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La benedizione

Più Libri Più Liberi voleva combattere i fascisti col patentino, e invece ha finito per cacciare Paper First e Il Fatto quotidiano

Riccardo Canaletti

26 giugno 2026

Paper First non sarà a Più Libri Più Liberi, la fiera dell’editoria indipendente che da quest’anno ha scelto di chiedere un certificato di antifascismo alle case editrici che vogliono partecipare all’evento (che riceve anche fondi pubblici). Dovevano combattere i fasci, finiscono per combattere i libri e le inchieste dei giornalisti

Vi ricordate la notizia del patentino antifascista alla fiera Più Libri Più Liberi? La soluzione burocratica e illiberale proposta per evitare che editori fascisti partecipassero all’evento dell’editoria indipendente a Roma a fine anno? L’autocertificazione per essere veramente democratici secondo intellettualoni e istituzioni culturali? Dopo il caos creato sembrava che l’Aie si fosse ripresa, facendo un passo indietro e riflettendo bene su ciò che avrebbe fatto. Non è stato così. I moduli sono arrivati alle case editrici, anche a quella del Fatto Quotidiano, Paper First. La società editrice dietro al quotidiano di Travaglio, Seif, non firmerà la certificazione di antifascismo e non perché siano tutti fascisti, ma perché, facendo i giornalisti, sanno che la censura fa sempre schifo, anche quando a farla i “buoni” della storia. La pretesa pretesca di creare un perimetro morale oltre il quale qualcosa diventa inaccettabile può aver senso in svariati contesti, non quando si parla di cultura. La cultura che pone dei vincoli semplicemente diventa altro: politica soprattutto. Per lo stesso motivo, l’incredibile suscettibilità di chi crede di essere nel giusto, scrittori e autori in tutta Europa vengono cancellati e perseguitati, colpevoli di non avere le idee che piacciono a chi comanda. 

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Marco Travaglio Ansa

Nel caso specifico, il punto non è tanto dichiararsi dalla parte della Costituzione e antifascisti, ma il fatto stesso di doversi dichiarare qualcosa, di dover fare “coming out”. 1) Se serve dichiarare cosa si è e ciò in cui si crede, allora vuol dire che il proprio lavoro editoriale non ha assolutamente alcun valore. È il catalogo che dovrebbe parlare per noi. Dunque chiedere a un editore di autocertificarsi significa chiedergli di ammettere che il proprio lavoro è privo di senso. 2) Chiedere una certificazione di antifascismo e democraticità significa non essere democratici. Immaginiamo un bazar, la metafora è del filosofo Giulio Giorello, in cui si possono trovare varie cose, alcune delle quali potrebbero non piacerci. Non dovremmo rompere la merce che non ci piace, fin tanto che quella merce non fa del male a nessuno. Il principio è semplice: si combattono gli eserciti, i partiti, non i libri. Comunque bene così, le case editrici non fasciste iniziano a non andare a Più Libri Più Liberi, siete contenti? Dovevate combattere l’ondata nera e finirete con una fiera piena di editori fasci che firmeranno mentendo la vostra autocertificazione. Un successo.

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