Quando Salmo pubblica qualcosa non puoi non parlarne. Diventa persino noioso ripetersi: Maurizio Pisciottu è sempre sul pezzo e con El Niño non ha fatto che dimostrarlo: in fatto di rime, flow, tecnica, timbro, stile, non ce n’è per nessuno. Ma a riprova del fatto che oltre ad essere un rapper gold, Salmo è un artista vero, c’è sempre una nuova idea che accompagna i suoi progetti. Stavolta si è trattato del videoclip del brano o, per meglio dire, dei videoclip. Sì perché il rapper sardo ha scelto di dedicare al freestyle ben due video, entrambi creati con intelligenza artificiale.
Se il secondo video diretto da Andrea Folino è psichedelico, tra luci e colori che si alternano in velocità mentre Salmo rappa il testo; il primo, di Eman Rus, gioca sulla nostra (in)capacità di riconoscere il vero dal falso. Per questo pezzo Salmo ha chiamato i video editor migliori sul mercato e Salmo, si sa, in questo ha l’occhio lungo.
Quando leggiamo il nome di Eman Rus siamo abituati a vedere video fatti con IA che si sembrano così realistici da suscitare ammirazione tanto quanto timore. Il primo video di El Niño sotto la mano di Eman prende la piega del grottesco, oltre ad essere fottutamente geniale. Ogni fotogramma non è casuale, ogni clip racconta qualcosa della storia di Salmo, ogni immagine è una denuncia dissacrante a questa “era del grottesco”. Le immagini traducono perfettamente lo stile di Salmo, tanto che nel video potresti anche non vederlo, potresti anche metterlo in muto: che quello è qualcosa “made by Salmo”, lo capiresti comunque. Eman Rus in questo è stato eccezionale. Perché non è solo questione di “saper fare i video con l’IA”, ma anche di saper tradurre un determinato linguaggio con un altro codice. Inoltre, di recente, Salmo ha pubblicato anche il backstage del video: forse solo così riusciamo a credere che sì, quella era proprio IA.
Abbiamo parlato con Eman Rus, che ci ha spiegato com’è nata la collaborazione con Salmo e sulla diffidenza nei confronti dell’IA.
Come è nata la collab con Salmo?
Era un sabato sera. Sarei dovuto essere a Milano a festeggiare i vent’anni di Propaganda, ma per motivi familiari ero rimasto a Olbia. Ero a cena con i miei amici quando mi è arrivato un messaggio di Salmo: “Ti va di fare il videoclip del mio ultimo pezzo?”.
Veniamo dalla stessa città. Lo ascolto da quando avevo diciott’anni, oggi ne ho trentacinque. Potete immaginare cosa abbia significato per me quel messaggio. Ho accettato subito e il giorno dopo mi sono messo al lavoro. Sapevo che il video avrebbe suscitato polemiche. Nel 2026, in Italia, l’intelligenza artificiale continua a dividere, soprattutto quando a utilizzarla è un artista come Salmo.
Che ruolo ha l’IA nel tuo lavoro?
Per spiegare che ruolo ha nel mio lavoro, parto dal mio percorso. Perché sui miei contenuti il dibattito è spesso diverso? Credo sia perché quello che realizzo oggi è coerente con ciò che facevo cinque anni fa. È cambiato il modo in cui costruisco le immagini, ma il linguaggio, l’ironia e la ricerca del surreale erano già lì. In questa continuità si capisce cosa rappresenta per me l’IA: uno strumento di lavoro.
Cosa ne pensi della diffidenza che si ha nei confronti dell’IA?
Molti dei commenti negativi che leggo arrivano dagli addetti ai lavori, e questo mi dispiace. Le critiche sul risultato sono legittime; liquidare un lavoro soltanto per lo strumento con cui è stato realizzato significa però fermarsi prima di guardarlo davvero. L’IA va saputa usare. Servono gusto, visione e capacità di scegliere, come in ogni lavoro visivo. Per questo mi gratificano i commenti di chi riconosce una direzione e un’identità nelle immagini che creo. Questo video mi ha fatto vivere per una settimana in un mondo parallelo. È pieno di scene grottesche, assurde, e la parte più impegnativa è stata proprio pensarle: la ricerca e la concentrazione hanno richiesto più tempo della realizzazione stessa. Prima di costruire un’immagine, devi capire cosa vuoi mostrare, perché e come farla convivere con tutte le altre. L’aspetto che mi interessa di più è questo: riuscire a dare una forma a ciò che immagino. Accorciare la distanza tra un’idea e la possibilità di mostrarla agli altri. In questo progetto l’IA mi ha permesso di portare sullo schermo un mondo che, con le risorse e il tempo a disposizione, sarebbe stato difficile realizzare. Grazie a tutti per i commenti e i messaggi. E grazie a Salmo per la fiducia, per avermi dato spazio e per la voglia di esplorare un linguaggio che fa ancora discutere.