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27 marzo 2026

Ma come sono messi Dimarco&co che esultano per il passaggio della Bosnia? E i bosniaci ora sono incaz*ati neri: “Ecco l’arroganza dell’Italia. Ne terremo conto”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

27 marzo 2026

Un video rubato mostra gli Azzurri esultare per il passaggio della Bosnia. Risparmiamogli la morale buonista, piuttosto il tema è il provincialismo di una Nazionale che ha smesso di sentirsi una grande

Foto di: ANSA

Ma come sono messi Dimarco&co che esultano per il passaggio della Bosnia? E i bosniaci ora sono incaz*ati neri: “Ecco l’arroganza dell’Italia. Ne terremo conto”

Lo spogliatoio è sacro. In qualsiasi sport, in qualsiasi momento. Lì si alimentano sogni, speranze, suggestioni. Si fanno calcoli, anche sugli avversari. È normale ed ipocrita non pensare che sia così. Come è ipocrita non dire che la vittoria della Bosnia sul Galles è un risultato che sorride maggiormente all'Italia. Noi lo avevamo anticipato ieri parlando con Luigi Garlando: “Preferirei la Bosnia. Anche come stadio banalmente, Cardiff è una tana calda e noi siamo una squadra traumatizzata”. Giocare a Cardiff non è semplice, non che Zenica sia da meno, ma parliamo di quasi 50mila posti a sedere di differenza. I gallesi poi militano quasi tutti in Premier League, il campionato più difficile e intenso del mondo. Mentre, seppur il movimento sia in crescita, la stella della Bosnia rimane il quarantenne Edin Dzeko.

Quindi risparmiamo la morale buonista a Dimarco&co, beccati dalle telecamere in uno stanzino nella pancia del Gewiss Stadium ad esultare per il passaggio degli slavi. Hanno esultato? Beh, i bosniaci probabilmente avrebbero fatto lo stesso se fosse passata l'Irlanda del Nord. E non è una questione di rispetto dell'avversario, quello si dimostra in campo e negli allenamenti. È semplicemente una questione di gruppo, di spogliatoio, di dinamiche che esistono da sempre e che nessuna retorica riuscirà mai a cancellare. Risparmiamogli la superstizione tutta italiana e la menata buonista dell'avversario che va rispettato a tutti costi. Quella morale guardioliana che in ogni conferenza stampa prepartita si sperica in elogi verso chicchessia l'avversario.

Look at this disrespect and arrogance by Italy. They were already celebrating after we won penalties. We will take this to account in Zenica!pic.twitter.com/P8DCNvpb39

— Bosnian Football (@BosniaNTBall) March 27, 2026

Ma il tema è un altro piuttosto. Esultare per un avversario (sulla carta) più abbordabile è umano. Fa parte del gioco, della competizione, della gestione delle energie e anche delle paure. Il problema è quale avversario. Davvero l'Italia dovrebbe avere paura di affrontare il Galles? Ed è qui che si insinua qualcosa di più profondo. Non arroganza, ma il suo opposto: una forma di provincialismo. L'Italia, quella di Riva, Baggio, Totti, Maldini. Quella dei quattro Mondiali e delle due finali perse. È l'ansia da prestazione di una squadra senza leader che ci mette poco a perdere le sue scarse certezze. È questo che oggi sembra mancare: quell'heritage, il blasone, quel senso di peso e di storia che non ti rende imbattibile, ma ti impedisce di sentirti inferiore. È quello che Gattuso, Buffon, Bonucci dovrebbero trasmettere ai nostri. A una generazione paralizzata da due catastrofi Mondiali consecutive.

Intanto il video ha fatto il giro dei social, accendendo le miccia dei tifosi bosniaci. “Ne terremo conto a Zenica”, “Non sapete cosa vuol dire giocare qui”. Parole che preparano un clima incandescente, come è giusto che sia. E i nostri dovranno essere pronti ad affrontarlo, con il giusto rispetto ma senza deferenza. Perché a Zenica non serviranno i calcoli, ma la faccia di chi ha finalmente smesso di aver paura del proprio passato.

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