Prendersi un giorno intero per capire qualcosa. E fallire miseramente nell'intento. Eppure stavolta scrivere sembra più semplice, di sicuro più naturale. Ispirato alla storia vera delle sorelle Chaplin, che Herzog avrebbe raccontato di aver conosciuto davvero negli anni Ottanta a Londra, Bucking Fastard non è altro che una ricerca e insieme un’avventura di due sorelle (non gemelle) che parlano e vivono in simbiosi, persino i sentimenti. Le due attrici realmente sorelle, Kate e Rooney Mara, sono perfette (insieme a Orlando Bloom) in un film che non cerca il senso o forse ne trascrive semplicemente uno diverso.
Le dimenticanze di queste donne, le loro paure e le ossessioni di una intera esistenza passata costantemente in simultanea, guardiamo queste due vite accadere con gli occhi del mondo che le studia. Una prima parte di grande, straordinario cinema, nel mezzo il rischio di perdersi, per poi arrivare addirittura a superare nel finale del film la grandezza dell'inizio. Bucking Fastard in fondo è una magnetica e stramba storia d’amore come non l’avete mai vista, anzi, una storia di due esseri umani che non fanno altro che cercarlo, questo amore, assieme alla città ideale, perfetta per raggiungerlo. Finiranno per trovarla. Eppure, una volta “arrivate” in una strana grotta dell’amore verrà spontaneo chiedersi se queste due sorelle quella strada l’abbiano mai davvero attraversata. Ma in fondo è quello il punto. Difficile uscire se non si è mai entrati. Una perdizione di circa due ore dentro una Arcadia voluta diversa da come la avevamo sempre immaginata dove non ci sono colori, ma compaiono le ombre. E si ride anche un po'. In questo senso, tra lontano e prossimo, Bucking Fastard sembra il più lynchiano dei mondi. Almeno alla Mostra del Cinema di Venezia, per il momento. Dedica esclusa. E in anni in cui, di Lynch, si è terribilmente parlato poco, Herzog con questo film in concorso, a modo suo, ce lo fa sentire. Ed è vicino.