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“Combattiamo per non autodistruggerci”. Intervista totale a Tutti Fenomeni: Lunedì? “Con questo album voglio diventare un animale sociale”. E sulle collaborazioni con Giorgio Poi e Contessa…

  • di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

  • Foto di Lorenzo Castore

23 gennaio 2026

“Combattiamo per non autodistruggerci”. Intervista totale a Tutti Fenomeni: “Lunedì”? “Con questo album voglio diventare un animale sociale”. E sulle collaborazioni con Giorgio Poi e Contessa…
È uscito il terzo album di Tutti Fenomeni, si chiama Lunedì ma è uscito di venerdì. L’ha definito un disco borghese, anzi, “un letto rifatto”. Ha ‘abbandonato’ le fonti, i simboli, è sempre lui anche se è tutto diverso

Foto di Lorenzo Castore

di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

“Se hai pazienza le parole cominciano a disvelarti dei segreti. Ho pazienza, aspetto le parole”. Abbiamo intervistato Tutti Fenomeni o Giorgio Quarzo Guarascio per parlare del suo ultimo album, il terzo. Si chiama Lunedì, è stato prodotto da Giorgio Poi ed è uscito oggi, di venerdì (per 42 Records/ Epic Records Italy). Nelle sue canzoni è ancora ironico, "spietato", vicino all'assurdo e all'impensabile, ma disteso. È un disco privato, è un disco pubblico. Per Tutti Fenomeni, il 9 aprile in concerto all'Atlantico di Roma e il 22 maggio al Mi Ami Festival, Lunedì è come un “letto rifatto” ed è anche un po’ “borghese”. Mentre lo ascoltiamo, traccia dopo traccia, si manifesta un'immagine, anzi una sensazione, ed è l'inizio di qualcosa di nuovo e di strano. D'altronde Lunedì è una ripartenza. È senza paura, riflette sul potere, perché “la gente si lascia morire per la vergogna di chiedere aiuto” (Tutti Fenomeni, La felicità del cane), sulla chirurgia estetica, sul fatto che “siccome il mondo è per gli adulti lo copriremo di insulti” (Tutti Fenomeni, Mao). Eppure il suono è cambiato, si sente la calma tutta attorno. “Con Giorgio (Poi, ndr) è stato più un lavoro luminoso, più un affaccio alla finestra con piante, abbiamo lavorato molto sulla melodia”. Intanto si fa forte, quando ci parla di biblioteche e di parlamenti, di cultura in un tempo perso, di tiranni e di mali minori, il desiderio di essere la migliore versione di sé per aiutare gli altri. Perché alla fine, a lui interessa una cosa: “Combattere per l’istruzione, per l’autoistruzione, per non autodistruggersi”.

Tutti Fenomeni PH Lorenzo Castore
Tutti Fenomeni Foto di Lorenzo Castore

Giorgio Quarzo Guarascio, in una delle tue prime interviste al Canale di Venti hai detto di non sapere ancora chi fosse Tutti Fenomeni. Sono passati cinque anni, tre album, il cinema (Valentino nel film Enea di Pietro Castellitto), ti sei dato una risposta? 

No, anzi ho aggiunto soltanto confusione per me e per gli altri, però ci convivo bene. Io, Giorgio, sono consapevole che Tutti Fenomeni può essere una maschera, ma che alla fine sta diventando aderente a Giorgio. Sta diventando parte di me.

Merce Funebre e Privilegio raro sono stati prodotti da Niccolò Contessa, Lunedì invece da Giorgio Poi. Come mai è arrivata questa nuova collaborazione?

Per fortuna è arrivata. Nel senso che i rapporti a volte si logorano, ma ho la fortuna di essere stimato dalle persone che io stimo e con cui è meraviglioso lavorare. Giorgio è stato veramente provvidenziale da questo punto di vista, è stato molto bello lavorare con lui, molto diverso e peculiare rispetto a lavorare con Contessa. Se prima c’era una sproporzione dal punto di vista del linguaggio, con Niccolò ci trovavamo molto nel barocco, nel linguaggio, nell’oscuro, con Giorgio è stato più un lavoro luminoso, più un affaccio alla finestra con piante, e abbiamo lavorato molto sulla melodia. Credo che ci siano suoni più dolci, più caldi. L’album è un letto rifatto, mi verrebbe da dire, con lenzuola pulite.

Hai detto di essere timido, non proprio un animale da palcoscenico, eppure sei coraggioso in quello che scrivi. Dove hai trovato la forza per interrogare le cose che vedi e criticare il presente senza paura?

