Finisce il Festival di Sanremo e puntualmente iniziano le polemiche. Fuori tempo massimo, ma ci sono. Questa volta non c’entrano i voti della sala stampa, le giurie demoscopiche o il televoto. A far esplodere il caso è un video girato dalla galleria del Teatro Ariston durante la pubblicità che precede la proclamazione finale.
Pochi secondi, ripresi da uno smartphone. Ma abbastanza per far nascere un sospetto che sul web è diventato rapidamente una certezza. Il momento incriminato vede i due artisti in corsa per la vittoria, Sal Da Vinci e Sayf, protagonisti al centro del palco. La conduttrice Laura Pausini si avvicina a Sal Da Vinci, gli sussurra qualcosa all’orecchio con evidente entusiasmo. Poi si sposta verso Sayf, gli dà una pacca sulla spalla.
La reazione di Da Vinci è quella che ha acceso la miccia: gesti di incredulità e mimica di chi sembra dire “davvero io?”, uno scambio di sguardi, una parola detta a Sayf e poi una stretta di mano tra i due artisti. Un concentrato di emozioni che può suggerire tutto e il contrario di tutto.
Per alcuni è semplicemente tensione che vuole sciogliersi, per altri è la prova che l’esito fosse già stato comunicato prima dell’annuncio ufficiale da parte di Carlo Conti.
Al ritorno dalla pubblicità il conduttore annuncia la vittoria di “Per sempre sì”. La gioia di Sal Da Vinci è incontenibile. E proprio questa reazione, secondo alcuni utenti, sarebbe la “seconda conferma”: un’esplosione emotiva che sembrava trattenuta e che finalmente può esplodere con teatralità.
Sui social parte l’analisi forense del corpo umano. Esperti (o presunti tali) di micro-espressioni e linguaggio non verbale sostengono che la sequenza sia inequivocabile. Il verdetto è nei numerosi commenti: il misfatto è compiuto.
Ma davvero basta questo? E se fosse suggestione collettiva?
L’analisi della mimica facciale è uno strumento complesso e spesso sopravvalutato nel dibattito pubblico. Estrarre pochi secondi da un contesto altamente emotivo come la finale di Sanremo e leggerli come prova oggettiva è un’operazione rischiosa.
In quel contesto siamo davanti a tensione accumulata per settimane, ogni parola può sembrare decisiva.
In un backstage carico di adrenalina, una frase di incoraggiamento può sembrare una rivelazione. Un gesto può essere interpretato come una conferma.
La domanda vera è un’altra: quanto siamo predisposti a vedere un complotto quando la narrazione è già pronta? E soprattutto: quanto agisce il fattore sensazionalistico in questo quadro? Forse dei complotti ne abbiamo proprio bisogno, specie se legati a un Festival tiepido e spoglio di polemiche come quello di quest’anno.
Questo episodio si inserisce in un clima già teso attorno a Laura Pausini che pare essere al centro del mirino già prima dell’inizio della kermesse. La cantante era stata oggetto di critiche e attacchi social molto duri durante il Festival, spesso sproporzionati. Il video diventa così benzina su un fuoco che covava già.
All’interno di una situazione già “calda” come questa basta un frammento ambiguo e una teoria che analizza e la presunta verità diventa virale.
Il sospetto che il Festival sia “deciso prima” è antico quanto il Festival stesso. Ogni edizione ha il suo vincitore contestato e la sua polemica.
Il punto è che Sanremo vive anche di questo. La narrazione che supera la musica e presunti cantanti che competono spudoratamente nel backstage. È spettacolo nello spettacolo.
Forse qualcuno chiederà spiegazioni ufficiali. Forse arriverà una smentita. Forse no.
Ma la realtà è che, nell’epoca degli smartphone puntati ovunque, ogni gesto è potenzialmente un “caso”. E ogni caso è un contenuto.
Il Festival si è chiuso. Le canzoni restano. Le polemiche pure.
E come direbbe qualcuno, con un filo di ironia: ai posteri l’ardua sentenza.