image/svg+xml
  • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • Girls
    • Orologi
    • Turismo
    • Social
    • Food
  • Sport
    • MotoGp
    • Tennis
    • Formula 1
    • Calcio
  • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Attualità
    • Attualità
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca Nera
    • San Carlo
  • Lifestyle
    • Lifestyle
    • Car
    • Motorcycle
    • girls
    • Orologi
    • Turismo
    • social
    • Food
  • Sport
    • Sport
    • motogp
    • tennis
    • Formula 1
    • calcio
  • Culture
    • Culture
    • Libri
    • Cinema
    • Documentari
    • Fotografia
    • Musica
    • Netflix
    • Serie tv
    • Televisione
  • Cover Story
  • Topic
Moto.it
Automoto.it
  • Chi siamo
  • Privacy

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159

  1. Home
  2. Culture

8 ottobre 2026

Valerio Vestoso a MOW: “Oggi la commedia è snobbata: il problema è chi banalizza il pubblico”. Intervista totale al regista di “Peccato”, la serie con Emanuela Fanelli su Hbo Max

  • di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

8 ottobre 2026

La commedia come una geometria, le immagini da sostituire alle parole e la nuova azzeccatissima serie di e con Emanuela Fanelli su HBO Max. L’intervista piena di risposte al regista Valerio Vestoso tra il rispetto per il pubblico, l'ego da scacciare e i finali amari nei film di Verdone

PH Marta Mancuso

Valerio Vestoso a MOW: “Oggi la commedia è snobbata: il problema è chi banalizza il pubblico”. Intervista totale al regista di “Peccato”, la serie con Emanuela Fanelli su Hbo Max

“Se potessi, parlerei solo per immagini”. Valerio Vestoso (regista del corto Le buone maniere, Vita da Carlo, tra gli autori di Una pezza di Lundini), mentre ci presentava Peccato, la nuova serie mockumentary di e con Emanuela Fanelli, in esclusiva su HBO Max, ci ha detto di aver cominciato questo mestiere per sconfiggere la noia: d'estate, con una telecamerina in mano, si metteva a fermare le scene, un giorno avrebbe fatto la stessa cosa, ma dirigendo storie scritte (anche) da lui. In questa intervista, realizzata al Lido di Venezia, a Isola Edipo, il regista che crede nella “geometria della commedia” ci ha parlato di rispetto per il pubblico, del grande cinema italiano da Scola a Monicelli che sapeva trovare, dentro la risata, anche una profonda malinconia, e di quel consiglio di un grande maestro sul perché sia importante ricordare sempre - in un’arte che rischia constantemente di parlare solo a sé stessa, aggiungiamo noi - che “il progetto viene prima dell’ego”.

valerio vestoso ph marta mancuso
Valerio Vestoso PH Marta Mancuso

Valerio Vestoso. Dal 2 ottobre esce su HBO Max la tua nuova serie mockumentary dal titolo Peccato con Emanuela Fanelli. Ce la presenti?

Questa storia è una sorta di 'mostro a tre teste' (ride, ndr). Una è la mia, un’altra è di Emanuela Fanelli, attrice protagonista, sceneggiatrice e produttrice creativa, la terza è di Giulio Somazzi. Un po' di tempo fa abbiamo iniziato a studiare un'idea per una serie e ci siamo imbattuti nella formula del mockumentary che da spettatori ci aveva sempre affascinato. HBO e Be Water Film hanno creduto in questa storia legata alla carriera ipotetica di Emanuela Fanelli, un 'what if', un futuro ipotetico in cui Emanuela intraprende questo percorso tra alti e bassi. Possiamo definirlo quasi come un romanzo di formazione verso la terza età, perché nel racconto, ambientato nel 2049, la protagonista vive in Valle d’Aosta barricata in uno chalet di montagna. Non vuole più avere a che fare con il mondo dello spettacolo che però, d'un tratto, bussa alla sua porta con il volto di Malcom Pagani che sta facendo un documentario proprio su di lei.

Penso che Emanuela Fanelli in questa serie possa finalmente far vedere al pubblico i suoi tanti talenti. Attrice, produttrice, autrice.

