Dawson Leery è morto, oggi Dawson's Creek non lo guarderebbe più nessuno. Ma l'eredità di James Van Der Beek non è solo quella di Dawson, un ragazzo che non ha mai smesso di sognare e di amare Joey Potter. Perché fuori dalla sceneggiatura del suo personaggio, la vera storia che l'attore ci ha raccontato è un film tragico che parla di malattia e la possibilità di curarsi negli Stati Uniti
Ma come glielo spieghi Dawson's Creek alla Gen Z? Ora che James Van Der Beek è morto e i social di sono riempiti di 40enni o giù di lì in lutto per la scomparsa del loro Dawson Leery, come la racconti a tutti quelli che, per la prima volta, si ritrovano questo nome nel feed di Instagram?
Il successo di una serie in cui il vero colpo di scena arriva nella terza stagione, quando Pacey e Joey si innamorano: appunto, come gliela spieghi a un Gen Z una serie in cui tutto sommato, fino alla terza stagione, manca la svolta?
Dawson's Creek è una serie verbosa, esteticamente povera rispetto alle produzioni internazionali a cui siamo abituati oggi: i protagonisti avevano tagli di capelli improbabili, indossavano camicie orribili e bermuda e, come tutte le serie dell'epoca, sembravano molto più grandi rispetto alla loro età da copione. Eppure Dawson's Creek è un titolo generazionale: è stato un appuntamento fisso, quando la fruizione non era il binge watching, ma l'attesa dell'episodio successivo per poi parlarne il giorno dopo a scuola. Una di quelle serie che ancora chiamavamo “telefilm”, in cui gli interpreti verranno sempre identificati con i loro personaggi.
Dawson Leery è forse il primo vero nerd del piccolo schermo: pur essendo figlio della provincia, sogna di diventare un regista come Steven Spielberg. Dawson infatti non è il cinefilo che guarda solo film fighetti e schifa il commerciale: lui vuole le grandi storie, l'immaginazione, perché al realismo ci pensa già la realtà. Di qui il motore dell'intera storia: il suo continuo idealizzare le relazioni, con tutte le conseguenze del caso.
La trama è piuttosto semplice, per chi non c'era: i protagonisti sono due vicini di casa che parlano, parlano e ancora parlano. Lei è Joey Potter, spilungona saccente e logorroica; lui è Dawson Leery, sognatore idealista e altrettanto logorroico. Infatti i due sono amicissimi, ma siccome non fanno che parlare e analizzare, litigano pure tantissimo: per sei stagioni è tutto un riflettere sull'anima gemella, e in mezzo a queste riflessioni loro si pigliano, si amano, si lasciano, poi sono di nuovo amici, poi si ripigliano, poi la loro amicizia non finirà mai, in un logorante tira e molla che va avanti per tutta la serie. A bilanciare Dawson e Joey, questi due adolescenti nevrotici e petulanti, gli altri due membri del quartetto: Pacey Witter, il sarcastico amico fraterno di Dawson che si crede uno sfigato ma in realtà è il più sveglio del mazzo, e Jen Lindley, la bionda irriverente che arriva da New York e che ha fatto sesso a 13 anni: praticamente il diavolo in persona, in una cittadina di provincia come quella in cui vivono i protagonisti, Capeside.
L'eredità di James Van Der Beek tuttavia non è solo quella di Dawson, un ragazzo che non ha mai smesso di sognare. Fuori dalla sceneggiatura del suo personaggio infatti, la storia vera che l'attore ci ha raccontato, è un film tragico. Quello sull'America: un Paese dove un uomo, una volta protagonista di una serie simbolo per gli adolescenti della sua generazione, si ritrova a vendere i cimeli del set per potersi pagare le cure di un cancro al colon. È la storia di un uomo che siccome non riesce più a curarsi, prova a rimanere in piedi con tutti i mezzi che ha a disposizione: senza nascondere i problemi di salute, senza provare a monetizzare dalla malattia sui social, cosa che pure gli sarebbe riuscita visto il seguito che ancora aveva.
James Van Der Beek è morto raccontando il cancro quando ne aveva l'occasione, lavorando fino all'ultimo: Il Cantante Mascherato, un paio di episodi di Over Compensating su Prime nel 2025. A settembre i colleghi di Dawson's Creek avevano organizzato un incontro col cast per aiutarlo economicamente, dato che l'assicurazione gli aveva rifiutato la copertura. Ora che non c'è più, è stata aperta una raccolta fondi: pare che la famiglia, moglie e sei figli, rischi di perdere la casa perché tutto quello che avevano è andato speso in terapie.
Dawson Leery è morto: nessun adolescente oggi avrebbe la pazienza di ascoltarlo mentre si avvita su se stesso, lo troverebbe un ingenuo. James Van Der Beek invece, ci lascia con una domanda amarissima: se per lui è andata così, allora che speranze può avere una persona comune negli Stati Uniti? È il capovolgimento definitivo: l'eredità dell'adolescente più idealista del piccolo schermo, è la verità più brutale in cui riconoscersi.