciamolo nero, così qualcuno si incazza”.
Ma dicevamo della serie di HBO: remake di remake di remake di remake. Questa è la formula più gettonata del capitalismo negli ultimi anni. Non è arte né intrattenimento - suggerisce il nostro Cosimo Curatola - è solo economia. Economia che si fonda sulla nostalgia. Bellissimo sentimento, proficuo come nessun altro. Ma la nostalgia deve essere rievocata. E questa serie non rievoca: riproduce. Non riporta alla memoria un’esperienza dandogli un’espressione nuova, la rimette solamente in commercio. Non ci chiede di ricordare Harry Potter, ci chiede di ricomprarlo. Cambiano gli attori, le inquadrature (neanche troppo), la confezione; resta intatto il prodotto, pronto per una nuova generazione di consumatori e per una vecchia generazione di nostalgici consumatori. E ovviamente la serie esce a Natale. Come poteva non essere altrimenti? La combinazione risulta irresistibile: Harry Potter + Natale. Come fai a dire di no? Ma farà male, molto male. Perché qualcuno per capitalizzare ha scelto di rovinarci anche la nostalgia.