“Non sono qui solo per essere ricordato come una brava persona, che si comporta in modo corretto. Sono qui per diventare campione del mondo”. Dopo la mezza delusione del 2025, Oscar Piastri ha le idee chiarissime sugli obiettivi per il 2026, l’anno della rivoluzione in Formula 1. E poi, senza giri di parole, ha anche risposto a chi lo ha criticato per l’andamento mostrato nella scorsa stagione, come riportato da Automoto.it: “Sono molto orgoglioso di come ho affrontato le cose”. Aveva iniziato da dominatore, sembrando il candidato indiscusso per la conquista del titolo mondiale, ma alla fine è stato battuto sia da Lando Norris che da Max Verstappen. Una sconfitta pesante, ma che con sé non porta solo la delusione: “Il 2025 non si è concluso come avrei voluto, e ci sono due modi di affrontare situazioni del genere, a mio avviso. Puoi lasciarti scoraggiare, o far sì che ti serva da motivazione per il futuro. E il nuovo ciclo tecnico mi ha dato un’ulteriore spinta”.
Oscar non ha dubbi. E alla vigilia della nuova stagione non tutto è da cancellare: “Ho avuto modo di riflettere sull’anno passato durante la pausa invernale. È facile concentrarsi sulla conclusione, ma il 2025 è stato molto meglio rispetto alle mie prime stagioni in F1. La macchina era competitiva, il team forte e sono davvero orgoglioso di alcune mie prestazioni individuali. Ci sono stati momenti dolorosi, ma anche corse di cui vado fiero. I picchi di performance che sono riuscito a raggiungere l’anno scorso hanno aumentato la mia fiducia nelle mie capacità. So che quando riesco a massimizzare il mio potenziale, posso essere un concorrente molto forte”.
Sembra di ascoltare il Piastri glaciale e analitico di inizio 2025, quel pilota capace di lasciare agli altri solo le briciole. Lo aveva dimostrato più e più volte, prima di entrare in loop infinito di difficoltà. A mente lucida, però, tutto è più chiaro: “Ho dovuto affrontare sfide sul lato tecnico e di guida che non avevo vissuto in precedenza. Ho imparato la lezione. Ho vissuto una serie abbastanza lunga di gare molto movimentate, per motivi diversi, e ho capito come posso gestire meglio le cose e come può farlo anche il team. Ho imparato che devo continuare a evolvermi”.
Alla vigilia della rivoluzione tecnica, quest’ultima sarà una capacità fondamentale. Per la Formula 1 cambierà tutto e ai piloti toccherà adattarsi, dimenticando - quasi - ogni automatismo conservato finora. Piastri lo sa benissimo e, dopo i primi chilometri macinati a Barcellona, le sensazioni iniziano a essere più chiare: “È una vettura molto diversa da quelle che ho guidato finora nella mia carriera in F1. Dovrò cercare di capire più a fondo cosa serve alla macchina per essere veloce, com’è necessario che cambi il mio stile di guida affinché mi possa adattare. Sono le stesse sfide che si affrontano ogni stagione, ma con un cambio regolamentare così profondo la curva di apprendimento è molto più grande”.
Toccherà fare un altro salto di qualità, forse ancor più grande di quello fatto vedere finora: sin dall’esordio nel circus la velocità non è mai mancata, poi pian piano è arrivata anche la costanza. Quest’anno, però, non basterà soltanto ripetersi: “Nel 2025 sono riuscito a essere forte in entrambe le aree cruciali di un weekend, nella maggior parte dei casi. Dovrò cercare di fare lo stesso quest’anno, con monoposto molto diverse. So come adattarmi in modo efficiente. Ora devo solo identificare quali saranno i cambiamenti chiave che dovrò affrontare nel 2026. Mi sono già fatto un’idea a Barcellona, e diventerà più chiaro in Bahrain”.
L’obiettivo è chiarissimo: diventare il nuovo campione del mondo. Per farlo servirà battere in primis il compagno di squadra, con cui più volte la scorsa stagione si è arrivati vicinissimi allo scontro, come ammesso anche da Oscar: “In alcune occasioni ci siamo causati qualche grattacapo che non ci serviva”. In soccorso sono arrivate le tanto discusse Papaya Rules, regole stabilite da Zak Brown e Andrea Stella con un fine precisissimo: mai mettere a rischio il risultato del team.
Qualche intoppo, però, c’è stato: “È evidente che certe cose avrebbero potuto essere gestite meglio, ma il principio di base funziona”, racconta Piastri riportandoci indietro a Monza 2024. In quel caso, a essere penalizzato dalla squadra fu lui stesso, anche se ormai è tutto passato: “Non ho mai messo in dubbio la buona fede, le intenzioni. Non tutte le decisioni possono essere azzeccate. Non si può accontentare tutti. È parte della natura unica della Formula 1, uno sport di gruppo che ha anche un trofeo individuale. Stiamo lavorando per diventare ancora più forti. C’è stato molto rumore per nulla, tante ipotesi azzardate senza sapere come funzionano le cose internamente. Vogliamo correre come un team unito”. Sulla carta tutto funziona, ma in pista talvolta le cose vanno diversamente. E con quel “Non sono qui per fare il bravo ragazzo” la McLaren e gli avversari sono avvisati.