Da quando Kimi Antonelli ha iniziato a vincere in F1, ad accompagnarlo c’è sempre stato solo un paragone, quello con Ayrton Senna. Il suo idolo, il motivo per cui sulla sua Mercedes W17 c’è stampato il numero dodici. Antonelli del brasiliano ne parla spesso, dando l’idea di essere veramente attaccato a ciò che il tre volte campione del mondo abbia rappresentato per la F1, e non solo.
È colui a cui si ispira, un pilota e una personalità imparata a conoscere attraverso le vecchie videocassette di casa, già da bambino. Ma per qualcuno c’è di più: numeri, destino e addirittura una somiglianza d’aspetto ad accomunarli. Una follia, che lo stesso Antonelli ha cercato di fermare nel corso del fine settimana di Barcellona: “Non mi piace molto il paragone perché non credo di dover essere paragonato a qualcuno che ha fatto la storia di questo sport, mentre io non ho fatto nemmeno una minima parte di quello che lui è riuscito a realizzare”, ha raccontato durante il Media Day dello scorso appuntamento, utilizzando parole chiarissime.
“Non mi sembra molto giusto. Sì, è il mio idolo, è una persona che mi ispira, ma non mi sembra giusto essere paragonato a lui, soprattutto in questa fase della mia carriera. È solo l’inizio e c’è ancora tanto da raggiungere, tanto da fare e tanto da migliorare. Sento di essere ancora molto lontano dal suo livello, quindi questa è la mia risposta”.
Non ha usato mezzi termini, mentre i social impazzivano specie dopo il dominio di Montecarlo, che gli era valsa la quinta vittoria di seguito in sei gare. Roba da matti tra immagini, combinazioni di numeri, date e persino confronti tra le esultanze dei due sul podio. Che poi, se proprio volete saperlo, non c’entra niente il destino con la doccia di champagne che Antonelli fa spesso quando festeggia i propri risultati, tradizione inaugurata in Canada la passata stagione: è un omaggio voluto, proprio perché cresciuto con la figura di Ayrton come ispirazione.
Per il resto, nulla di più. Ayrton Senna rimarrà per sempre Ayrton Senna e la stessa cosa vale e varrà per Kimi Antonelli. Anche perché, come ha sottolineato l’italiano, uno ha vinto tre mondiali e per una ventina d’anni ha scritto e riscritto la storia dello sport mondiale, l’altro soltanto cinque gare nonostante anche questa sia stata un’impresa che rimarrà impressa nella collettività per parecchio tempo.
Forse, in questo caso, ad essere corrette sono le parole di Toto Wolff quando chiede calma e serenità intorno al suo pilota. Perché va bene elogiare uno che sin qui ha stupito tutti quanti, compresa la sua squadra, ma poi c’è un limite che non va oltrepassato. Il trend del nuovo Senna va spento, nulla di più.
Davanti a noi c’è solo Kimi Antonelli, un ragazzo di diciannove anni che una gara alla volta continua a sognare ad occhi aperti. E questa è l’unica cosa che conta davvero: i paragoni, invece, non hanno senso di esistere.