“Chissà perché due sconosciuti continuano a chiamarsi amore”. (I Cani, carbone, Post mortem, 2025). E chissà quanta gente ieri sera, al Mind Festival di Montecosaro, durante il concerto de I Cani, se lo sarà detto. Amore. Anche senza conoscersi. Perché era l'occasione giusta per sentirsi amati. Tra il pubblico, amici che s’incontravano in una notte d’estate di rientro in provincia, quarantenni che facevano i conti con la nostalgia, coppie di quelle che 'non si lasciano quasi mai' e anime solitarie, quando dirsi soli, in mezzo a uno spettacolo così, è praticamente impossibile. I Cani girano da un po’ per l'Italia, dopo l'uscita dell'ultimo album, Post mortem, nel 2025. E dopo quattordici anni, sono tornati al Mind con un concerto iniziato come fosse una “messa”e finito in una grande festa. Dal ritiro spirituale, in cui le voci delle persone cercavano di ripetere un po' a fatica le parole nuove del disco recente, fino al casino della fine, e i brani più noti di Contessa che non tenevano nessuno. Tra gli altri, Lexotan, tanto per dirne uno.
Sul palco, il buio. La band, Contessa, coperti dalla notte, intanto, alle loro spalle, quel piccolo universo continuava a mostrarsi. Dietro la voce, da sfondo, i video. Mentre suonavano Il posto più freddo, Aurora: c'erano stelle che scomparivano, scritte, fotografie. Frammenti di cinema d’archivio, esperimenti di video arte e galassie in movimento perenne. E riprendendo quell'idea di viaggio, la musica de I Cani è quella che, pensandoci, ha accompagnato tante odissee personali. Quelle degli universitari in lotta con le proprie velleità, le crisi che a diciotto anni erano voragini, gli amori che non avevano senso e quelli che ci hanno devastato. In ogni situazione I Cani c'erano, c’era Contessa per calmare quel mare mosso con “tante onde da distinguere” (Calabi-Yau). Da quel lontano 2010 in cui è nato il progetto musicale che avrebbe rinnovato il panorama indie italiano, che ha interrogato la deriva dei sogni di tanti e la cultura pop di alcuni, i versi de I Cani hanno costruito, per chi li ha ascoltati e se ne è avidamente servito, le mura di una Itaca. Canzoni come posti di fiducia dove siamo tornati quando non si sapeva da che parte avrebbe guardato il destino.