È una cosa un po’ innata, dipende dalle letture che ho fatto, dall’iniquità che ho visto, non mi definirei neanche un animale della vita, così come da palcoscenico, però sono audace, ho un senso della giustizia molto personale. Con questo disco spero di fare un salto di qualità dal punto di vista della timidezza, mi piacerebbe fare una grande esperienza sul palco e sentirmici a casa. Perché alla fine è la cosa più importante, il dialogo con il pubblico, fare le cose dal vivo, e non parlo soltanto di concerti. Mi sono reso conto che star dietro a una tastiera e lavorare a un album per un anno per poi rilasciarlo premendo un pulsante su Instagram mi fa stare male. Devo diventare un animale sociale.

Tutti Fenomeni PH Lorenzo Castore
Tutti Fenomeni Foto di Lorenzo Castore

Parli di giustizia. Per cosa vale la pena combattere?

Vale la pena combattere, in un certo senso, per la propria cerchia ristretta, per essere un esempio e influenzare gli altri a essere la migliore versione di loro stessi. Vale la pena combattere per l’istruzione, per l’autoistruzione, vale la pena combattere per non autodistruggersi.

“Poiché non sono molte le cose in cui riporre le nostre speranze di un mondo migliore, poiché tutto il resto sembra condannato a fallire in un modo o nell'altro, dobbiamo pur sempre ritenere che la letteratura sia l'unica forma di assicurazione morale di cui una società può disporre”. È Brodskij, Dall’esilio. In una realtà sempre più individualista quanto è importante essere culturalmente attivi? Pensi che l’arte debba ricominciare ad avere una responsabilità sociale?

L’arte sì, l’artista no. L’artista non è il possessore di una cassaforte di valori, però la letteratura con la “l” maiuscola è un’assicurazione morale, le cose sono interconnesse. Mi fa molto piacere che citi Brodskij. Per la verità questo disco è stato un po’ un abbandonare le fonti anche se poi restano introiettate, mentre Privilegio Raro era un album molto influenzato da quel tipo di letteratura russa. Ricordo una cosa che ho citato tante volte. Ho costretto amici a vedere, ascoltare, leggere il discorso di Brodskij per il Premio Nobel, riguardava l’utopia. Brodskij proponeva di mettere delle grandi biblioteche al posto dei parlamenti e di fare politica estera leggendo Dostoevskij e Thomas Mann - per fare un incontro tra russi e tedeschi. Penso che dovrebbe tornare centrale quel discorso utopico.

In Merce Funebre citavi l’amore per parlare d’altro, in Privilegio Raro attraverso di esso indagavi te stesso e la spiritualità, invece in Lunedì l’amore è centrale in alcune canzoni. Sembri disilluso forse, ma innamorato. È così?

Sì, assolutamente. C’è una visione più umana, più psicanalitica, più ‘io’, più ‘tu’. Ora c’è anche l’amore nella mia vita, ho cercato di non essere generico, come se avessi fatto una psicanalisi della mia musica e del mio mondo. La psicanalisi è una banalizzazione della spiritualità o dell’essere Brodskij, ma in questo disco ho sentito così, che fosse il disco borghese, è il disco ‘lunedì dallo psicanalista’.

In Lunedì sembri mettere in dubbio il femminismo di oggi, citi anche la questione del corpo, ‘essere magre, essere grasse è diventata la lotta di classe’. La chirurgia estetica che ci rende tutti uguali. Sembrano tutti problemi secondari. Qual è il tema più urgente sui cui bisogna davvero ribellarsi?

Il tema più importante su cui ribellarsi è di sicuro la mortificazione dell’azione, la trappola digitale. Quello del corpo, di classe, fa gioco a me per svegliare il pubblico su delle cose che però non sono importanti come il fatto che c’è un tiranno che ci governa. Nel secondo disco dicevo ‘il salvagente della rivoluzione l’ha già usato tuo nonno’, questa volta il problema è che, paradossalmente, anche ribellandoci facciamo guadagnare il capitale digitale. La nostra indignazione è motore e monetizzazione del tiranno, i re della terra sono muti ma non per questo meno violenti o meno mortificanti di ideologie che sembravano tutelarci, date per scontate e invece, vedendo quello che fa Trump oggi, mi sembra che tutto venga rimesso in discussione.

A Rolling Stone nel 2022 hai detto: “La mia, in fondo, è una ricerca di aiuto.” La musica, ciò che fai, il tuo lavoro, da cosa ti salva?

(Mi salva, ndr) dalla parte di me stesso che è conflittuale con la mia stessa memoria e con il mio stesso desiderio, il tema verso gli altri passa la palla al tema di tutelare me, salvare me, per poter essere una persona che influenza al meglio gli altri.

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