Se dici “il grande vecchio” nel paddock non c’è mezza persona che sia mezza che non pensi subito a un nome e un cognome: Ramon Forcada. Ha vinto, come capotecnico, tutto quello che c’era da vincere e da sempre chiunque gli riconosce quella autorevolezza totale che va oltre i colori indossati. Oltre le posizioni prese. Oltre anche un carattere spigoloso che alla fine è pure tipico dei grandi saggi. Ecco perché ogni volta che Ramon Forcada apre bocca o fa un’analisi a scattare sull’attenti non solo quelli che seguono la MotoGP da appassionati, ma pure quelli che la MotoGP la fanno proprio. Quasi sempre, infatti, il tempo ha dimostrato che Ramon Forcada vede lontano. Ma è un uomo e gli uomini sono fallibili. Tanto che durante l’ultimo “dura la vida” di Jorge Lorenzo, il grande vecchio della MotoGP s’è lasciato scappare una frase che sta facendo discutere. “In Aprilia hanno imparato a gestire i team satellite, in Ducati no”.
Che in Aprilia hanno imparato in soli due anni a gestire un team satellite è un dato di fatto incontrovertibile e, fin qui, non c’è neanche mezza parola di quella frase da mettere in discussione. Il problema, semmai, riguarda il passaggio su Ducati, visto che appena due anni fa una squadra satellite di Ducati ha vinto un titolo mondiale anche contro il team factory. Insomma, hanno gestito una squadra satellite talmente bene da metterla in condizioni di salirgli coi piedi in testa. Ma possibile che a uno come Forcada sia uscita una cavolata così? E’ possibile solo per chi si ferma alla frase senza contestualizzare e senza andare a fondo di un discorso più complesso che Ramon Forcada stava facendo nel salotto di Jorge Lorenzo e che, però, potrebbe essere una chiave tutt’altro che da sottovalutare.
“Ducati –ha spiegato Forcada - aveva la moto che ha dominato fino all'anno scorso . Quest'anno, con Ducati che produce moto ufficiali per più piloti, c'è un po' di confusione. Ci sono solo due moto identiche, e sono quelle di Aldeguer e Morbidelli. Pecco, ad esempio sta ancora avendo problemi con la forcella, e nessuno degli altri piloti ha la stessa”. Insomma, Forcada sembra voler dire che il problema, semmai, è la troppa personalizzazione che in Ducati è consentita. Ma che, poi, porta ad avere in pista troppe moto diverse al punto da far perdere la bussola ai tecnici. “Conosco bene come lavora il Team Trackhouse – ha poi aggiunto Forcada riallacciandosi proprio al paragone tra Ducati e Aprilia – lì hanno una base e lavorano sul quella. Non si fanno grandi cambiamenti e questo semplifica molto il lavoro. Anche perché ora non c'è molto tempo per lavorare sulla moto, perché si lotta già per la qualifica al secondo tentativo".
Il Forcada pensiero, al di là dei termini utilizzati, quindi, sembra voler dire che in Ducati si è voluto mettere talmente tanto a proprio agio ogni pilota da essersi ritrovati a gestire moto troppo differenti. “A volte semplificare le cose aiuta – ha concluso il grande vecchio della MotoGP – Guardate Aprilia: il primo anno con un team satellite sembravano disperati, ora non lo sono più. Tutti sanno qual è il team ufficiale e qual è il team satellite, e cosa ha ogni moto. In Ducati è diverso: nello stesso box, Ducati ha due moto diverse, è un vero caos lì dentro. La Ducati, ad esempio, l'anno scorso aveva una moto ufficiale che si adattava perfettamente a Marc, una moto satellite che si adattava perfettamente ad Alex, ma quest'anno non è ancora così. Questo avvantaggia molto l'Aprilia, perché ha due moto ufficiali e due moto satellite, ma vere e proprie moto satellite. La Ducati le ha semplicemente sparse qua e là e ora dovranno trovare la moto perfetta per ciascun pilota”.