Che Valentino Rossi in F1 facesse il tifo per Kimi Antonelli, non lo si scopre oggi. Ma che addirittura il Dottore fosse orgoglioso dell’italiano, in piena lotta per il titolo dopo soltanto una stagione completa del Circus, è tutta un’altra storia. Tra i due c’è un legame sviluppatosi nel tempo, quando ancora Antonelli era soltanto un giovane kartista di cui si iniziava a parlare tra un paddock e l’altro.
Oggi, a parlarne è proprio il #46, in un’ista rilasciata ai colleghi di Motorsport.com. Del rapporto con Antonelli ricorda i primi giorni insieme, poi ne elogia il presente, fatto di vittorie e prestazioni che hanno lasciato mezzo mondo a bocca aperta: “Sono davvero orgoglioso di Kimi e contento di quello che sta facendo”, ha affermato Valentino con un gran sorriso stampato in viso.
“Siamo amici da quando si sentiva il suo nome nelle piste di kart. Andavamo a girare a Migliaro, vicino a Ravenna, e il padrone della pista diceva sempre: ‘C'è questo ragazzino che si chiama Kimi’, che è un nome che ti ricordi! Andavamo a girare e lui aveva il record della pista, così ho detto che volevo conoscerlo. Ci siamo incontrati lì. Vederlo arrivare in F1 e vincere così è stupendo. Siamo super tifosi, sia io che i ragazzi dell'Academy. Ed è bellissimo per l'Italia avere finalmente un pilota italiano che vince in F1; forse non ne abbiamo mai avuto uno così forte, o bisogna tornare agli anni ’60-’70”.
Ma non ci sono solo complimenti perché, un attimo dopo, su un ipotetico dream team Rossi-Antonelli in GT svela: “Fare qualcosa insieme mi piacerebbe moltissimo, solo che lui è Mercedes e io sono BMW, è un problema. A volte gli dico: ‘Dai, vieni a fare una 24 Ore!’, ma Toto Wolff gli ha detto che prima deve vincere almeno quattro mondiali. Dovrò aspettare ancora un po’, ma mi piacerebbe molto”.
Sarebbe un sogno, per l’Italia intera, ma per adesso tocca concentrarsi sul presente, il GT World Challenge, serie che ha scelto sia all’inizio della sua carriera a quattro ruote che per questo 2026: “Ho iniziato qui perché era il campionato che mi sembrava più interessante e avevo ragione: è una bellissima categoria e il livello è altissimo. Corro con i professionisti, sono in macchina con loro e contro di loro. Il mio obiettivo è diventare un pilota veloce della GT3. Mi sarebbe piaciuto andare in Hypercar, però mi trovo bene anche qui. Inoltre nel GT World Challenge ci sono 10 gare, più l'Intercontinental organizzato dall'SRO che mi piace molto e mi diverte, perché si corre a Bathurst e a Suzuka, dove voglio andare a settembre. Si fa anche Indianapolis, che l'anno scorso abbiamo vinto con Van der Linde”.
Tra i temi citati c’è quello dell’Hypercar, che il Dottore ha provato circa un anno e mezzo fa in Bahrain grazie a BMW, oltretutto andando forte. Poi però non se n’è fatto più niente e, nel corso dell’intervista, ha chiarito il perché. E spoiler, c’è tutt’altro rispetto alla grossa delusione che in tanti avevano ipotizzato: “Mi è piaciuta moltissimo. È una macchina nettamente superiore sotto tutti i punti di vista, più da corsa, e le gomme sono molto più performanti; dà proprio gusto usarla.Abbiamo cercato di correrci e abbiamo avuto contatti con altre case. C'era qualche possibilità, ma avrei dovuto prepararmi correndo con la LMP2 nella European Le Mans Series. Alla fine ho deciso che mi piace stare con la BMW e con il team WRT di Vincent Vosse: è la mia famiglia delle macchine ed è stato lui il primo a credere in me come pilota automobilistico. Quindi ho scelto di rimanere con la GT. Per correre con l'Hypercar non ci vorrebbero cose particolari, bisognerebbe solo fare qualche test. Mi sono trovato subito bene con la macchina e forse sarei potuto essere competitivo”.
Una famiglia, quella di BMW e WRT, di cui continuerà ad essere parte per almeno un altro paio di stagioni: “Avevamo un contratto triennale che è scaduto l'anno scorso, al terzo anno. Adesso abbiamo rinnovato con un accordo formula 2+1”.
Guardando al presente, però, un’altra casella ancora da spuntare c’è ed è la 24 Ore del Nurburgring: “Mi piacerebbe molto farla, soprattutto dopo che ci ha corso anche Verstappen l’hype è salito. È un'idea che ho fin dall'inizio, ho solo perso un po' di tempo perché bisogna prendere una licenza speciale. È un evento impegnativo che richiede due gare di preparazione, ma mi piacerebbe farlo”.
Preparazione lunga perché bisognerebbe completare almeno due gare sul Nordschleife prima della 24 Ore, tra cui una con vetture GT4, un gradino sotto quelle che attualmente guida. “Non mi entusiasma, però bisogna farlo. L'ha fatto anche Verstappen e alla fine il Nürburgring ha migliorato il formato: probabilmente in un weekend riesci a fare tutto, se va bene”. Comunque, un lato positivo del correre con quelle macchine ci sarebbe: “Tutti mi dicono che è utile fare una gara con la GT4 prima, perché il Nürburgring è una pista molto particolare. La conosco bene dal simulatore, ci ho fatto migliaia di giri, ma dal vero ne ho fatti solo tre con una macchina stradale”.
Il discorso, poi, si sposta su un’altra grande classica, la 24 Ore di Le Mans. Rossi ci ha corso per due anni di seguito, nel 2025 e nel 2024, finendo sempre col dover fare i conti con più di qualche sfiga. Quella della Sarthe, però, è una gara a sé, vecchio stampo come la definisce lui. Un qualcosa che la rende complicatissima da gestire: “Sinceramente per me è troppo. Stare dieci giorni a Le Mans a giugno richiede una passione enorme e poi nello stesso mese c'è anche Spa”, spiega.
“Le gare di 24 ore sono dure, quindi farne solo una all'anno va bene. Le Mans ha questa caratteristica di essere un evento vecchio stile: devi arrivare il giovedì o il venerdì della settimana prima, c'è il pesage in centro, la parade il venerdì... ci sono molti impegni oltre al guidare. Io sono cresciuto con la MotoGP e sono abituato al ritmo venerdì-sabato-domenica. A Le Mans arrivi al sabato che la gara deve ancora iniziare e sei già stanco, ti prosciuga l'energia. Probabilmente bisogna essere più giovani”. Una riflessione non banale, anche perché spesso di Le Mans si evidenzia solo la magia e la bellezza, con tutto il resto che passa inosservato.
Magari ci ritornerà, magari no. Di sicuro, però, a sentirlo parlare l’unica certezza è che con le macchine potrebbe correrci ancora per un bel po’: “Finché mi diverto e sto bene, vado avanti. Mi piace moltissimo fare il pilota, dovermi allenare e ogni tanto andare via da casa per una gara; quel gusto lì ce l'ho sempre. Vedo che alla mia età è dura, però riesco a migliorare, a essere sempre un po' più veloce e più vicino ai professionisti. Finché sono competitivo, perché no?”.