Io me lo auguro. Chiaramente i suoi talenti sono già molto noti, però questa serie, a mio avviso, le offre la possibilità di mostrarli tutti. Innanzitutto, come sceneggiatrice, perché ci tengo sempre a sottolineare, che lei e Giulio Somazzi sono autori formidabili. E, naturalmente, come attrice: la storia le dà l’occasione di mostrarsi “folle” in alcuni momenti, drammatica e profonda in altri. Ci sono delle scene anche molto commoventi.

Ti faccio una domanda simile a quella che avevo rivolto a Diego Abatantuono. Mi interessa sapere il punto di vista di un'altra generazione. Pensi che oggi fare commedia, far ridere, alla luce delle vite e degli eventi che ci coinvolgono, comporti una responsabilità ulteriore rispetto al passato?

Difficilissimo, soprattutto quando cerchi di intraprendere una comicità imparentata con la satira, che oggi è diventata una rarità. Se ci pensiamo, venti, trent'anni fa, Rai, Mediaset, qualsiasi fosse la derivazione politica della satira, perché poi ha sempre avuto frangenti vari, era molto presente. Nel 2026 no, probabilmente perché la satira, penso a questa specifica forma di comicità che mi manca molto da spettatore, ha bisogno di un’interazione tra spettatori e comici, autori, che forse la pigrizia del web ha un po’ affossato. Internet è pieno di momenti comici, ma secondo me spesso manca loro quella profondità che la commedia dovrebbe avere.

Se penso al cinema di commedia, Diego Abatantuono è un attore con cui ho lavorato e che seguo da sempre, dai film ambientati nel profondo Veneto diretti da Carlo Mazzacurati. Ecco, lui possiede delle sfaccettature che fatichi a distinguere tra commedia e dramma e penso sia questa la grande forza. La stessa commedia all’italiana, Scola, Monicelli: non è un caso se molti di quei film, ora etichettati come film di cassetta ma che in realtà vincevano premi prestigiosissimi, erano commedie. Oggi la commedia è molto snobbata perché purtroppo c’è stata una tendenza a banalizzarla e a renderla molto superficiale, perché si è sempre banalizzato il pubblico. Secondo me è questo il vero punto: non si è compreso quanto il pubblico fosse molto più intelligente di come lo si raccontava.

peccato PH Francesca Cassaro / Courtesy Ufficio Stampa
"Peccato" la nuova serie su HBO Max PH Francesca Cassaro / Courtesy Ufficio Stampa

Internet, i social. Guardi mai dentro queste piattaforme per creare e formulare le tue storie?

Personalmente molto poco. A parte Instagram, io mi sono fermato, non frequento altre piattaforme, però mi rendo conto che c’è una tendenza a definire ironico, umoristico, tutto ciò che invece, fino a qualche anno fa, era fenomeno da baraccone. La comicità vera e propria per me è quasi matematica, va studiata. Non credo nemmeno nell’improvvisazione, la vedo come un escamotage di molti per esibire umiltà rispetto a quello che è il proprio mestiere di autori. Penso invece che tutto sia molto scritto, ma con un margine per cui ci si può inventare tante cose. Prendo ad esempio Peccato, è una serie parecchio scritta, che è stata rieditata, messa a posto, resa ancora più ritmata di quanto non fosse già in sceneggiatura. Io credo nella geometria della comicità e questa cosa probabilmente internet non la dà, perché è una comicità usa e getta che dura per alcuni secondi e svanisce nel nulla.

La protagonista di questa storia è un’attrice che finisce per schivare lo sguardo degli altri. Dicono che fare cinema altro non sia se non un modo per restare vivi, impressi su questa terra. Tu fai questo mestiere con questa speranza?

È l’unica macchina del tempo che abbiamo per tornare indietro, andare avanti e cristallizzare un momento. È sempre stata l’ambizione di tutti, camminare, muoversi nel tempo. L’uomo c’è riuscito con lo spazio, ma con il tempo ancora no, e il cinema probabilmente è la sola vera macchina che ti consente di farlo.

Valerio Vestoso ospite di MOW a Isola Edipo marta mancuso ph
Valerio Vestoso ospite di MOW a Isola Edipo PH Marta Mancuso

In Peccato ci sono tanti attori, nomi famosi dello show business. Com’è il mondo dello spettacolo che emerge da questa serie?

