Se volessimo fare della retorica ci lasceremmo andare ad un ‘ma ancora ci stupiamo delle solite dinamiche tra politica e mafia?’ Noi invece, oltre ad averci fatto il callo ci siamo anche andati a mangiare. Dove? Alla Bisteccheria d'Italia, il ristorante romano sulla via Tuscolana dove il sottosegretario alla Giustizia italiana Andrea Delmastro di FdI è accusato di aver fatto comunella con Mario Caroccia, prestanome del clan Senese, in combutta con Michele Senese detto O Pazz, referente romano della Camorra napoletana, capo del clan Senese.
Si da il caso che per O Pazz lavorasse anche il padre della premier Giorgia Meloni, arrestato per narcotraffico. Dov'è che, secondo le accuse, avveniva il riciclaggio di denaro dei proventi delle attività mafiose in società con l'indefesso politico? Proprio qui in questo minuscolo locale alla periferia di Roma, e dove, sfidando Erminio, ciclone fio de na mignotta di questa primavera 2026, noi di Mow siamo giunti questa sera.
In questo tratto di piena Roma sud adiacente a Porta Furba la Tuscolana incontra l’acquedotto Felice tanto caro a Pasolini, che incuriosito visitava le baracche addossate ai suoi archi. Oggi la situazione non conserva quel degrado antico, ma il romano più sensibile ne può respirare ancora il ricordo nell'aria. Camminando verso Arco di Travertino, tra una fila di attività di vendita di materassi e qualche bottega, al civico 452 c'è la Bisteccheria d'Italia.
Sull'uscio, appoggiata a un palo della luce, una mucca di plastica avverte la clientela che la meta è raggiunta. Lo stupore effettivamente ci coglie; il locale è anonimo, piccolo, curato, pochi tavoli e una parete di bottiglie di vino. Non ha l’aspetto di una trattoria romana, la piccola sala ostenta piuttosto quella classe scadente da lusso di una puntata di Romanzo Criminale, ricorrente in certi ristoranti di Roma nord. All’angolo in alto a destra una telecamera ci osserva silente. L’accoglienza è cordiale, la ragazza ha lo sguardo romano accorato di chi ha vissuto. Il menù presenta una nutrita scelta di tagli di carne, tra cui le fiorentine esposte nel frigo, imponenti, erte e vermiglie, con il loro grasso giallo attorno all'osso.
Ci sentiamo davvero come er Freddo e il Libanese nella tana der Teribbile, una certa ansietta ci pervade suggestionandoci vieppiù dall’idea che una mitragliata di colpi in stile The Untouchables ci colga alle spalle e questa sensazione non ci mollerà per tutta la serata. La scelta spazia tra I filetti al tartufo, le tagliate di black angus, le polpettine al gorgonzola, le insalatine di contorno alla carne e una carta limitata di dolci.
Iniziamo con la bruschetta al pomodoro, che di solito è ciò che decide il livello della cucina: se il pane è casareccio dei Castelli, abbrustolito a dovere mantenendo la sua morbidezza all’interno, strofinato di aglio e con il pomodoro tagliato al momento in fragranti cubetti, condito con l'olio buono, tutto andrà bene. Questo nobile quanto rustico antipasto romano rispetta i requisiti e l'olio evo è bio italiano al 100 % spremuto a freddo. Le tagliate di black angus arrivano sulla ghisa bollente, smentendoci: quella al rosmarino è piuttosto una modesta, maltagliata coriacea bistecchina su un letto di rucola uscita dalla busta troppo presto. La prima forchettata palesa la pazzesca anonimia di questo taglio di carne incredibilmente nervoso, insapore. La tagliata al tartufo da di sé una migliore immagine per lo spessore delle strisce di carne parallele e al sangue, scortata da una ciotola di cremosa tartufata a sfondo latteo, da schiaffarci sopra per intonacare la fonte proteica fibrosa. Noi nel dubbio inanelliamo sorrisi dentro al pianto, invocando una rediviva Vanoni.
Sarà ancora la suggestione ma la Signorina dietro le quinte è la medesima che in questi giorni primeggia sulle pagine dei giornali, ovvero Miriam Caroccia, che però appare molto contenta del fatto che abbiamo gradito la torta di mele alla cannella con il gelato alla crema, nonostante la schimicata da generoso zigzag di topping al caramello in plastica confezione. Le memorabili chiose in romanesco sulla scelta dei nettari di annata -'va bene er vino?’ ci amalgamano con l’entourage - vicino a noi ci sono una coppia di cinesi incerti sul da farsi, due fiori di periferia in gonnella alle prese con gli hamburger e due innamorati che si dividono còre a còre un brontosauro da 700 grammi -. Alla fine il conto è di 55 euro con prenotazione con TheFork, altrimenti avremmo tirato fori la bellezza di 76 verdoni per questa cena guardinga all’insegna del patto Stato mafia. Alzando i tacchi per riguadagnare il marciapiede scalcagnato nel freddo suburbano, salutiamo la bella diciottenne Miriam Caroccia dalla parlata verace, prodiga in cortesie per gli ospiti nella sala: ‘ma perché te sei arzata, too portavo io er dorce, no?’