Dietro l’Hamilton che si è visto negli ultimi gran premi c’è una storia tanto semplice quanto toccante. Perché quel pilota che, tanto in pista quanto nel paddock, oggi sembra tornato quello di un tempo, aggressivo e rilassato, solo un anno fa si dava dell’inadatto alla Ferrari, mettendo in dubbio sé stesso più di quanto non avesse mai fatto.
Era il GP di Ungheria, per l’ennesima volta il sette volte campione del Mondo era finito alle spalle di Charles Leclerc e, arrivato ai giornalisti nel post qualifiche, a testa bassa affermava: “Per far andare forte questa macchina forse la squadra dovrebbe cambiare pilota”. Un Hamilton così non lo si era mai visto, in difficoltà in pista e schivo ogni qual volta usciva dal suo spazio nel box.
Poi è arrivato il GP d’Italia, a Monza. Come ogni anno la Scuderia organizza eventi speciali a Milano, dove i tifosi attendono ore e ore solo per vedere i due piloti. Tra le migliaia di persone ce n’è una in particolare che, quando vede Hamilton arrivare, in una piazza gremita di persone, urla: “Lewis, ricordati chi sei. Ce la farai, è tutto nelle tue mani”.
Poche parole, ma dal significato profondissimo, tanto da provocare una reazione forte in Hamilton che, allora, per ringraziare si era portato la mano al cuore: “I miei tifosi mi hanno davvero salvato in un momento molto difficile lo scorso anno. Mi gridavano: ‘Non dimenticare chi sei’, e questo mi ha davvero colpito”, ha poi raccontato domenica pomeriggio a Sky Sports, mentre tutti intorno lo celebravano.
“Penso che sia facile essere negativi con le persone e credo sia ancora peggio quando ad esserlo è un pilota che sa quanto sia difficile questo lavoro. E che magari non ha nemmeno avuto il mio stesso successo e comunque parla in modo negativo”, aggiunge. È una riflessione che più volte ha ripetuto nelle ultime settimane, le stesse che sembrano averlo portato indietro nel tempo. Fuori dalla pista è sorridente, dentro un cannibale quando attacca.
Ha più fiducia e lo si nota immediatamente: prima da come parla e persino da come cammina nel paddock, poi, ovviamente, anche da come guida. Dietro la rinascita sportiva c’è tanto di suo, che in fondo non ha mai mollato nemmeno quando tutto sembrava andare storto, ma non solo.
“Il team è stato straordinario e ha smosso le montagne”, continua a spiegare Sir Lewis dopo la gara, rivelando come rispetto alla stagione scorsa sia stato rivisto tutto il gruppo di lavoro intorno a lui, non soltanto cambiandogli l’ingegnere di pista - Carlo Santi al posto di Riccardo Adami.
“Ci sono ancora molte cose che voglio modificare. Ho cambiato il mio intero team di gara a livello di ingegneri e ho contribuito a portare questa macchina nella giusta direzione in termini di sviluppo. C’è ancora molto lavoro da fare, ma sognavo tutto questo quando ero bambino e guardavo la Ferrari vincere dal divano mangiando un panino al bacon”.
Parla convinto, senza nascondersi. E ora, alla luce di una Ferrari che sembra aver fatto un salto in avanti notevole dopo gli aggiornamenti portati a Barcellona, tutti si chiedono se questo Hamilton possa tornare a giocarsi un mondiale. La risposta? La dà direttamente lui: “Penso sia solo l’inizio, anche se la Mercedes ha un pacchetto straordinario ed è davvero forte. Ci vorrà il massimo impegno da parte di tutti noi per superare il deficit e arrivare a stargli davanti in modo costante. Nulla è impossibile, un passo alla volta”.