È un mondo pervaso dalla mitomania, perché ogni personaggio intervistato nella serie, dopo dieci secondi, si smaschera per quello che è. Quindi si scopre che l’adesione al documentario c'è stata per parlare d’altro. Ci sono intervistati che sviano, vanno per altre strade, parlano di loro stessi, ed è quello il meccanismo comico. La stessa Emanuela Fanelli della serie, all’inizio, è abbastanza schiva, lontana, si è disabituata all’obiettivo. Poi ci prende gusto e resta impigliata nei meccanismi che il mondo dello spettacolo, ahimè o per fortuna, innesca.

In un certo senso Peccato sembra somigliare un po’ a The Studio.

The Studio l’ho vista e l’ho amata molto. La regia, la scrittura... i piani sequenza sono formidabili e credo che faranno scuola a tanti registi. Per quanto riguarda la forma della serie, penso sia molto lontana da Peccato. Per certi versi l’universo è simile, però da noi c’è anche un’italianità che incide tantissimo, mentre la realtà della Hollywood moderna è molto distante dalla nostra.

A proposito di grandi nomi del cinema, hai collaborato con Verdone per la regia di Vita da Carlo. In questa serie sembra quasi di conoscere il grande attore romano in preda a mille situazioni divertenti ma anche a mille dilemmi. Quanto è difficile mettere insieme dramma e risata?

Carlo l’ha sempre fatto. Basta pensare ai suoi primi film che definirli comici, nell’accezione più comune del termine, penso significhi svilirli. Ci sono dei finali che avevano una tristezza unica. E in questo c'era anche una lungimiranza da parte dei produttori, oggi un finale del genere sarebbe impossibile, devi avere la risatona, perché altrimenti non mandi a casa il pubblico contento. Eppure io penso che lo spettatore debba uscire dalla sala con mille domande, le risposte se le deve dare da solo e non deve fornirle il film. In questo, ripensando ai finali dei film di Verdone, Carlo è stato un maestro. Forse anche per la sua passione verso la settima arte del Nord Europa, il cinema drammatico degli anni Cinquanta e Sessanta, passione che pur non dichiarandola nei suoi film, l’ha sempre riportata in fase di scrittura e regia. Anche io ho provato ad assecondare questa dimensione nella terza e quarta stagione di Vita da Carlo: ci sono molte citazioni a Bergman, al cinema che ama e mi ha fatto amare tantissimo. Del resto, Carlo Verdone è figlio di un grande esperto e studioso di cinema.

Possiamo dire che Carlo Verdone è uno dei tuoi Maestri.

Sì, assolutamente. Penso a lui, anche a Gregoretti, da cui ho imparato il senso del ritmo, l'importanza di non affezionarsi alla pagina. Spesso capita di scrivere molte pagine di sceneggiatura e ogni parola, per noi, diventa come imprescindibile, non la si vorrebbe tagliare. Invece lui, Gregoretti, diceva che il progetto veniva prima di tutto, prima dell’ego. Ecco, bisogna privilegiare il ritmo, il film. Anche io ho girato delle scene bellissime nella mia carriera che però, talvolta, nell’economia della storia, appesantivano il racconto. Carlo Verdone invece mi ha insegnato il rispetto per gli attori. È un grandissimo direttore di attori: riesce a trovare la sensibilità in ciascuno di loro e a farla emergere, poi, nell'interpretazione. Aspetto più unico che raro visto che molti registi si concentrano sulla tecnica, sull’estetica, ma non ascoltano gli interpreti, le frequenze e si perdono una buona percentuale del loro potenziale. Quello che ho cercato di apprendere da lui è l'ascolto.

Parliamo di maestri, di futuro, torniamo indietro al tuo passato: per chi o per cosa hai cominciato questo mestiere?

Ho iniziato a fare cinema innanzitutto per me, perché quando ero piccolo le estati, nel mio paese, erano noiosissime e girare con la piccola telecamera per le strade della mia città era un modo per ingannare tre mesi lenti, caldi, noiosi. Il cinema resta ancora il mio linguaggio: se potessi parlare solo per immagini, lo farei sempre, ma purtroppo siamo esseri umani e dobbiamo comunicare anche in altri modi (ride, ndr). Poi il pubblico per me è fondamentale. Non sono di quei registi che lavorano solo per sé stessi. Gli spettatori, sono convinto, che debbano fare la loro parte ed essere sorpresi. A essere autoreferenziali rischi di allontanarli e questa serie, Peccato, vuole sorprenderli, anche a costo di deluderli.

