Il Centrale del Foro Italico è pronto a incoronare il prossimo re di Roma. Jannik Sinner o Casper Ruud: da una parte il tennista più vincente nella storia dei Masters 1000, dall’altra un terraiolo d’eccellenza. Che Casper Ruud arrivi in finale avvantaggiato è un dato di fatto, e non tanto per le qualità di gioco di tutto rispetto dimostrate finora, ma piuttosto per un serbatoio di energie decisamente più fornito, e quello della pressione, quasi vuoto. Componenti che si incastrano alla perfezione di fronte a un Sinner più stanco e con l’Italia intera sulle spalle. Dalla sua l’altoatesino ha giusto la striscia di 33 vittorie consecutive nei 1000, una qualità di gioco costante ai limiti della perfezione. Del resto, però, aveva ragione Andrei Rublev a dire che all’imperterrito aumentare del numero di successi, cresce di pari passo anche la probabilità di scontrarsi con una sconfitta. Per la statistica, inevitabile e imprevedibile allo stesso tempo. Il norvegese arriva in finale dopo un percorso netto che lo ha visto cedere un solo set a Karen Khachanov e non lasciare mai sul tavolo più di 4 giochi a set. L’unico a impensierire Sinner è stato invece Daniil Medvedev, che si è aggiudicato il secondo set di una semifinale iniziata a senso unico per il numero 1, ma che si è poi tradotta in un incubo fisico superato con la solidità mentale che lo contraddistingue da sempre.
Il precedente nella città eterna vuole Ruud facilmente affrontabile: un 6-0, 6-1 impietoso targato 2025 che però non tiene conto del netto salto di qualità mostrato recentemente dall’attuale numero 25 del ranking. Nulla è scontato nel tennis, men che meno nel torneo di casa. È quando si è più vicini al cuore delle cose che determinati fattori iniziano a ingranare a tuo sfavore, quasi a ricordarti che ogni impatto, positivo o negativo, avrà una risonanza doppia. Come a sottolineare che una nuova pagina di storia o un incidente di percorso finiranno per pesare come macigni su tutto ciò che verrà dopo. Ma Jannik Sinner ha più volte dimostrato di essere superiore al rumore di fondo. Sotto lo sguardo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i giocatori fanno il loro ingresso in campo per l’epilogo di queste due settimane all’insegna del tricolore. È subito 2-0 Ruud, che vince il sorteggio e apre con servizio vincente e break. Segue poi l’equilibrio dettato dai turni di battuta, fino a break Sinner sul 5-4: punto di non ritorno per il norvegese, che vede sfuggire il primo set 6-4. Jannik Sinner entra così in modalità Dio. Casper Ruud non può più contare sulla tensione da ingresso in campo, l’italiano mette la freccia e non si guarda indietro: colpi naturali, pensati a cui l’ex numero 2 risponde con buone soluzioni, come il serve and volley. Buone ma non sufficienti. L’allungo arriva sul 3-1 in favore di Sinner, ma Ruud rimane in partita: i numeri dicono 4-3, con il re del ranking che continua a fare tesoro del break iniziale. È uno smash steccato dall’italiano quello che sul 4-3, 40-40 risveglia il Centrale dal torpore e lo fa disperare: un vantaggio – quello di Ruud – che dura però poco quando dall’altra parte arrivano due comodini. Il tabellone è chiaro: 5-4, ed è qui, sul servizio di Jannik Sinner, che si gioca per la storia. Inside out di rovescio (15-0), servizio vincente (30-0). Mamma Siglinde si copre il volto con la mano, dita alle tempie. Schiaffo al volo ed è 40-0. È gioco Sinner: un finale al rallentatore, un colpo sulla linea del corridoio, quasi si avesse paura a chiamarla fuori. Jannik Sinner vince a Roma e noi abbiamo finito le parole per descriverlo. Per questo useremo quelle del diretto interessato: “Sono passati 50 anni dall’ultima vittoria italiana, oggi non ho giocato un tennis perfetto, però gli ultimi due mesi sono stati incredibili. Sono molto contento, soprattutto in un momento così importante per il movimento italiano”. Se il tennis “non perfetto” ci è sfuggito, percepiamo invece, da questa dichiarazione a caldo, la vicinanza del numero 1 ai compagni italiani, non meno importanti in una Nazione che sì lo vede primeggiare, ma che non deve dimenticare chi, oltre la vetta del ranking, continua a crederci e a scrivere pagine importanti di questo sport. Un pensiero al tennis italiano anche da parte di Casper Ruud, che si complimenta con la Federazione per lo splendido lavoro.
Lode a Ruud per la classe di sempre, un ragazzo e un giocatore tra i più sportivi del circuito a cui il Centrale dedica un applauso infinito. Lode a Jannik Sinner che, con questa ennesima domenica da record, diventa il secondo giocatore al mondo ad aver vinto almeno una volta tutte e nove le prove Masters 1000. Prima di lui, Nole Djokovic, all’età di 31 anni contro i 24 di Jannik. Il secondo, dopo Nadal, a firmare la tripletta sulla terra battuta nella stessa stagione: Montecarlo, Madrid e Roma. La chiusura di un cerchio, tracciato al Foro Italico inizialmente da Adriano Panatta nel ’76, ci lascia commossi, davanti a una leggenda in divenire, di cui non faremmo mai a meno.