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“Non c’è più nessuno che vuole fare il tester”: lo sfogo di Max Temporali sui social fa discutere

  • di Redazione MOW Redazione MOW

28 settembre 2021

“Non c’è più nessuno che vuole fare il tester”: lo sfogo di Max Temporali sui social fa discutere
Max Temporali, giornalista e tester con un passato da pilota, oggi commentatore della Superbike, si è sfogato sui social spiegando come secondo lui ad oggi non c’è nessuno che voglia fare il tester inteso come “lavoro vero” e di come risulti quasi impossibile formare dei professionisti

di Redazione MOW Redazione MOW

Max Temporali, oggi voce tecnica del mondiale delle derivate, in un lungo post su Facebook lancia il dibattito: nessuno più vuole davvero fare il tester di professione: “Lo so, adesso scriverete in cento per smentirmi… Intendo dire che non c’è chi lo fa come “lavoro vero”, per intraprendere una carriera da giornalista, quando anni fa era invece la domandona del giorno: “Come si fa a fare il tuo mestiere?”.

Per poi continuare ripercorrendo gli inizi della sua carriera e i sacrifici fatti pur di poter lavorare in questo ambiente spesso non venendo nemmeno retribuito: “I giornali di moto erano tanti e le opportunità le potevi trovare anche se eri il signor nessuno. Come me. Io, ad esempio, ho iniziato… per passione, in modo anche un po’ casuale, grazie a preziosissime amicizie che mi hanno introdotto in quel mondo. Mi interessava solo guidare le moto, ma avevo anche la vanità di vedermi in foto, in una bella piega, che guardavo e riguardavo con orgoglio, sfogliando il “mio” giornale. Sai quante volte ho lavorato gratis?! Pfui… Alla redazione non ho mai chiesto soldi, ma prendevo ciò che mi offrivano e coglievo l’opportunità, consapevole di essere un privilegiato su un milione. Nel mio piccolo dovevo seminare, crescere, distinguermi, perché era una grande giungla. D’altronde era un lavoro per pochi: provavi tutte le moto, le avevi a casa per un periodo, con benzina pagata ed eventuali danni a carico dell’azienda.”

Fino alle prime collaborazioni significative: “Quando ho iniziato a scrivere per La Moto, mi pagavano circa 200 mila lire a pezzo; erano gli anni ’90. Prima ho imparato a testare cinquantini e 125, poi moto di cilindrata maggiore di medio interesse e, alla fine, dopo anni di gavetta e passando a Tuttomoto, sono arrivate le supersportive. Cazzarola, ero diventato il tester di tutte le moto da pista! Su questo sono sicuramente stato agevolato, perché facevo il pilota. Attorno ai 27/28 anni avevo raggiunto il mio obiettivo, quello di avere la collaborazione continuativa, con un fisso mensile: poco più di un milione e mezzo, per un tot di prove. Alla Rusconi si stava bene, caro mio.”

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Anche se nel corso della sua carriera Temporali ha sempre dovuto lottare contro la precarietà: “Ciò nonostante ho sempre dovuto combattere contro la precarietà, ossia contro quella che era la vera differenza tra essere giornalisti e collaboratori: il primo aveva delle garanzie, io avevo l’ansia di fare un buon lavoro per essere confermato la volta dopo. Con la febbre andavo a lavorare. Col freddo, la pioggia o la neve, mi coprivo e testavo ciò che gli altri non volevano fare. Ricordo dei periodi di crisi, per il fatto di non poter programmare il futuro, e l’inverno è sempre stato magro. Ero comunque giovane e mi ripagava tutto il resto, come quando andavo alle presentazioni stampa: provavo i nuovi modelli prima di tutti, ospite in hotel 5 stelle, a Miami, Las Vegas, Tokyo, sempre con un paio di giorni extra lavoro, tutto pagato dalle case motociclistiche. Per i ragazzotti di provincia come me, significava vivere ogni volta un film e quando tornavo a casa ero al centro dell’attenzione dei miei amici più stretti, che facevano gli operai, avevano il “posto sicuro”, ma si divertivano meno.”

Infine Max conclude parlando della situazione attuale e di come ad oggi, per una serie di ragioni elencate, risulti quasi impossibile formare tester professionisti: “Oggi faccio il tester per me, per noi, sui miei canali social. Altra roba, altri strumenti, altro modo di comunicare. Ed è cambiato anche quel mondo che ho vissuto a stretto contatto con le redazioni, mi dicono i colleghi: giornalisti pagati 20 euro per un articoletto, presentazioni stampa toccata e fuga, con voli all’alba e rientro di notte, dove al tester è richiesto di scrivere l’articolo, di fare foto e video, oltre all’impegno continuo sui social. Provare la moto sembra essere passato quasi in secondo piano. E magari capita anche di non essere pagati, ma non sembra essere il problema centrale, perché molti tester oggi lavorano su chiamata, prendendosi il giorno di ferie da un altro lavoro, più sicuro e redditizio di questo. Tutti ragazzi che hanno passione infinita per il motociclismo, ma così è davvero impossibile costruire tester professionisti."

 

 

 

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