Due pole position di fila, come i più grandi. Kimi Antonelli batte George Russell e si prende il Circus con una prima posizione stratosferica, distruggendo il proprio compagno di squadra e staccandolo di ben tre decimi a Suzuka, l’università della F1. Un giro da paura, come tutto il weekend fin qui: dietro a Russell solo in FP1, poi in totale controllo migliorando sessione dopo sessione. Gli mette pressione, molta più di quanto l’inglese si sarebbe aspettato a inizio stagione quando, ogni qual volta gli veniva posta la domanda, non inseriva mai Kimi tra i principali avversari per la lotta al titolo.
La risposta è arrivata, forte e chiara. Kimi adesso non pensa più soltanto a pole e vittorie, ma butta l’occhio anche al mondiale, come dimostrato dall’esultanza super contenuta dopo un giro del genere. Alza il pugno al cielo, ringrazia la squadra e, un secondo dopo, già analizza cos’è andato bene e cosa no. Roba da piloti di un altro livello, ancor di più a 19 anni.
Una volta sceso dalla W17, poi, parla chiaro: “Sicuramente questa pole è stata più bella di quella in Cina”, spiega a Sky Sport F1 riflettendo su quanto fatto. Mi sono sentito bene in macchina anche se il primo run in Q1 non è stato un granché, c’era vento più intenso e la macchina era più difficile da guidare. Ho cercato di adattarmi il più possibile e alla fine siamo stati veloci. Il primo giro in Q3 era buono, nel secondo ho sbagliato ed è un peccato perché si poteva migliorare ancora”.
Poco importa perché, alla fine, davanti a tutti c’è la sua Mercedes. Fin qui è stato un fine settimana costruito giro dopo giro e non più mostrando la propria velocità solo a sprazzi, quasi casuali. Ed è proprio Antonelli a raccontarlo: “Cosa c’è dietro la pole? Aver iniziato bene in FP1, aver migliorato in tutte le sessioni senza fare errori. Quando fai tre sessioni pulite ti aiuta tanto, com’è successo in Cina. Questa è stata la chiave finora, ma c’è ancora da migliorare. Siamo sulla strada giusta”.
Un attimo dopo, ma sempre con la stessa lucidità, la concentrazione passa alla gara. Servirà partire bene, poi fare tutto il resto: “Domani avrò una consapevolezza diversa, soprattutto in partenza perché prima della Cina non ne avevo fatta una decente. Sarò un po’ più tranquillo, anche se avrò le farfalle nello stomaco. Sono nella miglior posizione possibile, cercherò di fare una partenza pulita, senza strafare, poi speriamo di essere primi in curva uno. Cercherò di avere un buon passo”.
Sarà un GP già cruciale perché, vista la cancellazione dei round di Jeddah e Bahrain, per tornare a correre a Miami toccherà aspettare un mese. E in tal senso, arrivarci da leader del mondiale potrebbe fare la differenza in una lotta che si prospetta tiratissima.
Alle spalle dei due Mercedes, poi, c’è la McLaren di Oscar Piastri. A Suzuka l’australiano e i papaya tornano protagonisti in attesa dei primi aggiornamenti alla MCL40, l’unica vettura ad essere praticamente la stessa che aveva debuttato allo shakedown di Barcellona. In Giappone è arrivato uno step in termini di gestione della Power Unit e, Oscar più di Lando (5°) - che però ha vissuto un fine settimana assai complicato, pieno di problemi tecnici -, ne ha approfittato per tornare in alto, lì dove lo scorso anno era un habitué.
Quarta, invece, la Ferrari di Charles Leclerc: il monegasco stava per realizzare un capolavoro nonostante una vettura che stavolta sembra non averne rispetto ai rivali, ma nel cercare il limite una correzione alla curva Spoon l’ha estromesso da una lotta che fino a quel momento sembrava inimmaginabile. Resta un mezzo miracolo, considerato anche che Hamilton è solo 6°, mai a suo agio con la vettura questo weekend.
Eppure, la Scuderia non è la sorpresa negativa del fine settimana. Per quello c’è Max Verstappen, escluso dal Q3 e costretto a scattare 11°, oltretutto battuto non solo dal compagno di squadra, Isack Hadjar, ma pure dal rookie di Racing Bulls Arvid Lindblad, che sul finale di Q2 lo spedisce tra gli eliminati. Un weekend iniziato male e andato, fin qui, anche peggio.