Il giocatore più forte del mondo è italiano. La terra rossa, superficie critica per Jannik Sinner, ora non è più un problema. L’altoatesino vince al Foro Italico contro Casper Ruud una partita perfetta, doppio 6-4, comincia con qualche tensione ma poi va libero fino in fondo. In tribuna ci sono le autorità: il presidente Sergio Mattarella e Adriano Panatta, per motivi diversi, le più attese. Al “signor Mattarella” ha regalato il discorso durante la premiazione, con Panatta qualche parola sottovoce. Con Adriano si è chiuso il passaggio di testimone lungo cinquant’anni. Sul Corriere della sera l’ex campione ha dedicato una riflessione a Sinner: “L’ho abbracciato e gli ho detto: ‘Voglio premiarti anche a Parigi’. Mi ha risposto: ‘Magari, Adriano, sarebbe la cosa più bella del mondo’”. E l’ultima parola è di Panatta: “‘Stai tranquillo’, ho aggiunto, ‘gioca come sai e vedrai che tutto andrà bene’”. Il Roland Garros è la prossima tappa. Il vero obiettivo di questa stagione. Per qualche ora però vale la pena godersi il successo al Foro: “Sono contento, vederlo vincere a Roma mi ha fatto felice, l’italiano che prende il mio posto nell’albo d'oro degli Internazionali è il Numero Uno, un motivo in più per affidare a lui il futuro del nostro tennis. E in buone mani. Le migliori”. Sì, le mani di Sinner sono le migliori. Qualcosa non è andato contro Daniil Medvedev, l’unico a mettere davvero in difficoltà Jannik e “a prenderlo di petto, in una giornata particolare, umida al punto da rendere tutto pesante. Terra, palline, gambe e pensieri. Il tennis porta con sé un groviglio di sensazioni, e a prevalere è quasi sempre l'ansia”. A condizioni normali, Sinner è più forte, ma “al dunque i conti li devi fare con che cosa ti senti dentro in quel momento. E può capitare, dopo cinque tornei giocati da protagonista, vinti l'uno sull’altro come non erano riusciti a fare nemmeno i grandi che hanno aperto dominando gli anni Duemila del nostro sport, che ‘dentro’ non ci sia più molto da estrarre”.
Il rischio vissuto con Medvedev e poi la ripresa, immediata, con il norvegese in finale “sono le sue riserve, ed è come se avesse costruito un bunker dentro di sé. Vi è riuscito studiando, imparando, con la felicità di chi ha voglia di migliorare sempre. E il suo segreto, e sembra facile da scoprire e da indicare a chiunque si interessi di tennis. Ma è complicatissimo dargli forma, perché cambia la prospettiva”. Il tennis, oggi, non è più quello “tutto campo, casa e serate con gli amici, ma tutto campo e studio. Solo campo e studio...”. Diverso da quello vissuto da Panatta, forse meno divertente e più performante, “posso dirmi un ammiratore di Jannik, e ripetere per l'ennesima volta che non avrei mai potuto essere come lui”, ma “entrambi, alla fine, siamo quello che abbiamo voluto essere. lo potevo permettermi cose che a Jannik non interessano neanche un po', ed è giusto così. Ma è nella differenza che si fonda l'ammirazione più vera, nella comprensione delle diversità”. La sintesi del concetto sta tutta qui: “Io ho divertito l’Italia che cresceva e s’interessava per la prima volta al nostro sport. Sinner quell'Italia la fa vincere. E accidenti se ci riesce bene...”. In chiusura poi parla delle doti umane dell’altoatesino “un bravo ragazzo che vince tantissimo. Lo vedi quando stringe la mano al presidente Mattarella, e non può fare a meno di mostrarsi imbarazzato”. Ora la “Coppa degli Internazionali è in buone mani. Davvero, non vedo l’ora di dargli anche quella di Parigi”.