Sì, è facile dire che andrà tutto male solo per il gusto di farlo. Ma nella settimana del destino per l’Italia di Gennaro Gattuso c’è stato qualcosa che non fa ben sperare. Non è malocchio, basta guardare l’ultima giornata di Serie A. Soprattutto gli interisti. Federico Dimarco è il miglior giocatore di questo campionato, il miglior “quinto” del mondo, nel miglior momento della sua carriera, eppure nelle ultime tre partite il suo rendimento è calato. Niente di drammatico, un calo fisiologico che risulta ancora più evidente data l’eccellenza che ha messo in campo finora. Però questa flessione arriva nel momento decisivo per il futuro sportivo degli azzurri. Era una delle certezze. Partirà titolare, come Alessandro Bastoni e Nicolò Barella, nonostante tutto. Giustamente. È il primo allarme. Gli altri due nerazzurri lo seguono: Bastoni non sta benissimo fisicamente, fischiato da tutti, è il villain di questa Serie A; Barella ormai è l’ombra di un giocatore che fu, contro la Fiorentina il suo errore ha dato il via all’azione del pareggio viola. Due campioni al buio. Qualcosa di buono, sempre a Firenze, si è visto per il reparto offensivo: sia Moise Kean che Francesco Pio Esposito erano i più elettrici in campo. L’attaccante della Fiorentina è nervoso ma è tutta salute, Pio ha segnato di un gol in una partita pesante. Di nuovo. Se Kean ha fatto della discontinuità un tema ricorrente, il giovane nerazzurro alla sua stagione d’esordio tra i big si è costruito proprio grazie alla costanza un ruolo importante. La storia con la Nazionale è al primo capitolo da dentro o fuori.
Una buona e un’ottima notizia, quindi, vengono dal reparto più maltrattato dai media. Brutti segnali, invece, riguardano gli esterni e il centrocampo. Federico Chiesa, “l’uomo in più”, torna a casa per incertezze fisiche. Il sostituto è Nicolò Cambiaghi del Bologna. Non Domenico Berardi, non Federico Bernardeschi e nemmeno Niccolò Zaniolo. I tre nomi circolati (e sperati) da molti. Le armi estreme, quelle da imbracciare per seminare un po’ di caos in extremis. Altro fantasma lì in mezzo: Davide Frattesi. Da presenza necessaria nell’area avversaria a oggetto indecifrabile. Con ogni probabilità andrà via da Milano per cercare il suo posto nel mondo (e in un uno scacchiere tattico). Sandro Tonali, riferimento agonistico di Gattuso, non è al 100%. Difesa: di Bastoni abbiamo detto, ma pure il gemello Riccardo Calafiori dopo un inizio dii stagione da protagonista si è un po’ defilato causa infortuni. Alessandro Buongiorno invece aveva l’aria del pilastro su cui costruire un sistema difensivo, la sua involuzione è preoccupante. Il fenomeno vero, lo sappiamo, gioca in porta ed è il capitano: Gigio Donnarumma spera di non essere il migliore in campo.
Ha vinto il “no”. Il popolo italiano ha deciso di conservare la Costituzione così com’è. Una batosta per la presidente Giorgia Meloni e il governo. Il referendum sulla giustizia ha spaccato il Paese in due parti non uguali. Gattuso in questi giorni ha il compito (meno importante, certo, ma forse più complicato) di convincere tifosi e giocatori che il Mondiale è possibile. Anche per questo, ha spiegato il ct in conferenza stampa, la New Balance Arena è meglio di San Siro, dove le divisioni tra milanisti e interisti sono troppo nette, specie a campionato riaperto. “Ai ragazzi voglio dare serenità. Non posso pensare di stordirli fino a giovedì con messaggi continui e dieci sedute video al giorno. Bisogna approcciarsi alla partita sapendo quello che bisogna fare. Inoltre i miei giocatori non sono degli scappati di casa. C'è gente che ha vinto trofei, scudetti, è arrivata in finale di Champions e ha vinto un Europeo”. Così Ringhio a poche ore dalla prima (speriamo) delle due partite che sanciranno il verdetto: Italia al Mondiale oppure sul divano.