La F1 a Suzuka sta regalando spettacolo, ma non per le battaglie in pista. Tutto perché, anche in Giappone, le nuove monoposto si sono rese protagoniste di immagini agghiaccianti: basta guardare il video della Red Bull di Max Verstappen che, poco prima della leggendaria curva 130R - che un tempo misurava il coraggio dei piloti nella sfida a chi prima la percorreva in pieno - si pianta e inizia a perdere velocità molti metri prima di arrivare alla staccata dell’ultima chicane. Una volta “esaurita” la potenza elettrica della power unit, infatti, la velocità massima crolla da 324 a 268 km/h, senza che venga nemmeno sfiorato il freno.
Il titolo è provocatorio, ma nemmeno poi così tanto. Con queste vetture è semplicemente impossibile affrontare un curvone veloce mantenendo il motore in tiro, soprattutto se poco prima c’è un lungo rettilineo, nonostante non venga alzato il piede dall’acceleratore.
Ora, è vero che lo stesso onboard ma di una Mercedes sarebbe stato meno drammatico per via di una gestione migliore del super clipping, ma come si fa a sostenere che tutto questo sia in linea con la natura della F1?
Poco importa se con queste vetture in gara si contano 300 battaglie anziché 50 se poi tutto il resto viene meno. Anche perché, andando oltre la sola 130R percorsa come se ci fosse il freno a mano tirato - che per alcuni rappresenta un’eresia - a essere quasi del tutto annullata è anche la possibilità di staccare forte qualche centinaio di metri più tardi visto che ci si arriva con 60 km/h in meno e una vettura già in fase di decelerazione.
Viene meno quella capacità di fare la differenza che ha sempre rappresentato l’essenza della F1, nonostante negli anni il peso della macchina sia diventato man mano più centrale. Dall’alto questa nuova era la raccontano come uno spettacolo attraente, mozzafiato, ma poi censurano i commenti sotto i post di Instagram e X perché gli utenti descrivono una realtà ben diversa.
La verità è che vedere un’immagine del genere è inaccettabile. E lo è ancora di più sapere che in qualifica andrà allo stesso modo, quando da sempre quello era il momento dei piloti, della ricerca del limite, delle staccate tirate sempre un po’ più in là. Stavolta ci arriveremo con i motori che smettono di cantare a metà rettilineo e i piloti impossibilitati a fare altro, passeggeri di una batteria che si scarica un metro dopo l’altro.
Uno spettacolo, sì. Ma all’opposto di come lo racconta la F1.
È una stagione dove tutto sembra andare alla rovescia e, dopo aver guardato quei ventotto secondi di video, è difficile pensare che Verstappen avesse torto quando parlava di vetture “Anti-Racing”.
Per adesso, tutto si riduce alla gestione di una batteria, il che non è ammissibile in F1. Per quello, infatti, ci sono altri campionati: nel circus storicamente si è gestito, sì, ma si è anche spinto al limite. E questo, almeno per adesso, non è più ciò che la pista è in grado di offrire.