More

Ma cosa ha lasciato Verdone agli italiani? Una “Vita da Carlo” e un dizionario di battute. E la serie su Paramount+ ci racconta che i giovani meritano fiducia

di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

The end

Ma cosa ha lasciato Verdone agli italiani? Una “Vita da Carlo” e un dizionario di battute. E la serie su Paramount+ ci racconta che i giovani meritano fiducia

Digger con Tom Cruise al cinema è un film disastroso (ma non nel senso che credete)

di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

enorme

Digger con Tom Cruise al cinema è un film disastroso (ma non nel senso che credete)

“Sono stanca del giudizio degli altri: con il corpo ho deciso di riprendermi il mio spazio”. L’attrice Liliana Fiorelli sul cinema tra luci e ombre e “I predatori” di Castellitto

di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

no limits

“Sono stanca del giudizio degli altri: con il corpo ho deciso di riprendermi il mio spazio”. L’attrice Liliana Fiorelli sul cinema tra luci e ombre e “I predatori” di Castellitto

Tag

  • Cinema
  • recensione serie tv
  • Serie tv
  • Cultura
  • Carlo Verdone

Top Stories

  • Wanna Marchi premiata in Campidoglio, Massimiliano Parente su MOW dribbla tutti: “Non mi frega niente né di lei né dei premi. è un mondo di mezze calze e giurati manovrati da editori”

    di Marika Costarelli

    Wanna Marchi premiata in Campidoglio, Massimiliano Parente su MOW dribbla tutti: “Non mi frega niente né di lei né dei premi. è un mondo di mezze calze e giurati manovrati da editori”
  • “Per vent’anni assistente di Sgarbi, ma me ne andai quando mi chiesero di condividere la gestione dei suoi interessi con la fidanzata Sabrina Colle e la sorella”. Parla Sauro Moretti, l’ex pr della riviera romagnola folgorato sulla via dell’arte

    di Daniele Priori

    “Per vent’anni assistente di Sgarbi, ma me ne andai quando mi chiesero di condividere la gestione dei suoi interessi con la fidanzata Sabrina Colle e la sorella”. Parla Sauro Moretti, l’ex pr della riviera romagnola folgorato sulla via dell’arte
  • Fulvio Abbate contro il premio a Wanna Marchi e Stefania Nobile: “Premiarle in Campidoglio? Non fanno parte della cultura, ma della cronaca giudiziaria. Premiano il cinismo. Allora diamo un premio pure a Pacciani!”

    di Marika Costarelli

    Fulvio Abbate contro il premio a Wanna Marchi e Stefania Nobile: “Premiarle in Campidoglio? Non fanno parte della cultura, ma della cronaca giudiziaria. Premiano il cinismo. Allora diamo un premio pure a Pacciani!”
  • Morgan ride del Premio Tenco ad Andrea Scanzi: “Ingiusto, dovevano premiarlo direttamente come artista del secolo!”

    di Marika Costarelli

    Morgan ride del Premio Tenco ad Andrea Scanzi: “Ingiusto, dovevano premiarlo direttamente come artista del secolo!”
  • La truffa della nostalgia: perché il ritorno degli Oasis non è un atto d’amore verso il rock, ma solo un enorme affare per il pubblico (e per i fratelli Gallagher)

    di Gianni Miraglia

    La truffa della nostalgia: perché il ritorno degli Oasis non è un atto d’amore verso il rock, ma solo un enorme affare per il pubblico (e per i fratelli Gallagher)
  • Barbara D'Urso! Zero. La nuova giudice di “Ballando con le stelle” al posto di Selvaggia Lucarelli non funziona ed è caduta nella trappola di Milly Carlucci

    di Marika Costarelli

    Barbara D'Urso! Zero. La nuova giudice di “Ballando con le stelle” al posto di Selvaggia Lucarelli non funziona ed è caduta nella trappola di Milly Carlucci

di Ilaria Ferretti Ilaria Ferretti

PH

Marta Mancuso

Se sei arrivato fin qui
seguici su

  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • Newsletter
  • Instagram
  • Se hai critiche suggerimenti lamentele da fare scrivi al direttore moreno.pisto@mowmag.com
  • Attualità
  • Lifestyle
  • Formula 1
  • MotoGP
  • Sport
  • Culture
  • Tech
  • Fashion

©2026 CRM S.r.l. P.Iva 11921100159 - Reg. Trib. di Milano n.89 in data 20/04/2021

  • Chi siamo
  • Privacy