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31 marzo 2021

Strade interrotte,
su Chili il docufilm sulla tragedia
degli incidenti sulla strada

  • di Marco Grieco Marco Grieco

31 marzo 2021

Secondo l’Istat, nel 2019 in Italia si sono verificati oltre 172mila incidenti, costati la vita a circa 3mila persone, mentre si sono contati almeno 241mila feriti. Il documentario, scritto e diretto da Lorenzo Borghini e co-prodotto dalla Garden Film e dalla Keep Digging Production, si propone questo: informare e sensibilizzare su un tema spesso non percepito in tutta la sua gravità
Strade interrotte, su Chili il docufilm sulla tragedia degli incidenti sulla strada

Le strade, per loro natura, nascono per aprire l’uomo a luoghi sconosciuti. Altre, al contrario, possono interrompersi e spezzare vite. È quanto racconta il documentario Strade Interrotte, prodotto dalla Garden Film e on demand su Chili da marzo.

I numeri sono tragicamente chiari: secondo l’Istat, nel 2019 in Italia si sono verificati oltre 172mila incidenti, costati la vita a circa 3mila persone, mentre si sono contati almeno 241mila feriti. Le cifre sono in leggero calo rispetto al 2018, ma continuano a raccontare un dramma che non si ferma. Le morti su strada sono ancora molto alte, nonostante quest’anno sia il quinto anniversario dall’entrata in vigore della legge sull’omicidio stradale.

Il documentario, scritto e diretto da Lorenzo Borghini e co-prodotto dalla Garden Film e dalla Keep Digging Production, si propone proprio questo: informare e sensibilizzare su un tema spesso non percepito in tutta la sua gravità.

Così la telecamera va fra le crepe dell’asfalto, dove l’ombra della morte riluce dai lampeggianti azzurri e arancioni. Sull’asfalto, il tempo è un distillato che, nel giro di pochi secondi, cancella nomi e porta con sé vite. Dietro al dramma della scomparsa, infatti, non c’è solo l’assenza, ma il peso che sostiene una famiglia intera, lungo tutta una vita.

“Rimane solo il tempo a distillare lentamente il dolore” scandisce la voce profonda di Maurizio Lombardi, mentre passano in rassegna le storie di famiglie cancellate. Come i genitori di Raffaele, morto durante una serata con gli amici alle porte di Milano. O quelli di Eros, cancellato a duecento metri dal ristorante di famiglia, nei pressi di Latina. Quelle che il regista Borghini sceglie di raccontare sono storie rotte dentro, spezzate appunto, come i corpi inermi sulle strade, talvolta appesi a speranze flebili come giorni, come nel caso di Matteo, rimasto in coma per una settimana prima di morire.

Il documentario, diviso in quattro capitoli, racconta anche la rinascita. Perché dietro ogni sopravvissuto c’è una lezione, che è poi quella della vita, che sa essere atroce e bellissima. Lo dimostra Giovanna, ritrovatasi su una sedia a rotelle, che diventa madre e sorride, o Lorenzo che supera la “colpa delle ruote” dell’inseparabile carrozzina con la dinamica delle onde su una tavola da surf. Oppure Carlo, che sfida la forza di gravità con lo yoga. Anche loro portano il segno di una tragedia, ma ancora più la consapevolezza che dà avere il potere di riscrivere un degno finale. Quello che spesso gli operatori del 118 cercano di cambiare su ambulanze che corrono all’impazzata, oppure degli infermieri, che capiscono quando è arrivato il tempo di lenire le ferite.

Strade Interrotte è questo: un viaggio in tante, difficili storie, che parlano di una sofferenza mai fine a se stessa: in fondo, basta un attimo per sentire tutto il peso di una vita.

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  • Cinema
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