Svegliarsi alle 6 della mattina per arrivare all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Percorrere mezza Roma vuota e deserta nell’ultimo fine settimana d’agosto. I passanti giocano a scambiarci per sopravvissuti della notte, chi scrive non guarda lo schermo per paura di non riconoscersi più. Prima di varcare la soglia della Cavea, una sola regola scritta da nessuna parte: negare lo schema della giornata, l’agenda fitta del lunedì in arrivo, preferire a questi casini un caffè o una birra e tenere a mente una sola responsabilità. Quella di guardare il giorno compiersi attraverso la musica di Cosmo, o viceversa. E basta.
Comincia il dj set, arriva il concerto, a volte le due dimensioni si confondono. Il pubblico da subito in ascolto, è pronto a meditare. Ci spostiamo in prima fila e poi in seconda, subito dopo finiamo in alto sui gradoni dell’Auditorium e al lato del palco. Decidiamo di camminare nello spazio per guardare tutto da ogni lato, per poter tenere dentro quella visione collettiva stratificata e lasciarla evolversi nel ricordo.
Durante il live (Cosmo la sera stessa avrebbe organizzato un dj set speciale davanti a Spin Time dopo il concerto di Pan Dan) capitava di svegliarsi di colpo, come strappati a un sogno che, in realtà, non era poi così finito. Che fossero zombie usciti di casa quella mattina o temerari reduci dalle avventure girovaghe della notte, dopo ore dalla vera fine del sonno, ci ritrovavamo tutti così: con le braccia sollevate al cielo e le gambe che tremavano. Come se il corpo, oramai, non si fosse ancora rassegnato al risveglio.
Insieme a Cosmo: Pan Dan, Not Waving/Alessio Natalizia, e non solo. In scaletta ogni brano, o quasi. Ad accoglierci le canzoni provenienti da La fonte, il disco uscito nel 2026. Sonorità lente e lucide adatte a espandersi. Presenti, chiaramente, anche le hit di culto: Vele al vento, Regata 70, Quando ho incontrato te. E con grande sorpresa persino un inedito. Sul finale Cosmo ha suonato e interpretato un brano che verrebbe da definire viscerale, 'più vicino alla Terra', meno perso nell'aria; ma sarà solo il presunto arrivo del nuovo album a rischiararci le idee - dato che l'ultimo capitolo di questa trilogia inziata con il disco Sulle ali del cavallo bianco del 2024 e proseguita con La fonte dovrebbe uscire proprio il 20 novembre.
Insomma, quello che resta è la luce dilatata di un giorno non più l'ultimo di una settimana, ma il solo capace di riaprirla. E se aggiungiamo anche che la data finale del tour estivo di Cosmo opta per una domenica di fine agosto in una città in cui, come in Caro diario di Nanni Moretti, non restano che poche cose reali e manifeste, visto che molte sono solo allucinazioni dettate dal caldo, allora questa domenica è stata a tutti gli effetti una ripartenza. Come quelle vecchie storie classiche di fonti da cui bere per provare ad abbandonare il passato o conservarne la memoria e, in entrambi i casi, poter finalmente scegliere il futuro.